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Un'unità d'intenti: la lotta alla deflazione che spinge gli imprenditori a investire per riuscire ad avere dei ritorni accettabili dalla propria attività (un male al pari di altri da non sottovalutare per la salute dell'offerta aggregata, spiegano gli  economisti) e l'indebolimento delle yen sui mercati valutari che fa da volano alle esportazioni dei gruppi appartenenti al Nikkei (l'indice azionario principale del Giappone), per la maggior parte export-oriented.

Secondo un sondaggio della borsa di Tokyo, la svolta espansiva della Banca del Giappone che ha raddoppiato la base monetaria per guidare la deflazione è apprezzata dalla quasi totalità degli imprenditori giapponesi, un grado di apprezzamento della parte produttiva di un Paese nei confronti della banca centrale che non ha precedenti in un Paese occidentale.

Nominato a metà marzo, il presidente della BoJ Haruhiko Kuroda ha deciso di aumentare l'inflazione al 2% in due anni, un obiettivo che intende raggiungere raddoppiando il volume di contante in circolazione anche attraverso il massiccio acquisto di titoli di Stato. Una sorta di quantitative easing all'americana che in Giappone non ha però l'obiettivo di pompare liquidità nel sistema per sostenere l'economia (la Federal Reserve con i tassi d'interesse ai minimi ha ormai le armi spuntate sulla leva del costo del denaro), ma di far schizzare verso l'alto la base monetaria, primo driver dell'inflazione.

giappone 500

Leva di politica monetaria che ha come contro-effetto quello d'indebolire il rapporto di cambio dello yen con le altre valute nazionli sul mercato dei cambi, un effetto che a febbraio ha spinto molti, soprattutto in Europa, a puntare il dito contro il governo nipponico accusato di portare avanti una guerra valutaria che consente di piazzare le proprie merci sui mercati esteri a prezzi sempre più vantaggiosi.

Non è un caso quindi che, come certifica il sondaggio nipponico, che il 90% dell'elite delle blue chips giapponesi apprezzino la condotta di Kuroda anche perché "lo yen si stia muovendo ad un buon livello rispetto alle altre valute".  Dei circa 104 dirigenti intervistati (tra cui quelli di Nissan, Mitsubishi Corporation, JX Holdings e Nippon Steel e Sumitomo Metal), il 90,3% apprezza le recenti misure adottate dal nuovo governatore della BoJ, e il 29,3% le apprezza molto.

Gli industriali interpellati non vogliono tuttavia che lo yen perda ancora valore perchè ciò aumenterebbe i costi delle materie prime e dell'energia importata. Il livello desiderabile del dollaro è tra 95 e 100 yen (come quello attuale) per il 30,1% degli intervistati, tra i 100 e 105 yen per il 18,4%, ma solo il 2% vorrebbe che un dollaro tra 105 e 110 yen. Il 75% degli imprenditori intervistati ritiene infine che la recente flessione della divisa giapponese porterà ad una migliore performance finanziaria della propria attività.

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