Dal 6 ottobre il gasolio non avrà più lo sconto fisso valido fino a oggi. La riduzione delle imposte potrà dipendere dal meccanismo delle accise mobili, che utilizza l’extragettito Iva generato dai rincari energetici.
Accise gasolio, come funzionano le accise mobili
Il sistema nasce per evitare che lo Stato incassi maggiori entrate fiscali senza intervenire quando il prezzo del petrolio aumenta rapidamente. Quando benzina e gasolio diventano più cari cresce infatti anche il gettito dell’Iva, perché l’imposta viene calcolata sul prezzo finale.
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La normativa italiana consente di utilizzare queste maggiori entrate per finanziare una riduzione temporanea dell’accisa sui carburanti. Il meccanismo è collegato alla variazione del prezzo internazionale del petrolio espresso in euro e alle entrate Iva aggiuntive prodotte dai rincari. Non funziona però come uno sconto automatico al raggiungimento di una determinata quotazione del Brent.
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Servono le condizioni previste dalla normativa e gli interventi necessari per rideterminare le aliquote. L’entità del beneficio dipende quindi dalle risorse effettivamente disponibili.
Accise gasolio, cosa cambia rispetto allo sconto di oggi
La differenza riguarda soprattutto la prevedibilità. Il decreto legge 162 del 17 settembre aveva stabilito con precisione l’accisa sul gasolio. Dal 18 al 25 settembre era stata fissata a 572,90 euro per mille litri. Dal 26 settembre al 5 ottobre è salita a 622,90 euro per mille litri. Nell’ultima fase lo sconto fiscale vale circa 5 centesimi al litro, che diventano 6,1 centesimi considerando l’Iva.
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Dal 6 ottobre non c’è invece la certezza di una riduzione dello stesso importo. Se le accise mobili non compensassero subito la fine del taglio, il diesel potrebbe teoricamente rincarare di circa 3,05 euro su un pieno da 50 litri.
Accise gasolio, perché il prezzo alla pompa può variare di poco
L’accisa è soltanto una delle componenti del prezzo. Negli ultimi giorni i distributori hanno ridotto sensibilmente i listini. Secondo il Codacons, il gasolio è sceso di 13,3 centesimi al litro sulla rete ordinaria in una settimana. Le compagnie hanno adottato anche proprie politiche di prezzo, con sconti e tetti temporanei.
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Un aumento dell’accisa può quindi essere assorbito in parte da una riduzione della componente industriale oppure dagli interventi commerciali dei marchi petroliferi.
Al contrario, una nuova salita delle quotazioni internazionali del diesel potrebbe sommare il proprio effetto alla fine dello sconto fiscale. Per sapere quanto cambierà concretamente un pieno serviranno quindi i prezzi pubblicati dai distributori dal 6 ottobre e gli eventuali provvedimenti sulle accise mobili.


