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Economia
"Solo un marziano capirebbe i sindacati". Alitalia, nuovo allarme di Lupi

"Non esiste un piano B per l'Alitalia, esiste solo un grande piano A. Questa è la strada che abbiamo davanti, o la crescita o 15mila persone che vanno a casa. E' tutto il sistema Paese che deve capire l'opportunità che abbiamo davanti". Così il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, al suo arrivo all'assemblea nazionale del Nuovo Centro Destra, a Roma, è tornato sulla spaccatura tra i sindacati sull'esito del referendum sul contratto integrativo aziendale tra i lavoratori di Alitalia. "Solo un marziano - ha aggiunto - capirebbe le divisioni che si stanno verificando nel sindacato", ha spiegato il ministro che ha seguito da vicino tutta la partita per arrivare a definire il piano di esuberi, la riduzione del costo del lavoro attraverso alcuni prelievi dalle buste paga dei dipendenti e la trattativa con Etihad, che dovrebbe rilevare il 49% della compagnia tricolore.

La situazione intorno alla compagnia aerea si è fatta di nuovo incandescente ieri. Il referendum tra i dipendenti per esprimere l'opinione sui tagli firmati da Cgil, Cisl e Ugl non ha raggiunto il quorum. Subito la Uil ha chiesto l'annullamento dell'accordo, ma per l'azienda e le altre sigle il mancato superamento della soglia di votanti annulla la consultazione, ma fa salva l'intesa. Intanto i soci hanno approvato un aumento di capitale da 250 milioni, dopo aver chiuso il bilancio 2013 con un rosso verso 570 milioni.

Tornando a Lupi, il ministro ha anche speso di nuovo rassicurazioni sulle indiscrezioni di un "ultimatum" da parte della compagnia emiratina, che secondo alcuni avrebbe dato tempo fino a lunedì prossimo per chiudere il quadro con i sindacati, sotto la minaccia di abbandonare il tavolo di trattativa. Ma per Lupi le cose non stanno così: "Non c'è nessun ultimatum da parte di Etihad, anzi il governo procede con forza e farà la sua parte, la settimana prossima di deve chiudere".

"Non sono assolutamente preoccupato - ha ancora osservato Lupi -. Mi sembra che sia arrivato il tempo della responsabilità: o la crescita o il baratro. Il tempo è scaduto, e noi abbiamo lavorato con responsabilità". Per il ministro delle Infrastrutture non c'è "il rischio di un ritiro da parte di Etihad", cosa che potrebbe accadere "solo se le condizioni non venissero rispettate". Ma "solo chi non capisce la grande opportunità per la compagnia e per tutto il Paese" potrebbe far sfumare il matrimonio. "O Alitalia diventerà la più grande compagnia, ritornando la prima nel mondo, oppure ci saranno 15 mila lavoratori che andranno a casa - ha rilevato ancora il ministro -. E' una sfida talmente importante per il sistema Paese che la si deve cogliere al volo".

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