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Economia
Ast Terni/ Accordo tra governo, azienda e sindacati: no a licenziamenti, 290 esuberi volontari

Dopo tre mesi di estenuanti trattative con momenti di elevata tensione durante le manifestazioni, uno sciopero fiume di 35 giorni e le cariche della polizia che hanno indotto persino il ministro degli Interni, Angelino Alfano, a dover relazionare in Parlamento, è arrivata la fumata bianca al ministero dello Sviluppo. Accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo economico sull'acciaieria di Terni, Ast, tra governo, sindacati e azienda: confermati i 290 esodi volontari e non ci saranno licenziamenti. Rivisto poi l'integrativo aziendale ed è stata tolta dal tavolo la prospettiva di cassa integrazione straordinaria per 400 persone.

E' dallo scorso marzo che i lavoratori dell'Ast aspettano un piano industriale e indicazioni precise sul futuro del sito. Il tira e molla con la multinazionale tedesca ThyssenKrupp innesca i primi malumori tra gli operai dell'acciaieria di Terni, che vengono ricevuti pochi giorni dopo, da papa Francesco in occasione dei 130 anni delle acciaierie.

Il papa approfitto' dell'evento, oltre 7.500 ternani si recarono all'udienza speciale concessa dal Pontefice, per porre l'accento sul tema del lavoro: "Il lavoro non ha solo finalita' economica e di profitto, ma interessa la dignita' dell'uomo e chi e' sottocupato o disoccupato rischia di diventare una vittima dell'esclusione sociale". Anche Riccardo Marcelli, segretario Fim Cisl di Terni, intervenne sulla vicenda, affermando che la ristrutturazione dell'industria siderurgica stava generando problemi sociali dovuti al calo dei posti di lavoro.
  
A maggio scorso, in seguito all'incontro tra i sindacati europei aderenti a IndustriAll, venne ribadita, da parte sindacale, la necessita' di conoscere e discutere il progetto e il piano industriale prima che venisse elaborato, in modo tale da garantire la competitivita' del sito nel panorama dei produttori di acciaio inox in Europa. ThyssenKrupp rispose alle richieste, indicando agosto come tempo massimo per presentare un piano e un progetto idoneo ai sindacati, impegnandosi in un confronto con il governo, gli enti locali e i lavoratori.

A fine giugno due lavoratori di una ditta esterna di pulizie iniziarono una protesta contro la decisione della Tk-Ast di rinunciare all'appalto con la loro ditta per passarlo a un'altra societa'. Pochi giorni dopo, a meta' luglio, l'amministratore delegato Marco Pucci dopo la sua conferma alla guida del colosso dell'acciaio si dimise dalla carica. Tra le cause delle dimissioni, il contenuto del documento industriale in lavorazione e pronto per la pubblicazione, probabilmente contenente il blocco di una linea di lavorazione e il conseguente esubero di qualche centinaio di operai.

Poco dopo l'annuncio venne proclamato dagli operai un primo sciopero di tre ore. Timori confermati una settimana dopo, il 17 luglio, dalla stessa multinazionale tedesca, che confermo' il taglio del personale di circa 550 dipendenti. La Fiom decise, quindi, di attivare varie iniziative di protesta fino a quando il governo non avesse deciso di mediare con i vertici dell'Ast e tentare cosi' di cambiare il piano.

   Il 31 luglio inizio' la manifestazione degli operai, che bloccarono il casello di Orte, impedendo la circolazione del traffico per diverse ore. Il 17 agosto l'annuncio della ThyssenKrupp che confermava la volonta' di cedere le Acciaierie Terni. Immediata la reazione dei sindacati che dopo scioperi della fame e l'avvio di diverse trattative, ottennero il ritiro dei 550 licenziamenti annunciati, accordandosi con il governo e la multinazionale tedesca per definire un accordo all'interno di un piano industriale di rilancio del polo siderurgico umbro. Ma l'assenza di certezze e la "melina" imputata al Governo, a fronte di una nuova proposta che prevedeva 290 esuberi e a fronte dello stop all'erogazione dei salari, porto' al completo blocco dell'acciaieria il 22 ottobre scorso.
   La protesta fu punteggiata da altri episodi clamorosi, con tre ore di occupazione dell'Autosole il 12 novembre, quando un centinanio di lavoratori la bloccarono all'altezza del casello di Orte. Il 26 novembre scorso gli operai decisero di tornare progressivamente al lavoro alla riapertura della trattativa al Mise. Il premier stesso Matteo Renzi era intervenuto nei giorni precedenti, assicurando che una soluzione era vicina e facendo appello al senso di responsabilita' di tutti.

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