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Economia
"Bosch, Vitesco, Stellantis Pratola, Marelli:aziende a rischio col Green Deal"

Non ci sono solo Gkn, Gianetti Ruote e, oggi, la Timken con 120 lavoratori. Secondo il responsabile automotive della Fiom Michele De Palma, intervistato da Affaritaliani.it, se non si "governerà" il processo di transizione della mobilità imposto dal Green Deal europeo saranno molte altre le aziende del settore delle quattroruote ad aggiungersi alla lista delle fabbriche che chiudono, annunciando licenziamenti collettivi. Le prime della lista? "Sono la Bosh di Bari e la Vitesco di Pisa. Poi, Pratola Serra di Stellantis e tutte le aziende della Marelli che producono i sistemi di scarico e le lavorazioni per motori endotermici", tuona De Palma. 

Poi l'attacco al ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. "Nella Motor Valley, Ferrari i modelli elettrici li ha già messi in cantiere. E la stragrande maggioranza dei marchi Premium vi sta già lavorando. E, sempre in quest’area, i cinesi di Faw hanno investito in maniera consistente con gli americani per costruire auto di lusso elettriche".

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Da sinistra: Michele De Palma e la segretaria generale
della Fiom Francesca Re David

Dopo la Gianetti Ruote in Brianza e la Gkn di Campi Bisenzio, la Timken è la terza multinazionale del settore automotive che ha deciso di chiudere uno stabilimento in Italia dopo lo sblocco dei licenziamenti da parte del Governo. Cosa sta succedendo nel settore delle quattroruote?
“Avevamo fatto presente all’esecutivo che l’automotive già si trovava in una fase di riorganizzazione. Queste tre aziende che hanno annunciato le procedure di licenziamento non sono certo imprese in crisi: hanno fatto ricorso agli straordinari fino a cinque minuti prima di dichiarare la chiusura degli stabilimenti”.

E allora cosa sta succedendo?
“Sono tutte multinazionali o gruppi controllati da fondi d’investimento, in cui anziché industriale-costruttivo l’investimento è di natura speculativa. La fabbrica della Gkn ha impianti e competenze dei lavoratori che servono al mercato: riforniscono Stellantis e i colossi dell’automotive tedeschi. Stesso discorso vale per la Gianetti Ruote da cui comprano gli americani di Harley Davidson e Iveco. Non c’è nessun problema di mercato. Sono scelte di carattere speculativo e di delocalizzazione della produzione.  Le politiche di sostegno all’industria del nostro Paese sono le grandi responsabili”.

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Quindi sono il Governo o gli esecutivi passati i principali indiziati sul bancone degli imputati…
“Sì, mentre negli altri Paesi europei assistiamo a fenomeni di reshoring, l’Italia subisce le delocalizzazioni. Tutto ciò si inserisce in un quando in cui lo sblocco dei licenziamenti senza un’adeguata politica di sostegno di carattere industriale determina i fenomeni a cui stiamo assistendo. Rischio che la Fiom ha sollevato a tutti i tavoli. Il sindacato aveva poi anche indicato proprio l’automotive come uno dei settori più delicati. Pertanto, c’è una responsabilità oggettiva da un lato dei fondi d’investimento e delle multinazionali, dall’altra della mancanza di una politica industriale del nostro Governo che affronta le crisi solo quando un’azienda chiude i cancelli. Mentre bisogna intervenire prima. Oltretutto, queste dinamiche vanno anche contro i nuovi obiettivi europei”.

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Il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti

E cioè?
“Assieme alla digitalizzazione, la Commissione europea ha indicato come punto centrale della rivoluzione della mobilità delle persone e delle merci la riduzione delle emissioni inquinanti. Dal punto di industriale, invece, con le delocalizzazioni in Slovacchia, in Polonia e in Francia creeremo in Italia una filiera lunga che per gli assemblaggi finirà per aumentare le emissioni di anidride carbonica. Stiamo operando, dunque, non nella direzione degli obiettivi posti dall’Unione europea, ma in quella esattamente opposta”.

(Segue: il caso della Motor Valley emiliana, le richieste al governo e le altre aziene dell'automotive a rischio...)

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