Bilancio Ue 2028-2034, l’Irlanda taglia 140 miliardi ma salva agricoltura e coesione
La presidenza irlandese dell’Unione europea ha messo mano alla proposta di bilancio pluriennale 2028-2034 (il Quadro finanziario pluriennale, o Qfp), già rielaborata dalla precedente presidenza cipriota. Il risultato è una nuova “negotiating box”, il documento che servirà da base politica ai negoziati tra i Ventisette, trasmesso al Coreper (gli ambasciatori dei Paesi Ue) e al Consiglio e presentato oggi alla stampa.
Il tetto complessivo degli impegni è fissato a 1.622 miliardi di euro a prezzi costanti 2025, contro gli 1.763 miliardi proposti dalla Commissione: un taglio di oltre 140 miliardi, circa l’8%. L’obiettivo è trovare un compromesso tra due fronti opposti: i Paesi “frugali”, che chiedono una gestione rigorosa delle risorse e dei tagli, e gli “Amici della Coesione”, Italia compresa, che vogliono lasciare intatti i fondi per agricoltura e regioni.
La riduzione si concentra sulle nuove priorità strategiche con cui la Commissione voleva adattare il bilancio al nuovo scenario geopolitico e industriale. Nello specifico, la rubrica “Competitività, prosperità e sicurezza”, perno della riforma, scende da 522,2 a 455,6 miliardi (circa 66,6 in meno); il Fondo europeo per la competitività passa da 397,8 a 355,9 miliardi, e Horizon Europe, il programma per la ricerca, da 154,9 a 140; il Connecting Europe Facility, che finanzia le infrastrutture, scende da 72,3 a 61,9 miliardi; il capitolo su resilienza, sicurezza, industria della difesa e spazio perde oltre 15 miliardi, da 115,7 a 100,7; l’azione esterna (“Global Europe”) cala da 190 a 156,9 miliardi, oltre 33 in meno, e la riserva per le sfide emergenti scende da oltre 13 a meno di 10 miliardi; il nuovo “EU Facility”, pensato per crisi, solidarietà, calamità naturali e affari interni, viene quasi dimezzato, da 56,3 a 32,4 miliardi, e sparisce il “cuscinetto” interno da 7,7 miliardi.
La rubrica che riunisce coesione, agricoltura, pesca, sicurezza e gestione delle frontiere, scende da 946,4 a 914,2 miliardi. Il taglio è di circa 32 miliardi, molto più contenuto in proporzione rispetto agli altri capitoli. La presidenza mantiene invece per intero il livello previsto dalla Commissione per gli aiuti diretti della Politica agricola comune (Pac): una dotazione minima di 261 miliardi per il sostegno al reddito degli agricoltori. Restano invariati anche i 30,6 miliardi per migrazione, frontiere e sicurezza interna, mentre sale leggermente la quota minima per la pesca. Sono scelte che vanno incontro agli Amici della Coesione.
La bozza continua a escludere dai massimali la riserva per l’Ucraina, confermata a 88,9 miliardi, e lo Strumento europeo per la pace (European Peace Facility), fermo a 27,1 miliardi finanziati direttamente dagli Stati membri.
Più peso a Consiglio e regioni
Sul piano politico, il testo rafforza il ruolo del Consiglio, cioè dei governi nazionali, nella governance dei programmi, nella definizione delle priorità e nell’applicazione delle condizioni legate allo Stato di diritto. Viene inoltre riaffermato il ruolo delle autorità regionali nella preparazione e nell’attuazione dei nuovi Piani nazionali e regionali, che sostituiranno gran parte degli attuali programmi di spesa. Il documento sarà la base dei negoziati in vista del Consiglio europeo di ottobre.


