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Economia
Il crollo del petrolio aiuterà la ripresa. Benefici per la liquidità delle aziende

Lo choc dei corsi petroliferi che ha segnato la seconda parte del 2014, al punto che il loro crollo - superiore al 50% dai picchi di giugno - e' destinato ad avere nel 2015 un impatto positivo sull'economia globale. E' quanto emerge dal sondaggio di dicembre che Assiom Forex ha effettuato, in collaborazione con 'Il Sole 24 Ore Radiocor', tra i propri soci. Un'ampia maggioranza, il 79%, crede infatti che un petrolio piu' a buon mercato aiutera' la ripresa. Il 51% di loro infatti da' un giudizio 'buono/leggero' dell'impatto che potrebbe avere sulla crescita la recente dinamica dei prezzi del greggio. Una percentuale che va ad aggiungersi al 24% di quelli che giudicano queste ricadute 'forti' e al 4% che le valuta anche 'molto forti'. I piu' titubanti sono compresi tra chi stima questi effetti 'scarsi' (19%) e 'neutri' (2%). Man- (RADIOCOR) 02-01-15 13:00:46 (0191) 5 NNNN  Anche se alcuni analisti ritengono che il mercato petrolifero tendera' a consolidarsi nella prima parte del 2015, per poi rivedere un recupero dei corsi nella seconda parte dell'anno, gli effetti del tracollo si faranno sentire ancora per diversi mesi. Le loro principali ricadute sul ciclo dell'Eurozona, secondo gli esperti, si faranno sentire soprattutto sotto gli aspetti dell'inflazione (e quindi sui consumi), della liquidita' a disposizione delle imprese (e di riflesso sui loro piani di investimento) e, anche, sull'occupazione. Secondo l'Ufficio studi di Intesa Sanpaolo il beneficio per l'economia europea e' stimato nello 0,3% del Pil, con probabili ricadute che si estenderanno anche al 2016. Lo choc petrolifero dunque contribuira' a una base piu' solida da cui fare ripartire l'economia dell'Eurozona.

Le previsioni per lo spread Btp/Bund riflettono la volatilita' dei mercati, anche se nel complesso la maggioranza degli addetti continua a scommettere su un suo restringimento. E' quando emerge dal sondaggio di dicembre che Assiom Forex ha effettuato, in collaborazione con 'Il Sole 24 Ore Radiocor', tra i soci. La quota di chi si aspetta una riduzione del differenziale tra i 100 e i 125 punti e' infatti salita significativamente: al 36% dal 9% di novembre. Anche se e' scesa (al 36% dal 52%) la quota di chi lo stima ancora dentro la fascia attuale (125-150 pb), bisogna rilevare la forte contrazione (al 19% dal 31%) di chi lo vede risalire oltre i 150 bp. Tale scenario deriva dalla crescente attesa di un 'quantitative easing' della Bce che includa l'acquisto di titoli governativi, con conseguente appiattimento dei rendimenti su tale categoria di asset. 'Le recenti esternazioni da parte di diversi esponenti della Banca Centrale evidenziano come il consenso verso una simile manovra stia crescendo' ha commentato il presidente di Assiom Forex, Giuseppe Attana', secondo cui vale peraltro la pena osservare 'che una simile misura di politica monetaria difficilmente avra' una influenza rapida e diretta sulla crescita economica dell'Eurozona'. Difficilmente il 'quantitative easing' avra' un rapido effetto perche', secondo Attana', 'l'offerta di elevate quantita' di moneta a bassissimo costo, gia' tentata con scarso successo attraverso le recenti operazioni di Tltro, non trova attualmente adeguata domanda da parte delle banche, le quali riscontrano a loro volta una forte carenza di 'domanda di nuovo credito' e scarse opportunita' di investimenti alternativi'. Sembra ormai evidente, aggiunge ancora il presidente di Assiom Forex, 'che ormai il clima di fiducia necessario per far riprendere domanda di credito, investimenti e consumi possa essere stimolato solo da manovre di politica fiscale e di bilancio, piu' che da aspettative di bassi tassi di interesse generati da manovre di politica monetaria'. In assenza di simili provvedimenti, conclude, 'la sola immissione di grandi masse di liquidita' nel sistema, pur se elemento necessario a mantenere una stabilita' dei mercati finanziari, non sara' in grado di dare slancio all'economia reale'.

Gli operatori finanziari sono sempre piu' convinti che il cross euro-dollaro continuera' a puntare al ribasso nei prossimi sei mesi. E' la fotografia scattata in dicembre dal sondaggio che Assiom Forex ha effettuato, in collaborazione con 'Il Sole 24 Ore Radiocor', tra i propri soci. Il 62% (contro il 57% di novembre) e' infatti convinto che la divisa unica continuera' a indebolirsi nel prossimo futuro: siamo a un passo dal massimo (63%, toccato lo scorso settembre) registrato da quando viene effettuata questo tipo di ricerca. 'L'economia statunitense - spiega il presidente di Assiom Forex, Giuseppe Attana' - viene ormai considerata l'unica oggetto di una ripresa credibile e sostenibile e questo si riflette ovviamente anche sulle previsioni del cambio'. Gli investitori guardano infatti in prospettiva, allettati da rendimenti piu' elevati. L'attenzione per il mercato d'Oltreoceano, come testimonia il recente record assoluto toccato da Wall Street, si e' rafforzata con la forte accelerazione registrata nel terzo trimestre dal Pil Usa (+5%, la piu' ampia degli ultimi undici anni). Questo dato ha contribuito a consolidare l'idea tra gli analisti che la Fed portera', entro fine 2015 (con un primo ritocco indicato gia' a giugno), il tasso di riferimento fra l'1 e l'1,25% dall'attuale fascia compresa tra lo zero e lo 0,25%. Sul fronte dell'Eurozona per contro si registrano crescenti aspettative di misure (il 'quantitative easing' e' ritenuto come lo scenario piu' probabile) che la Bce potrebbe mettere in campo per favorire la ripresa. Secondo gli esperti questa percezione di politiche monetarie divergenti - che segnera' la prima parte del 2015 - potrebbe spingere l'euro in area 1,20 dollari. Senza contare che a fare la differenza per il cross euro-dollaro contribuiranno anche gli sviluppi del quadro politico-economico della Grecia, cosi' come i possibili effetti negativi della crisi della vicina Russia cui l'economia europea e' legata a doppio filo.

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