L’incarico di consulente del Dipartimento Affari Giuridici e Legislativi mi “e’ stato conferito nell’ambito di un Dipartimento che prevede, al proprio interno, la presenza di magistrati ed avvocati dello Stato (a riprova del carattere esclusivamente tecnico dell’incarico stesso)”. Lo precisa in una nota il Procuratore Capo di Arezzo Roberto Rossi, replicando alle notizie riportate dai media. “Detto incarico – prosegue il magistrato -, a seguito di richiesta da me presentata in data 23 luglio 2013 (Presidente del Consiglio Enrico Letta, capo Dipartimento Carlo Deodato), e’ stato espressamente autorizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura su unanime parere espresso in tal senso dal Consiglio giudiziario di Firenze, Consiglio del quale e’ membro di diritto il Procuratore Generale”.
“Successivamente – scrive ancora Rossi – il Csm ha autorizzato la proroga dell’incarico sino al dicembre 2015. L’incarico consiste nel fornire pareri giuridici su testi normativi in materia di diritto e procedura penale (mai occupato di normative in materia bancaria o finanziaria in genere), non ha alcuna connotazione politica (altrimenti mai sarebbe stato autorizzato dal Csm) ed in relazione ad esso non ho mai percepito alcun compenso ne’ ho mai richiesto alcun rimborso di spese , anche perche’, svolgendosi tale incarico mediante scambio di testi normativi e di pareri tramite mail (senza quindi necessita’ di recarsi fisicamente a Roma) , non avevo spese di cui chiedere il ristoro”.

