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Economia
Borse, Zurigo sfida Francoforte e Parigi. La Borsa svizzera vuole Madrid
lapresse

La finanza svizzera prova a rimettere piede in Europa dopo lo stop alle contrattazioni di titoli elvetici sui listini europei scattato dal primo luglio scorso allo scadere di sei mesi di proroga del principio della “equivalenza” tra i mercati rossocrociati e quelli comunitari che non erano bastati a colmare le distanze tra le due giurisdizioni. 

Il gestore della borsa di Zurigo, Six, ha infatti annunciato un’offerta da 2,8 miliardi di euro (ovvero 34 euro per azione, tutti in contanti) per la rivale spagnola Bolsas y Mercados Espanoles (Bme), uno dei pochi listini indipendenti rimasti in Europa, peraltro già corteggiata anche dalla rivale Euronext.  L’operazione lascia perplessi gli analisti perché se cercare economie di scala ha senso, riuscire a generare sinergie che ripaghino un premio del 36% sulla chiusura di Bme di venerdì scorso (25,08 euro per azione) potrebbe essere difficile. 

orso francoforte
 

Secondo stime di Refinitiv, Bme dovrebbe registrare costi operativi attorno ai 118 milioni di euro l’anno prossimo. Se anche Six riuscisse (ad esempio unificando i sistemi informatici) a ridurre del 40% tale cifra, facendo meglio dell’obiettivo che si è posta Euronext per quanto riguarda il listino di Oslo Borse rilevato a inizio anno, tali risparmi, tassati al 25% e capitalizzati, si tradurrebbero in circa 350 milioni di euro di valore aggiunto per Six, ovvero in circa la metà del premio offerto.

Non solo: anche se il Cda di Bme ha già dato a Jos Dijsselhof, amministratore delegato di Six, una risposta incoraggiante dichiarando che l’offerta “riflette ragionevolmente il valore attuale” delle attività gestite da Bme e accettando di pagare una penale pari allo 0,5% del prezzo nel caso dovesse successivamente accettare un’offerta migliore, il Ceo di Euronext, Stephane Boujnah, che aveva già avviato a sua volta trattative con Bme, potrebbe provare a rilanciare. Per questo, forse, i titoli Bme hanno aperto la giornata in rialzo del 38% fino a 35 euro per azione.

Euronext
 

In alternativa il gestore francese potrebbe andare a caccia di altri listini per aumentare le dimensioni del suo gruppo. Da parte sua Six, controllata dai suoi utenti, può permettersi una visione strategica di lungo periodo senza tener conto delle oscillazioni dei corsi di borsa, il che non vuol dire che l’operazione possa andare facilmente in porto. 

Per far quadrare i conti Dijsselhof dovrebbe provare ad aumentare le entrate di Bme, ad esempio seguendo l’esempio del London stock exchange (Lse, proprietario anche di Borsa Italiana) che questa estate ha rilevato Refinitif da Reuters per sviluppare il business dei dati e analisi finanziarie da vendere ai propri clienti, un settore in cui Swiss potrebbe fare leva sulla controllata Telekurs. 

Crescendo di taglia il gruppo elvetico sarebbe poi, secondo gli analisti, in una posizione migliore per finanziare investimenti futuri. Aggregando i dati al 2018 dei due gruppi, una fusione porterebbe alla nascita di un gestore forte di un reddito operativo (Ebit) equivalente a circa 2,87 miliardi di euro ovvero in grado di registrare un utile netto di quasi 2,67 miliardi. 

A paragone lo scorso anno Deutsche Boerse ha registrato un Ebit di poco superiore a 1,44 miliardi di euro e un utile netto di 852,5 milioni, mentre Euronex ha chiuso con un Ebit di quasi 331 milioni di euro e un utile netto di poco inferiore ai 218 milioni. Numeri  sui quali è destinata a incidere anche la Brexit, dando il via ad un possibile nuovo giro di “risiko” tra i listini europei.

Luca Spoldi

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