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Economia
Arpe fa crescere Autre Chose, acquisito Giannico si punta sull'e-commerce

Matteo Arpe investe nel lusso “made in Italy”: il fondo Sator, attraverso Autre Chose, azienda marchigiana di calzature nel cui capitale il fondo era presente già dal 2013 (col 35%, salito tre anni dopo all’84% e a inizio anno al 100%), ha rilevato per una cifra che non è stata resa nota il 100% di Adn Srl, proprietaria del brand di calzature di lusso Giannico fondato dall’allora 22enne Nicolò Beretta nel 2013.

Un’operazione che al tempo stesso permette ad Arpe di confermare il suo commitment nel settore della calzatura di lusso e potrà generare Autre sinergie strategiche e produttive tra i due marchi, che collaboravano già da qualche tempo essendo stato lo scorso settembre lo stesso Beretta nominato direttore creativo di tutte le linee di entrambi i marchi. L’acquisizione non è peraltro l’unica novità per Autre Chose, che ha appena traslocato da Brera nel quadrilatero della moda milanese, aprendo una nuova boutique in via Croce Rossa angolo via Manzoni. In precedenza Autre Chose, che può contare su quattro monomarca di proprietà (oltre a Milano anche a Roma, Torino e Bologna), aveva consolidato la propria presenza nei principali grandi magazzini a livello mondiale, venendo distribuito da circa 300 punti vendita tra cui la Rinascente, LuisaViaRoma, Tsum Mosca, Galleries Lafayette, Moda.ru, Bosco dei Ciliegi, Beams, United Arrows, Isetan e Printemps.

Lo scorso anno il marchio aveva anche lanciato una propria piattaforma e-commerce, intregrata con il retail e con Farfetch, avendo registrato nell’esercizio 2018 (chiuso a fine marzo) un fatturato di 15 milioni di euro, in crescita dell’11% rispetto a 12 mesi prima, e un “miglioramento significativo” dell’Ebitda. Una “rivoluzione” che sta procedendo spedita e che punta a riequilibrare il mix distributivo con più e-commerce (sull’onda di cospicui investimenti nel digitale e nella supply chain) e più estero (già salito al 30% del totale). Arpe si può così consolare dell’esito, negativo per Sator, della guerra tra soci in ePrice che la scorsa primavera aveva visto il fondatore e primo socio, Paolo Ainio (22,3% del capitale) respingere in assemblea la richiesta di “discontinuità” che Arpe (20,85% di ePrice tramite Sator Private Equity Fund) aveva invocato a gran voce dopo sei anni di convicenza pacifica nel leader italiano dell’e-commerce. Una rottura venutasi a creare proprio su una divergenza strategica riguardo l’opportunità di crescere attraverso un’espansione internazionale che appare molto simile a quella che Sator sta portando avanti con Autre Chose.

Nel frattempo ePrice ha chiuso un semestre che ha visto una contrazione del fatturato (sceso a 74,8 milioni di euro, -16% sulla prima metà del 2018) e un Ebitda rettificato stabilmente in rosso di quasi 7,5 milioni (ma la perdita netta è balzata a 23,76 milioni dai 5,72 miloni dello stesso periodo del 2018). Numeri che hanno reso necessario rivedere al ribasso le stime per l’intero 2019 e prendere in esame una manifestazione d’interesse “da parte di un investment manager di fondi che agisce per conto di alcuni investitori disponibili a valutare un investimento”. Ipotesi che potrebbe consentire di sbloccare l’empasse venutasi a creare in tema di ricapitalizzazione della società e che, verosimilmente, potrebbe consentire ad Arpe di valorizzare la partecipazione ottenendo in cambio mezzi freschi da investire in Autre Chose.

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