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Bitcoin, un milione in tasca ora da 10 € investiti nel 2010. Guadagnare sicuri

Chi avesse investito un euro in bitcoin 7 anni fa ora avrebbe un milione. Comprarli espone a rischi elevati: servirebbero opzioni put. Come investire sicuri

Bitcoin, un milione in tasca ora da 10 € investiti nel 2010. Guadagnare sicuri

Bitcoin sotto i riflettori, dopo la decisione della Pboc (People’s bank of China, la banca centrale cinese) di dichiarare illegali le Ico (Initial coin offering), ordinando l’immediata cessazione di ogni quotazione delle stesse agli intermediari finanziari cinesi e il rimborso dei capitali già raccolti. Cosa sono le Ico, perché la Cina le ha vietate e che impatto avrà la decisione sulle quotazioni dei Bitcoin e di altre criptovalute, che dalla loro nascita ad oggi hanno, tra forti accelerazioni e decisi ribassi, segnato guadagni che nessuna altra asset class è riuscita a imitare? Andiamo con ordine: i Bitcoin, lanciata fin dal 2009 da un individuo (o gruppo di individui) che si identificava con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, sono forse la più famosa tra le criptovalute, le quali a loro volta sono in generale tutti quei mezzi di pagamento digitali (“token”) generati da un algoritmo criptato diffuso in rete.

video bitcoin
 

Il ricorso a tecniche di criptaggio garantisce l’anonimato di chi le crea (risolvendo i calcoli legati a un algoritmo diffuso in rete che diventa ogni volta sempre più complicato da risolvere) rendendo questi mezzi di pagamento al tempo stesso una moneta virtuale con cui pagare beni e servizi sul web, un asset liberamente scambiabile e (ma la cosa è ancora controversa) una “moneta” svincolata al controllo di banche centrali e governi. Una manna per il populismo che corre in rete e vede in questi ultimi la fonte di ogni male al mondo, ma anche per chi ha bisogno di uno strumento con cui regolare traffici illeciti di vario tipo (ad esempio il riciclaggio di denaro sporco o l’esportazione illegale di capitali all’estero) e proprio per questo la Cina è intervenuta.

Le Ico, infatti, sono operazioni con cui una startup raccoglie capitali in valuta emettendo nuovi token, ossia nuove criptovalute. La prima Ico venne lanciata fin dal 2013 emettendo Mastercoin, una seconda l’anno seguente con l’emissione di Ethereum e così via sino ad arrivare ad una dozzina di Ico finanziate e ad una trentina che prima della decisione della Pboc risultavano in fase di lancio. La decisione di Pechino per il momento non è stata imitata da altre autorità monetarie, ma potrebbe esserlo nei prossimi mesi, così la reazione sul mercato dei cambi tra valute reali e criptovalute è stata immediata, col prezzo di un Bitcoin passato dal massimo storico di 5.013,91 dollari per bitcoin dello scorso 2 settembre ai 4.357,29 di ieri sera, dopo aver toccato un minimo di 4.085,33 dollari martedì. Notare che la volatilità elevata è una caratteristica di tutte le criptovalute, anche a causa di scambi che per quanto siano arrivati, a livello mondiale, a 200 miliardi di dollari da inizio anno, restano ancora una frazione rispetto al volume di scambio giornaliero dei mercati dei cambi ufficiali.

bitcoin
 

Certo, se aveste avuto la fortuna di partecipare alla nascita dei bitcoin o li aveste comprati nel luglio 2010 (data a partire dalla quale il sito Coindesk, uno dei più famosi tra quelli che offrono quotazioni di questi asset, ha iniziato a tenere traccia delle quotazioni), quando valevano 6 centesimi di dollaro, anche dopo l’ultima violenta correzione avreste ancora un guadagno stratosferico: per ogni euro che aveste investito avreste oggi oltre un milione di euro (per la precisione 1.009.438,85), contro gli 1,161 milioni che avreste potuto ottenere vendendo il vostro gruzzoletto a inizio settembre. Anche se aveste approfittato della forte correzione segnata giusto tre anni fa, a inizio ottobre 2014, che riportò i prezzi sotto i 300 dollari, non ve la sareste cavata male: ora avreste per ogni singolo euro investito circa 17,42 euro contro i 24,54 euro di inizio mese.

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Tutto sommato la perdita di questi giorni se pur vistosa appare più che accettabile: il problema è che questi guadagni sono alle spalle e, nonostante il fascino “ideologico” di una “moneta” che non dipende dalle banche centrali, in realtà il suo valore è direttamente collegato alle politiche monetarie seguite dopo la crisi del 2009 dalle maggiori banche centrali mondiali come Federal Reserve, Bank of Japan, Bank of England e Banca centrale europea. Politiche che per evitare il collasso dei mercati hanno iniettato 14 mila miliardi di dollari di liquidità nel sistema, gonfiando i prezzi di tutti gli asset, non solo delle criptovalute. E’ proprio il livello elevato ormai raggiunto dai prezzi che preoccupa esperti della finanza mondiale del calibro dell’ex numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, o grandi banche come Bank of America, i cui analisti in questi giorni hanno parlato di prezzi degli asset “sempre più in bolla”.

borsa
 

Ad approfittare della situazione sono infatti stati anche debitori emergenti come il Tagikistan, che ha debuttato sul mercato degli eurobond con un’emissione decennale da 500 milioni di dollari al tasso fisso del 7,125%, o l’Iraq, che ha raccolto ad agosto un miliardo di dollari con un bond a 5 anni che paga il 6,75%. Rendimenti non così distanti da quelli che pagano i titoli di stato americani, nonostante la ben differente “solidità” patrimoniale dei diversi emittenti.

La verità è che, come per le criptovalute, finché le politiche monetarie continueranno ad essere espansive (quella americana oggi lo è un poco di meno di un anno fa, ma con tassi all’1% nominale, contro un picco del 19% toccato nel 1981 e un 5,25% a cui si trovavano nel luglio 2007, è difficile parlare di “stretta monetaria”) la corsa dei bond ad alto rendimento e di tutti gli asset a rischio (azioni comprese) proseguirà, ma se un domani dovesse veramente finire l’era del “denaro facile” e i tassi tornassero vicini a livelli pre-crisi, la caduta delle quotazioni potrebbe essere vistosa, tanto più per asset come i bitcoin che non offrono sostanzialmente alcuna garanzia patrimoniale, ma basano il loro valore esclusivamente sulla disponibilità di alcuni acquirenti a pagarli tanto.

Una situazione che ricorda da vicino quella dei bulbi di tulipano olandesi a metà del 1.600 e che potrebbe finire allo stesso modo (spoiler: gli ultimi acquirenti subirono un danno rilevante). Se volete provare a investire, dunque, cercate di farlo in modo razionale, limitando per quanto possibile i rischi. Un modo, oltre a limitare l’investimento in sé, potrebbe essere quello di operare proteggendosi con opzioni put (che danno diritto a vendere a un livello prefissato), una possibilità che vuole offrire ai suoi clienti la startup americana LedgerX, nata nel 2013 e finanziata da investitori come Google Ventures e Lightspeed Venture Partners. LedgerX a luglio è stata registrata dalla US Commodity Futures Trading Commission come swap execution facility. A questo punto LedgerX deve solo più ottenere l’autorizzazione a operare come clearing house, poi forse sarà possibile guadagnare sui bitcoin anche in caso di nuovi crolli.

Luca Spoldi