A- A+
Economia
La ricetta anti-crisi di Bertelè

Politica, imprese, sindacati e banche: nessuno è innocente di fronte alla crisi. Ma la via per uscirne c'è e si chiama internazionalizzazione. "Perché mentre in Italia e in Europa c'è un'economia in crisi, in giro per il mondo c'è un'economia in espansione". Ne è convinto Umberto Bertelè, ordinario di Strategia e sistemi di pianificazione al Politecnico di Milano (dove è stato tra i fondatori del corso di studi di Ingegneria Gestionale ed è presidente onorario del Mip), che ha appena pubblicato un libro per Egea dal titolo "Strategia". E' di questo che hanno bisogno le imprese, di strategie vincenti. La prima? "Per i giovani imprenditori è quella guardare in giro per il mondo, pensare a che cosa può essere utile e  individuare qualcosa che abbia da subito una portata internazionale". Visto che la politica  continua a "non mettere le mani al fuzionamento del sistema" e le banche a prestare "soldi a imprese pericolanti" in una logica miope e salottiera. Il caso Moncler può essere un esempio? "Ha avuto successo, ma sono estramamente critico sul fatto che è stato fatto un aumento di capitale con zero euro destinati alla crescita".

L'INTERVISTA

Nel suo libro, Strategia, racconta la storia di Apple e Luxottica. Che cosa hanno in comune?
"Sono entrambi casi di successo. Ma ce l'hanno fatta battendo vie abbastanza diverse. Questo per sottolineare il fatto che non c'è una sola strategia vincente ma tante, e di volta in volta va seguita la strada giusta per ottenere i risultati sperati".

bertelè strategia copertina
 

IL LIBRO/ Steve Jobs come Del Vecchio. Il successo? Questione di strategia

LEGGI L'INTRODUZIONE INTEGRALE

Individuare una strategia giusta può essere una soluzione alla crisi?
"Nel mio libro ho dedicato un intero capitolo alla morte delle imprese. Non è bello, ma ci sono delle situazioni in cui non c'è quasi nulla da fare e intervenire troppo tardi non lascia spazio a tante soluzioni. Ma in molte altre situazioni basterebbe guardarsi attorno, al resto del mondo: mentre in Italia e in Europa c'è un'economia in crisi, in giro per il mondo c'è un'economia in espansione. In questo momento sono a Santiago del Cile, per esempio, e vedo tantissime costruzioni nuove, molto movimento... C'è un momdo che cresce ed è lì che noi italiani, con le nostre capacità, dovremmo riuscire a penetrare ulteriormente. D'altra parte le imprese italiane che si muovono in campo internazionale sono quelle che stanno avendo meno problemi con la crisi, e molte sono anzi in fase di espansione".

L'attuale crisi è acuita dall'inefficienza politica?
"La responsabilità politica più grande è di non mettere le mani al fuzionamento del sistema. Pubblica amministrazione, giustizia... ci sono delle misure urgenti sotto gli occhi di tutti che per essere fatte hanno però bisogno di forza visto che si vanno a toccare degli interessi consolidati molto forti".

Gli imprenditori hanno delle responsabilità?
"Confindustra ha ragione quando chiede per esempio di non premiare le imprese decotte, ma dovrebbe iniziare anche a fare pulizia in casa. Mi spiego: molti dei contributi al sistema delle imprese potrebbero essere usati in maniera enormemente più costruttiva, per sviluppare le nuove idee".

E i sindacati? Hanno ancora senso i tavoli romani?
"C'è una ritualità un po' stanca mentre spesso a livello locale si giunge a soluzioni molto più rapide e intelligenti. Queste grosse strutture che sono rimaste devono giustificare la loro esistenza ma non hanno ancora capito che viviamo in un sistema a competizione aperta, che la nostra sovranità è molto più limitata rispetto al passato e che ora bisogna trovare la strategia più intelligente, anche al livello Paese, per avere il massimo successo, il maggior numero di posti di lavoro e tutto il resto".

Lo stesso ragionamento può valere per le banche italiane che spesso si muovono ancora secondo la logica dei salotti?
"Da un lato c'è una serie di comportamenti di favore verso gli amici, dall'altro credo anche che molti soldi siano bloccati in imprese pericolanti, quelle che io chiamo zombie. Una ricerca recente di Boston Consulting Group, che ha analizzato un nutrito campione di imprese, rivela come il 70% dei prestiti finisce ad aziende in condizioni estremamente pericolanti. Insomma, molti soldi vengono usati per mantenere in piedi cose vecchie e pochi, relativamente, vanno invece a sostenere il lancio di nuovi progetti che dovrebbero costituire il nostro futuro".

Se dovesse dare un consiglio a un giovane imprenditore che cosa gli direbbe?
"Di guardare in giro per il mondo. Di cercare di pensare a che cosa può essere utile e di individuare qualcosa che abbia da subito una portata internazionale. Pensi che in Corea hanno creato una struttura chiamata ministero del Futuro proprio per far capire a chi lancia nuove imprese che il mondo non finisce alla frontiera".

Nel suo libro c'è un capito intero dedicato alle Ipo. Che cosa pensa del grande successo di Moncler?
"Moncler ha avuto un successo significativo anche perché è passato alla formula di grande successo del momento che è quella del monomarca. Questi negozi hanno dato una spinta notevolissima in termini di espansione del fatturato e un'immagine più forte. Ciò su cui sono estramamente critico è il fatto che è stato fatto un aumento di capitale con zero euro destinati alla crescita: sono solo i fondi che hanno venduto. Quando si fa un'Ipo ci deve sempre essere una parte non piccola destinata alla crescita, altrimenti a mio avviso l'operazione è molto dubbia. Le quotazioni ora solo elevatissime, speriamo bene".

Iscriviti alla newsletter
Tags:
umberto bertelècrisibanchestrategialuxotticaapplemoncler
i più visti
in evidenza
Risolvi il tuo Debito: aiutate più di 300 mila persone in 12 anni di attività

Corporate - Il giornale delle imprese

Risolvi il tuo Debito: aiutate più di 300 mila persone in 12 anni di attività


casa, immobiliare
motori
Nuova KIA EV6: arriva in Italia la rivoluzione elettrica coreana

Nuova KIA EV6: arriva in Italia la rivoluzione elettrica coreana

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.