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Economia
Bce, giù le stime sull'inflazione. "Industria italiana lontana dai livelli pre-crisi"

Il team di previsori della Bce ha rivisto al ribasso le stime sull'inflazione dell'Eurozona. Per il 2014 il tasso di inflazione previsto e' pari allo 0,9%, per il 2015 e' pari a +1,3%. Sono i numeri diffusi nel Bollettino di maggio della Bce.

La Bce ''manterra' un elevato grado di accomodamento monetario e interverra' con prontezza, se necessario, attraverso un ulteriore allentamento della politica monetaria'', scrive l'Eurotower. Ribadita la previsione di una bassa inflazione e tassi di interessi bassi, o ancor piu' bassi, per un prolungato periodo di tempo. ''Il Consiglio direttivo e' unanime nel suo impegno a ricorrere anche a strumenti non convenzionali nell'ambito del suo mandato per far fronte con efficacia ai rischi connessi con un periodo troppo prolungato di bassa inflazione. Ulteriori informazioni e analisi circa le prospettive di inflazione e la disponibilita' di prestiti bancari al settore privato saranno accessibili agli inizi di giugno''.

Quanto al nostro Paese, In Italia il valore aggiunto dell’industria è rimasto inferiore del 17% ai livelli pre-crisi, il divario maggiore registrato nell’Eurozona. "Anche dopo la ripresa iniziata nel 2013, il valore aggiunto industriale dell’area dell’euro è rimasto al di sotto del livello pre-crisi di circa il 6%, sebbene tale divario celi una notevole varianza tra paesi", si legge nel bollettino, "mentre in Germania il valore aggiunto industriale si è riportato su livelli pre-crisi, divari permangono in Spagna (-7%), Francia (-9%&) e soprattutto in Italia (-17%)". "L’ampio divario osservato in Italia riflette andamenti che interessano numerosi sottosettori", prosegue Francoforte, "per contro, in Germania il divario è stato riassorbito per effetto della forte ripresa nei settori manifatturieri che in precedenza erano stati più duramente colpiti (ossia beni di investimento, intermedi e di consumo durevoli".

"Nel periodo dal settembre 2008 al maggio 2011 l’avversione al rischio degli investitori, i rischi di credito specifico ai singoli paesi percepiti dai mercati, i rischi di liquidità e gli effetti di contagio hanno tutti avuto un ruolo fondamentale nell’ascesa dei differenziali di rendimento di Grecia, Irlanda, Portogallo, Italia e Spagna", prosegue la Bce. In particolare, "i primi segnali di effetti di contagio dalla Grecia» hanno influenzato «gli andamenti dei differenziali di rendimento nei paesi con fondamentali più deboli, come Irlanda, Portogallo, Italia, Spagna e, in misura molto minore, Belgio e Francia" e "i paesi con fondamentali ritenuti più deboli, in particolare con condizioni di bilancio più sfavorevoli, erano in genere più vulnerabili agli effetti di contagio".

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