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Mentre per PricewaterhouseCoopers banche, asset manager e assicurazioni britanniche potrebbero tornare ad assumere dopo tre trimestri consecutive con saldi occupazionali negative (le attese sono di un saldo positivo di 2 mila persone alla fine dei primi tre mesi del 2013 e di altre possibili 2 mila assunzioni nette nel trimestre successivo), in previsione di un graduale miglioramento dell’economia e di una ripresa delle vendite, per le banche italiane la fine del “credit crunch” e il ritorno ad una fase di crescita sembra ancora lontana.

Pesano sui bilanci degli istituti tricolori tanto l’andamento delle sofferenze, tuttora in crescita anche se da inizio anno si sta notando un certo rallentamento (mentre gli istituti continuano ad alzare il grado di copertura dei crediti a rischio per portarsi almeno in linea con la media europea), quanto l’esposizione al rischio sovrano, sotto forma di detenzione in portafoglio di titoli di stato italiani. Titoli che se negli scorsi trimestri avevano dato una mano ai conti grazie alla graduale ripresa di valore ora tornano a preoccupare qualche tesoriere, data la nuova crescita degli spread e il calo delle quotazioni, sensibili all’incertezza politica emersa dall’ultima tornata elettorale e che rischia di prolungarsi ancora a giugno o a ottobre.

Un’incertezza che ha già virtualmente riazzerato la differenza tra titoli italiani e spagnoli (lo spread tra i rispettivi decennali guida è attorno allo 0,3% a favore del titolo italiano, che paga al momento circa il 4,7% di rendimento contro il 5% a cui oscilla quello di Madrid), nonostante la crisi spagnola appaia decisamente più seria di quella italiana, e che rischia di ripercuotersi anche sulle quotazioni dei principali titoli bancari italiani (e dunque su tutta Piazza Affari, dato il peso del settore bancario sugli indici generali del listino di Milano). Ma dopo un 2012 che ha visto nel complesso acquisti netti di titoli “sovrani” per 92,4 miliardi da parte della banche tricolori, chi “rischia” di più in questo momento?

Prendendo i dati degli ultimi bilanci, appena resi noti, emerge come Mps avesse a fine anno un’esposizione ai Btp italiani pari a 25,8 miliardi (con una duration di 6,7 anni), in lieve risalita rispetto ai 24,7 miliardi segnati a fine settembre. Ubi Banca risultava avere in portafoglio 17,966 miliardi di titoli di stato italiani (dai 16,345 miliardi di fine settembre), per il 60% con scadenza inferiore ai 3 anni, Banco Popolare ha dal canto suo registrato una risalita a 12,759 miliardi del portafoglio di titoli di stato italiani rispetto ai 12,238 miliardi di fine settembre, mentre Bper ha segnalato di avere in cassa a fine 2012 4,9 miliardi di titoli governativi, “di cui la quasi totalità rappresentati da titoli di stato italiani” (sostanzialmente stabili rispetto ai 5 miliardi segnalati a fine settembre scorso).

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