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“Mercato unico, via le Regioni e gli sprechi”. La ricetta di Beccalli Falco (GE) per Renzi-Merkel

“L’Europa? Ci sono riforme molto più importanti da mettere in cantiere e che purtroppo i capi di Stato e di governo non hanno ancora deciso di preparare, come creare un mercato unico del lavoro, dell’energia e dei servizi. E in Italia? Via gli sprechi come i doppioni nei diversi livelli di governo territoriale”. Nani Beccalli Falco, presidente e amministratore delegato di General Electric Europe&North Asia e Ceo di GE Germany, spiega ad Affaritaliani.it come ritrovare la via della crescita duratura nel Vecchio Continente e nel nostro Paese. “Un 2% in più di crescita con la creazione del mercato unico dei servizi”, dice

di Andrea Deugeni
twitter@andreadeugeni

L’Europa? Ci sono riforme molto più importanti da mettere in cantiere e che purtoppo i capi di Stato e di governo non hanno ancora deciso di preparare, come creare un mercato unico del lavoro, dell’energia e dei servizi. Se, ad esempio, nel Vecchio Continente ci fosse un mercato unico dei servizi il Pil totale dell’Europa crescerebbe di un 2% aggiuntivo“. A sentire Nani Beccalli Falco, presidente e amministratore delegato di General Electric Europe&North Asia e Ceo di GE Germany, controllata del colosso americano GE, una delle più grandi multinazionali al mondo, intervistato da Affaritaliani.it sembra che l’Europa e l’Italia siano molto lontane dalla strada maestra che bisogna percorrere per creare una crescita economica stabile e allontanare definitivamente da Eurolandia lo spettro della recessione che, ad esempio, nel nostro Paese è tornato a fare capolino nel secondo trimestre dell’anno.

“Il cammino da fare è ancora lungo”, dice anche se il manager torinese non ci sta ad essere annoverato fra chi gufa contro Matteo Renzi. “Non voto per quello spettro politico, ma sono un supporter di Renzi, perché è uno che è riuscito a scuotere e sta scuotendo il sistema. Lasciamolo lavorare e non creiamo quegli ostacoli che sono stati messi in passato ai vari governi“, sottolinea poi col pragmatismo del capo di una multinazionale che vuole un interlocutore stabile per sviluppare il proprio business, ma, soprattutto, consapevole che un’azione riformatrice di un governo ha bisogno di un orizzonte temporale di medio-lungo periodo per dispiegare i propri effetti.

Ma rispetto al dibattito dell’ultima ora in Europa che ha all’orizzonte soltanto il piano Juncker per consentire all’economia di Eurolandia di tornare a crescere stabilmente (tra l’altro la Francia ha appena fatto sapere che non centerà il target del 3% nel deficit/Pil nel 2015), Beccalli Falco spiega che è necessario concentrarsi sulla costruzione delle “fondamenta della casa comune dell’euro”.

“Le azioni di Mario Draghi (presidente della Bce, ndr) – dice – servono soltanto per dare un impulso iniziale all’economia, lo start, ma non sono le leve da azionare e che possono innescare quel cambiamento per fare dell’Europa, un sistema più efficiente. Servono soltanto per fare delle correzioni in corso”. Quindi, prosegue, “occorre ad esempio un’armonizzazione delle politiche fiscali e delle corporate tax, ora diverse da Paese a Paese. Non si può costruire l’Europa su basi di sabbia. Ci vogliono delle fondamenta solide che poggino su una politica fiscale ben definita o armonizzata”.

Ok e l’Italia (dove GE ha importanti investimenti), al di là dell’incoraggiamento di default che va fatto al nuovo giovane capo di governo? “Il Paese ha bisogno di ristrutturazioni fondamentali in tutti i campi, ma la più grande riforma che il governo Renzi potrà fare è quella di eliminare gli sprechi“, spiega Beccalli Falco. Sulla spending review, ricognizione fondamentale della spesa dello stato sui cui tagli si baserà la prossima legge di Stabilità, sottolinea infatti che “l’Italia non può tagliare tanto i costi, perché ha dei costi sociali da difendere e da proteggere“. Quindi diventa centrale “eliminare gli sprechi. Evitare, ad esempio, i doppioni nei diversi livelli di governance territoriale dello Stato o, ancora, evitare che le aziende a partecipazione statale impieghino persone soltanto perché sono connesse o collegate con la politica”. “Cominciamo ad eliminare questi aspetti e vedremmo che l’Italia salirebbe in tutte le classifiche internazionali”, spiega.

Infine, un passaggio sulla riforma del mercato del lavoro, mentre il governo si prepara ad accdelerare sullo Job Act. “La produttività nel mondo del lavoro ci vuole e le aziende private devono poter essere in grado di assumere o eliminare la mano d’opera a seconda delle tendenze del mercato“, spiega Beccalli Falco. Che cita l’esperienza tedesca, da cui imparare. “Quando c’è stata la crisi del 2008-2009, i tedeschi ci hanno insegnato il concetto del Kurzarbeit, un accordo cioè fra le parti sindacali e gli imprenditori per cercare di creare una situazione in cui sì la gente lavorava di meno e percepiva meno soldi, ma che in cambio proteggeva l’occupazione, tutta la conoscenza e il training“.