“Niente panico, niente panico”, diceva la voce gentile nel film “l’aereo più pazzo del mondo”, e aggiungeva “siamo solo un po’ fuori rotta”. Perché la situazione è un po’ questa, investire sui mercati dominati dagli algoritmi e dalle “fake news” è come salire a bordo dell’aereo più pazzo del mondo, non sai mai quando il pericolo deve essere preso sul serio, o quando semplicemente si tratta di uno scherzo o di una trappola piazzata solo per farti perdere soldi.
E la riprova l’abbiamo avuta oggi, lunedì 5 marzo, il giorno dopo le elezioni politiche italiane. Perché se ieri sera dopo gli exit poll della “Maratona Mentana”, con gli ipotetici trionfi del Movimento 5 Stelle e della Lega di Salvini (il mix peggiore per gli opinionisti di mercato) un brivido è corso lunga la schiena degli investitori, oggi con la riapertura delle contrattazioni, abbiamo trovato una strumentazione di bordo in regola: borse europee leggermente positive, Euro contro dollaro stabile, spread Btp/Bund in lieve risalita e Piazza Affari in negativo, ma contenuto. Tradotto, l’aereo ha qualche vuoto d’aria, ma continua il volo. Niente panico.

E’ normale, viste le scottature subite dai risparmiatori negli ultimi anni, che ogni qualvolta subentri sui mercati la variabile politica, il ricordo vada al 2011, alla crisi del governo Berlusconi, allo spread che picchia l’Italia, agli speculatori che giocano al tiro al bersaglio con la nostra finanza e con i nostri risparmi e al fantasma dei tecnici che come monatti metteranno il paese in quarantena per debellare la peste finanziaria. Niente di tutto questo, quei tempi sono passati, sono ormai fuori moda, la conferma si è avuta nei precedenti casi internazionali, dalla Brexit a Trump, fino all’Austria e anche a casa nostra, ricordate il referendum Renzi? Il “sì” doveva vincere, altrimenti si sarebbero aperte le porte dell’inferno. Ha vinto il “no” e il risultato è stato un rally di borsa a tutta velocità.
Oggi su di noi incombe l’ombra minacciosa di Ray Dalio, che dallo scorso autunno ha impiantato una strategia d’attacco (all’apparenza) contro il nostro Paese e soprattutto contro la finanza, partendo da un investimento al ribasso di 715 milioni spalmati contro 12 nostre società, oggi siamo lievitati a 3 miliardi su 18 titoli. Ma se inizialmente l’obiettivo poteva sembrare concentrato tutto sull’Italia, dalle ultime indicazioni si evince che è tutta l’Europa, o meglio l’Eurozona (UK ovviamente esclusa) a essere nel mirino, visto che i numeri dicono che ora le società prese di mira sono 59 per un controvalore di 22 miliardi.

La politica, le elezioni politiche sembrano quindi un finto problema, sono solo un pretesto per distrarre da quelli che sono i veri pericoli che incombono sui mercati finanziari, e che si chiamano politiche monetaria delle banche centrali, e per la precisione, tassi d’interesse. Bastano pochi numeri per capire tutto, Piazza Affari è arrivata alla vigilia elettorale spegnendo l’euforia di gennaio, con il gelo di febbraio che ha azzerato tutto, perché zero non è solo la temperatura di quest’inverno, è ora anche la percentuale della nostra borsa da inizio anno, ma Francoforte, la capitale della finanza dell’Eurozona da inizio anno fa -7%.
Colpa dei dazi di Trump, dicono alcuni, colpa dell’inflazione (che non si vede) replicano altri, o forse semplicemente, si è trovata una scusa per vendere ciò che più era salito. E ora, che si fa? Si scappa, si resiste o addirittura si compra? C’è il rischio volatilità, urlano i media, a mio avviso un falso luogo comune, la volatilità e il rischio sono due cose diverse, anzi, la volatilità è un’occasione, per le banche d’affari per fare ottimi guadagni e rimpolpare le casse, e per i trader un tentativo di rivalsa dopo la siccità degli ultimi mesi, dove il mercato saliva senza dare possibilità di ingresso.

E per i risparmiatori? La volatilità è l’occasione, perché sui mercati finanziari, funziona tutto come al mercato del Paese, quando ci sono offerte e sconti, quando i prezzi scendono è lì che si fanno gli affari. Cosa comprare e non se comprare, diventa la domanda più importante, e in questo caso, bisogna cercare di non farsi distrarre dai falsi allarmi e capire dove si annidi il valore e l’ipotesi speculativa.
Comincerei dalla salute, intesa come le aziende che hanno i conti in ordine, ed i prezzi ingiustificatamente contratti. Un esempio su tutti l’abbiamo avuto oggi da Brembo, che successivamente alla pubblicazione della trimestrale (buona, ottima) ha subito tolto ogni freno per accelerare, addirittura in controtendenza. Sempre per rimanere in tema industriale, Fca dopo questa discesa, ha un mix attrattivo di grande eccellenza: lo spin-off di Magneti Marelli, conti sempre ottimi, la prossima nomina del successore di Marchionne e anche se quest’ultimo l’ha tolto dal programma, il tema fusione e alleanze rimane sempre un’ipotesi, se non una futura certezza. Un’altra ghiotta occasione che ci offre questa fase di debolezza è il titolo Prysmian, che da poco ha annunciato un aumento di capitale, ma un conto è annunciare una ricapitalizzazione per coprire delle perdite, e un altro e farlo per finanziarie l’acquisto di General Cable, uno dei maggiori concorrenti del settore cavi e che permetterà a Prysmian, azienda italiana, di diventare la numero uno al mondo.
Il campo della moda è un altro settore di grande attrattiva, e sappiamo bene come in questo settore i saldi possano fare gola. Vi basterà guardare Moncler che nonostante la fase difficile, non vuole dare segni di debolezza. Il marchio è forte, piace, i conti sono ottimi, le vendite sono in continuo aumento, per Moncler i problemi della politica sono un optional. Diverso il discorso su Salvatore Ferragamo, dove è vero che i conti non brillano, che l’uscita di Poletto destabilizza, ma è altrettanto vero che il mercato non permette al titolo di scendere, anzi, sulla debolezza compra, infatti sono molte le banche d’affari che approfittano per chiudere le operazioni al ribasso e ricoprirsi. Nell’aria c’è profumo di deal.

E poi c’è la tecnologia italiana, con un bel tris intrigante: Telecom, Mediaset e STM. Quest’ultima per motivi di business, la collaborazione con Apple, il futuro dell’auto tecnologica e anche dal punto di vista speculativo, il riassetto nel settore semiconduttori; per Telecom si punta tutto sullo scorporo della rete che spalancherebbe il portone a mille ipotesi, dando finalmente la stura a un titolo che da anni è nella palude, mentre per Mediaset, oggi fiaccata dalle disavventure politiche del proprio fondatore, si trova su prezzi che a Vincent Bollorè potrebbe suscitare più di un interesse.
Senza dimenticare le banche, un settore che sta uscendo dalla crisi, ripulito, risanato, che ha ricostituito la propria verginità, pronto a convolare a nozze all’interno dei confini, ma anche a notte internazionali. Non è un caso se Blackrock proprio alla vigilia delle elezioni, abbia rimpinguato la sua posizione su Unicredit portandola sopra al 5%, perché proprio Unicredit è una delle prede più ambite. Come Carige, dove le ipotesi speculative, la lotta tra Malacalza e Mincione sta diventando molto stuzzicante. Il fatto che sull’aumento di capitale di Creval ci sia stato il tutto esaurito, anche in una fase apparentemente incerta come l’attuale, da il polso alla situazione, c’è voglia di merger, c’è voglia di fare affari e di salire. Ve li siete dimenticati i Pir? Sembra che la raccolta di quest’anno sarà record, superando i circa 11 miliardi, considerati anch’essi un record, raggiunti l’anno scorso.

E Pir è sinonimo delle piccole e medie imprese che costellano il nostro listino principale e l’Aim. Digital Magics, solo per citarne una, l’incubatore digitale, una delle imprese che promettono un futuro di grandi risultati. Elica, le cappe dal super design che puntano sulle cucine intelligenti ed eleganti, una delle public company italiane tascabili, produce e vende nei Paesi a forte crescita e sarà sicuramente una delle privilegiate dai Pir. Lo stesso vale per Vetrya, Be e Retelit, soprattutto quest’ultima che oltre a godere dell’interesse nel settore telecomunicazioni, ha come già scritto qui su Affaritaliani, un punto di forza sulle ipotesi speculative.
Settore da cui mi terrei alla larga è quello delle utility, titoli come Snam Rete Gas, Terna, A2A, i cosiddetti titoli difensivi, hanno il punto di forza nelle cedole generose, ma con tassi d’interesse visti in progressiva (seppur lenta) risalita, ne fanno un settore più a rischio ribasso che crescita.
Ho tutta l’impressione che nonostante la tavola ben imbandita, Ray Dalio dovrà ancora attendere prima di farsi una scorpacciata, e non è detto che possa anche rinunciare definitivamente al piatto dei ribassi. Solo le banche centrali possono modificare questo stato di grazia. Kuroda, il governatore della banca centrale giapponese, venerdì scorso, velatamente ipotizzò la fine del Qe, una dichiarazione che fece scattare subito le vendite sul listino giapponese. Una dichiarazione che da un attenta lettura denota un’ipotesi piuttosto remota: “una decisione sui tassi sarà presa solo in caso di aumenti reali dell’inflazione e questo non sarà prima della chiusura dell’anno fiscale 2018/2019”. Solo quando i fantastici 4 delle banche centrali perderanno il controllo dei comandi, e le strumentazioni di bordo inizieranno a impazzire, solo quel giorno potremmo dire: “Ora, panico!”.
Fino ad allora, seguiremo fedelmente il mantra di Warren Buffett “abbiate paura quando gli altri sono avidi, e siate avidi quando gli altri hanno paura”. La giornata sui mercati finanziari si chiude con il seguente risultato: Dax +1,70%, Piazza Affari in gran recupero annulla quasi totalmente le perdite, -0,40% e Wall Street che in questo momento fa +0,70% rispettivamente sia su Dow Jones che sul Nasdaq. Il volo sull’aereo più pazzo del mondo può continuare, anche con il pilota automatico.
@paninoelistino
