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Economia
Acri, Guzzetti lancia Profumo. Il nuovo uomo più potente d'Italia

di Luca Spoldi
e Andrea Deugeni

Sarà Francesco Profumo, attuale presidente di Compagnia di Sanpaolo, il successore di Giuseppe Guzzetti ai vertici dell’Acri, l'associazione che raggruppa le fondazioni italiane di origine bancaria, motore dell'economia sociale tricolore, azionista delle prime due banche italiane, Intesa e UniCredit e che indica la presidenza della potente Cassa depositi e prestiti.

É stato lo stesso presidente della Fondazione Cariplo, ed ex politico democristiano, Guzzetti, a confermarlo dopo che indicazioni in tal senso erano già arrivate dal presidente della potente Fondazione Cariverona, Alessandro Mazzucco. E dopo che da mesi quello del numero uno dell'ente torinese veniva dato in pole position

guGiuseppe Guzzetti
 

“Profumo sarà presidente dell’Acri”, ha tagliato corto l’attuale numero uno dell’organizzazione. Profumo, savonese classe 1953, omonimo ma non parente del genovese Alessandro, attuale amministratore delegato di Leonardo, è un ingegnere elettrotecnico con un ricco corsus honorum in ambito accademico e politico, oltre che aziendale, costruito oltre che sulla propria competenza grazie a indubbie capacità “diplomatiche”.

Dopo un inizio di carriera all’Ansaldo di Genova alla fine degli anni Settanta, nel decennio successivo il manager si trasferisce a Torino e diventa ricercatore universitario. Nel 1995 Profumo è nominato professore ordinario nel settore convertitori, macchine ed azionamenti elettrici del Politecnico di Torino, diventando prima preside della facoltà di Ingegneria, dal 2003 al 2005, poi rettore dello stesso Politecnico, dal 2005 al 2012.

Attento a non schierarsi mai politicamente (tanto da rifiutare una candidatura a sindaco di Torino propostagli nel 2011 dal Centrosinistra), negli anni successivi Profumo entra nei Cda di aziende come Reply, Fidia, Unicredit Private Banking e Inwit (gruppo Telecom Italia), venendo poi nominato presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), nell’agosto 2011, dall’allora ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del governo Berlusconi V, Mariastella Gelmini.

Nel novembre dello stesso anno sostituisce proprio la Gelmini entrando a far parte del governo tecnico di Mario Monti dal novembre 2011 (e fino all’aprile 2013), rassegnando, dal gennaio 2012, le dimissioni dal Cnr e poche settimane dopo, nel marzo 2012, cessando anche dalla carica di rettore del Politecnico di Torino. In grado di farsi apprezzare tanto dal Centrosinistra quanto dal Centrodestra, Profumo dopo l’esperienza con Monti chiude con la politica “attiva” ma resta un nome apprezzato al “palazzo” venendo nominato prima alla presidenza di Iren, la multiutility nata dalla fusione tra Iride (in cui erano già confluite Aem Torino e Amga Genova) ed Enia (a sua volta nata dalla concentrazione delle utility di Reggio Emilia, Parma e Piacenza), poi a quella di Compagnia Sanpaolo.

In entrambe le occasioni (ma non senza qualche frizione nel secondo caso, essendosi trattato di una nomina in scadenza di mandato) il “kingmaker” di Profumo era stato l’ex sindaco di Torino per il Centrosinistra, Piero Fassino. Anche per questa vicinanza, forse, il nuovo sindaco pentastellato del capoluogo piemontese, Chiara Appendino, poco dopo essere entrata in carica nel giugno 2016 ne chiese le dimissioni: “Il presidente saprà cogliere le esigenze della nuova amministrazione e trarne le conseguenze”, annunciò infatti.

Le dimissioni non sono mai arrivate e anzi che già dopo pochi mesi l’aria fosse cambiata lo fece capire sia l’apprezzamento mostrato dalla Appendino per il piano strategico 2017- 2020 della Compagnia, col quale Profumo prevedeva di effettuare 600 milioni di investimenti, sia Alessandro Di Battista che così rispondeva ai giornalisti: “La Appendino dialoga con i banchieri come Profumo? E cosa c’è di strano? Chi ha incarichi sul territorio dialoga con il territorio”.

La prova che Profumo era ormai una figura di spicco della “Torino che conta”, in grado di gestire relazioni con tutti i rappresentanti di grandi d’interessi, si è avuta lo scorso anno con l’ingresso nel Cda della Fondazione Agnelli, centro di eccellenza per quanto riguarda la ricerca sui temi della scuola e dell’educazione ma anche salotto buono in cui siedono nomi come Gianluigi Gabetti, Valeria Fedeli e Salvatore Rossi. Ora, salvo colpi di scena clamorosi, le sue capacità diplomatiche verranno consacrate dalla presidenza Acri: difficile pensare che qualcuno, in ambito politico o economico, vorrà alzare il sopracciglio.

 

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