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Banche, se va in fumo anche la carta del retail

 

banconote euro

 

twitter@andreadeugeni

Scoppia la crisi dei mutui subprime e le banche europee, UniCredit è un bell’esempio in Italia del cambio di marcia nel modello di business, abbandonano il modello della banca universale per abbracciare quello di banca strettamente commerciale, retail-oriented, per rendersi immuni da eventuali buriane finanziarie future. Cambio di pelle epocale che ha sterilizzato, trasformandolo, l’attivo degli istituti di credito, attraverso una bella sforbiciata al possesso di derivati, titoli strutturati e altre alchimie finanziarie iper-pericolose. “Armi di distruzione di massa“, come le definiva il celebre finanziere pentito Gordon Gekko nel sequel di Wall Street di Oliver Stone.

Ora, lo scoppio della crisi dell’eurodebito, il ruolo degli istituti di credito (soprattutto quelli italiani) di primary dealer dei titoli di Stato, il double-dip della recessione e la conseguente mole di sofferenze bancarie sono tornate a far dormire sonni poco tranquilli ai banchieri del Vecchio Continente e a mettere sotto pressione anche il modello retail. Assetto che ora, per conservare la redditività al netto degli accantonamenti, sta percorrendo senza sosta la way-out del taglio aggressivo dei costi, la cessione di partecipate, il ricorso al buy back di obbligazioni proprie e la riduzione del portafoglio titoli di Stato per immunizzarsi dal rischio Paese.

Rischio che, per lo Stato d’appartenenza, rientra dalla finistra attraverso il meccanismo del contagio delle sofferenze. Non c’è davvero pace