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Allarme della Bce: “Crescita più lenta delle attese. Pronti a nuove misure”

Allarme della Bce: “Crescita più lenta delle attese. Pronti a nuove misure”
draghi

Nel primo trimestre dell’anno, il Pil dell’Eurozona e’ aumentato dello 0,2% sul periodo precedente, un’evoluzione che “conferma la graduale ripresa in atto, pur essendo in certa misura piu’ debole delle attese”. Lo si legge nel bollettino mensile della Bce, che sottolinea inoltre come “sebbene dai mercati del lavoro provenga qualche ulteriore segnale di miglioramento, la disoccupazione resta elevata nell’area dell’euro, unitamente a una capacita’ produttiva inutilizzata che permane nel complesso considerevole”.

Detto questo, gli uomini di Draghi ribadiscono che non resteranno con le mani in mano e la Bce “se necessario, interverra’ con prontezza attraverso un ulteriore allentamento della politica monetaria”. “Per quanto riguarda le sue indicazioni prospettiche (forward guidance), i tassi di interesse di riferimento della Bce si attesteranno sui livelli correnti per un prolungato periodo di tempo, in considerazione delle attuali prospettive di inflazione”, prosegue l’Eurotower. L’insieme delle misure adottate giovedi’ scorso “contribuira’ a riportare i tassi di inflazione in prossimita’ del 2%”. “Le aspettative di inflazione a medio-lungo termine per l’area dell’euro restano saldamente ancorate in linea con l’obiettivo su livelli inferiori ma prossimi al 2%”.

In particolare, la Bce ha tagliato le stime sul Pil dell’Eurozona nel 2014 prevedendo un crescita dell’1% quest’anno, laddove lo scorso trimestre era stata stimata un’espansione dell’1,2%. Migliorano, però, le previsioni per il 2015 (dal +1,5% calcolato a marzo a un +1,7%). Invariate le attese di una crescita dell’1,8% nel 2016. A fine anno la disoccupazione potrebbe calare all’11,8%. Italia.

Quanto all’Italia, l’Eurotower riconosce gli sforzi per aver attuato “una correzione sostenibile” del deficit eccessivo, ma deve accelerare il “risanamento per assicurare sufficienti progressi” verso gli obiettivi di medio termine, “con la priorità di imprimere uno stabile andamento discendente al cospicuo debito in rapporto al Pil”. Preoccupa, piuttosto la contrazione continua del reddito delle famiglie dal 2009 al 2013. I paesi dell’Eurozona “non sottoposti a tensioni (ossia Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia) hanno registrato una robusta crescita del reddito disponibile delle famiglie dal 2010, mentre nei paesi soggetti a tensioni (ossia Italia, Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia) si è verificato un protratto calo del reddito dal 2009 fino al terzo trimestre del 2013”.