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Economia
Bce: ‘Economia in ripresa ma Italia senza Cig rischiava disoccupazione al 25%’

"Permane la necessità di un ampio grado di stimolo monetario per dare impulso alla ripresa economica e salvaguardare la stabilità dei prezzi nel medio termine. Il Consiglio direttivo ha deciso, pertanto, di riconfermare l’orientamento molto accomodante di politica monetaria". È quanto si legge nell'ultimo bollettino mensile della Bce.

"Le informazioni pervenute dopo l’ultima riunione di politica monetaria, tenutasi all’inizio di giugno, segnalano una ripresa dell’economia dell’area dell’euro, sebbene il livello dell’attività rimanga ben al di sotto dei livelli antecedenti la pandemia di coronavirus (Covid-19) e le prospettive restino fortemente incerte".

Il Consiglio direttivo delle Bce resta "pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria" aggiunge l'istituto di Francoforte, che evidenzia come "nell’attuale contesto di elevata incertezza e notevole capacità inutilizzata nell’economia, il Consiglio direttivo ribadisce il massimo impegno a intraprendere tutto ciò che sarà necessario nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro in questo momento di estrema difficoltà.

Ciò si applica innanzitutto al ruolo che svolge nell’assicurare che la politica monetaria sia trasmessa a tutti i settori dell’economia e a tutti i paesi, nel perseguimento del mandato di stabilità dei prezzi".

Bce: “In Italia senza Cig si rischiava disoccupazione al 25%”

In Italia fino a un massimo di 8,1 milioni di lavoratori (il 42 % dei dipendenti) è stato interessato da regimi di riduzione dell'orario di lavoro e se anche solo metà dei lavoratori finiti in Cig straordinaria per Covid fosse stato licenziato, aggiungendosi ai disoccupati 'ordinari', nel nostro paese il tasso di disoccupazione sarebbe balzato molto vicino al 25%.

Così la Bce evidenzia come i diversi regimi di sostegno varati dai governi europei "hanno svolto un ruolo rilevante nell'agevolare la riduzione del fabbisogno di liquidità delle imprese, consentendo loro, nel contempo, di riprendere l'attività in tempi più rapidi dopo i provvedimenti di chiusura, avendo mantenuto intatta la relazione tra lavoratore e posto di lavoro durante il lockdown".

"Il numero di lavoratori in regime di riduzione dell’orario di lavoro è senza precedenti nei vari paesi dell’area dell’euro - si legge nel bollettino della Bce - Le stime preliminari del numero di lavoratori interessati, ricavate dalle richieste di adesione a tali regimi presentate dalle imprese, mostrano il coinvolgimento di una quota considerevole di occupati.

Tale quota potrebbe essere pari a un massimo di 10,6 milioni di lavoratori in Germania (26 per cento del totale di dipendenti del paese), 12 milioni di lavoratori in Francia (47 per cento dei dipendenti), 8,1 milioni in Italia (42 per cento dei dipendenti), 3,9 milioni in Spagna (23 per cento dei dipendenti) e 1,7 milioni nei Paesi Bassi (21 per cento dei dipendenti).

Se si fosse tenuto conto del numero dei lavoratori in regime di riduzione dell’orario di lavoro e temporaneamente licenziati, il tasso di disoccupazione dell’area dell’euro avrebbe di fatto raggiunto livelli molto più elevati di quelli attuali".

Bce: “Offerte di lavoro in Italia -33% a giugno causa Covid”

I dati relativi alle offerte di lavoro sono diminuiti in modo significativo con l’insorgere della crisi causata dal Covid-19 e continuano a evidenziare condizioni di debolezza della domanda di lavoro. In Italia, all'inizio del lockdown, l’aumento su base annua dell’indicatore relativo alle offerte di lavoro era al 14,2% (21 febbraio) mentre il 20 giugno si attestava invece al -33,1. In Germania all'inizio del lockdown era al 9,8% e il 20 giugno è -15,6%. In Francia è passato dall’11,9% a al -34,3%. In Spagna dall'11% (14 marzo) al -44,4%.

"Benché ora il numero di assunzioni sia al minimo - nota la Bce - le offerte di lavoro rimangono moderate, poiché i due indicatori non sono perfettamente allineati: alcuni collocamenti, infatti, possono avvenire con passaparola interni senza che venga pubblicata alcuna segnalazione di posto di lavoro vacante, oppure può esistere uno scarto temporale nel processo di ricerca e incontro fra domanda e offerta.

L’indicatore delle offerte di lavoro pubblicate su Indeed rispecchia l’andamento della domanda di lavoro e può essere considerato un indicatore di posti vacanti, mentre il tasso di assunzione fornito da LinkedIn è più strettamente collegato alle transizioni da un impiego a un altro e al tasso di avviamento al lavoro".

 

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