Le borse europee chiudono contrastate nonostante i positivi dati sull’occupazione e sull’andamento del settore manifatturiero nell’Eurozona. Pesa la debole performance di Wall Street, sulla quale incidono i dati sul mercato del lavoro, positivi solo in apparenza alla luce del forte calo della partecipazione. Positive Londra, con l’Ftse 100 in crescita dello 0,2% grazie al balzo di Rbs (+7,8%) e Madrid, dove l’Ibex guadagna lo 0,15% a 10.474,5 punti. Piatta Milano, dove l’Ftse Mib lima uno 0,01% a 21.782,00 punti. Negative Francoforte (Dax -0,49% a 9.556,02 punti) e Parigi (Cac 40 -0,65% a 4.458,17 punti), dove scivolano Carrefour (-4,55%) e Bnp Paribas (-3,23%).
PIAZZA AFFARI – Chiusura di seduta sulla parita’ per il mercato azionario, che ha bruciato nel finale il buon rialzo accumulato in precedenza, risentendo tra l’altro della crescente tensione in Ucraina. L’indice Ftse Mib segna una variazione del -0,01% a 21.782 punti, All Share sul +0,03%. Piazza Affari per gran parte della riunione ha fatto corsa a se’, con un guadagno arrivato al +0,7% mentre il resto d’Europa segnava movimenti frazionali. Il listino e’ stato stimolato anche dal buon andamento del settore manifatturiero italiano. Sale il titolo Saipem sull’annuncio delle nuove commesse.
SPREAD – Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi chiude a 160 punti, con il rendimento che aggiorna al 3,04% il proprio minimo dall’introduzione dell’euro. Minimo record anche per il tasso dei Bonos decennali (2,98%), il cui differenziale con i Bund si attesta a 153 punti.
DISOCCUPAZIONE USA – Il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti ad aprile e’ sceso al 6,3% dal 6,7% di marzo, toccando cosi’ il minimo dal settembre 2008. Lo riferisce il dipartimento del Lavoro. Gli analisti avevano previsto un calo minore, fino al 6,6%. Il dipartimento ha definito l’incremento degli occupati “esteso”, guidato soprattutto dai settori dei servizi, della sanita’ e della vendita al dettaglio. Il calo del tasso di disoccupazione non va pero’ sovrastimato, in quanto e’ legato in parte a un aumento degli inattivi e degli ‘scoraggiati’. La partecipazione alla forza lavoro e’ infatti scesa al 62,8%, il minimo dal 2008.
