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Economia

Il 2014 potrebbe rivelarsi un anno complicato per gli investitori: i mercati obbligazionari dovrebbero risentire da un lato del progressivo venir meno degli incentivi monetari della Federal Reserve, cosa che potrebbe far risalire ulteriormente i tassi sui T-bond e rafforzare al tempo stesso il dollaro, e del progressivo allineamento dei rendimenti nell’area dell’euro con l’ulteriore compressione degli spread sotto l’azione attenta della Bce di Mario Draghi, cui spetterà anche di decidere in che misura forzare o meno la mano con gli stress test sulle maggiori banche europee (nei cui forzieri sono stipate centinaia di miliardi di euro di titoli di stato dei paesi di Eurolandia in particolare non  meno di un migliaio di Btp di cui circa 410 in mano a banche italiane e 590 a banche estere).

I mercati azionari, invece, tenderanno a dare progressivamente meno importanza ai dati macro per concentrarsi sempre più sull’andamento dei singoli titoli e settori. Riuscire a fare la scelta giusta farà dunque la differenza: ma come investono e su cosa puntano i maggiori e più rispettati investitori mondiali, i grandi “guru” di Wall Street. Alcuni di loro informano regolarmente il mercato della propria vision e della composizione del proprio portafoglio. Bill Gross (Pimco), ad esempio, ha segnalato di prevedere che il rendimento del T- bond a 10 anni oscilli nei prossimi mesi tra il 2,75% e il 3%, ma ha anche consigliato di puntare sulle azioni delle compagnie aeree americane, piuttosto che di un produttore automobilistico come Ford.

Howard Marks (Oaktree Capital Management), secondo cui sarà sempre più difficile in futuro ottenere risultati significativamente superiori alla media del mercato, per di più con un margine che andrà decrescendo dato che le inefficienze strutturali (ma non quelle cicliche) dei mercati si stanno riducendo, ha in questi giorni sottolineato il ruolo della fortuna nell’ottenere buone performance dai propri investimenti accanto alle competenze dell’investitore, salvo che un giorno i mercati non diventino perfettamente efficienti, cosa che appare praticamente impossibile. E sperando di avere fortuna ha nel frattempo incrementato i propri investimenti in Exco Resources (approfittando di quotazioni inferiori di un terzo dalla media degli ultimi 10 anni).

Prem Watsa, fondatore e numero uno della canadese Fairfax Financial, in grado di ottenere un risultato medio annuo del 19,73% nell’ultimo ciclo borsistico (dai picchi del 2007 a fine 2012) secondo il sito specializzato Gurufocus.com sta puntando sui titoli tecnologici, delle materie prime, dell’energia e della sanità. Tra i suoi preferiti: Cooper Tyre and Rubber, Resolute Forest Product, K12, Rue21, Onyx Pharmaceuticals e Spreadtrum Communications, ma non mancano nomi più noti al grande pubblico come BP, Ibm e Merck. David Rolfe (direttore investimenti di Wedgewood), che con un 9,2% medio annuo sempre nel quinquennio 2007-2012 è alle spalle di Watsa, punta su una selezione più rigorosa (22 contro i 42 nel portafoglio di Watsa) e più stabile, tanto che l’unico titolo inserito negli ultimi tre mesi è stato M&T Bank. Pure a Rolfe piacciono i tecnologici, assieme però a molti finanziari: tra i nomi più celebri in portafoglio si notavano fino a metà novembre Apple, Berkshire Hathaway, Qualcomm e Emc Corporation.

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