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Economia

 

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Riparte il risiko bancario ad Est. UniCredit punta al bis in Polonia, promettente mercato retail e corporate dov'è già presente con il colosso Bank Pekao, e mette nel mirino la più piccola Bgz, Bank Gospodarki Zywnosciowej, circa 400 sportelli con una capitalizzazione di mercato di circa 800 milioni di euro che creerebbero interessanti sinergie con Pekao.

Le mosse della più grande banca italiana per asset e più presente oltre confine, da cui provengono ben oltre la metà dei propri profitti, colpiscono, perché arrivano  nello stesso momento in cui il Fondo Monetario Internazionale ha dato un severo giudizio sugli istituti di credito del nostro Paese definendoli "deboli e con un basso livello di capitale". 

Conoscendo bene l'area Central East Europe di cui era responsabile durante la gestione Profumo, l'amministratore delegato Federico Ghizzoni, coerentemente con il piano industriale, ha deciso di espandersi in quei Paesi che considera core e la Polonia è uno di questi, anticipando (tramite il rafforzamento del presidio del gruppo) anche la ripresa economica che nel corso del 2014 si farà più sostenuta in quell'area.

"Siamo ancora nelle prime fasi", ha precisato però il banchiere in un incontro con la stampa estera, rivelando che UniCredit tramite Pekao (sfruttandone dunque la solidità patrimoniale: è la seconda banca del Paese con una rete di oltre 1000 sportelli e quasi 20.000 dipendenti) ha messo sul tavolo un'offerta preliminare per la la più piccola banca locale, controllata ora dall'olandese Rabobank.

Ghizzoni unicredit

Nei piani dell'Uomo dell'Est, com'è chiamato Ghizzoni dagli addetti ai lavori per il suo precedente incarico di UniCredit, c'è anche il ricco mercato cinese dove Piazza Cordusio ha già quattro filiali e due uffici di rappresentanza e su cui vuole espandersi intercettando lo sviluppo del business corporate.

Per il momento il focus, sfruttando un modello di affiancamento che funziona molto bene nell'area Cee, è su quei clienti industriali che dall'Italia e dalla Germania decidono di andare a cercar fortune all'Estremo Oriente, mentre in un secondo momento UniCredit aprirà anche il capitolo retail.

Come in Kazakistan, acquisizione che è costata molto alla banca durante l'era Profumo e che non ha reso come le attese e di cui UniCredit si è liberata nel 2012, il gruppo ha deciso di uscire anche dall'Ucraina, Paese in cui Ghizzoni ha spiegato di intravedere poche opportunità di crescita. "Stiamo sondando il mercato per cedere la controllata ucraina, ma non è facile uscire da questi Stati, in Kazakistan ci abbiamo messo due anni e non abbiamo preso ancora nessuna decisione definitiva", ha spiegato il banchiere piacentino.

La vendita di Ukrsotsbank, che possiede a Kiev una rete di 379 sportelli e controlla  circa 3,3 miliardi di asset, ha pesato sul consolidato del primo semestre con 68 milioni di perdita e la cessione consentirebbe a Piazza Cordusio di liberare capitale e circa 500 milioni di euro di liquidità (stima Equita Sim), riducendo il profilo di rischio della holding.

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