Il periodo estivo è da sempre considerato il momento cruciale di riposo e di svago di tutto l’anno. Le varie destinazioni vengono selezionate secondo le possibilità economiche, le tendenze del momento, il numero dei familiari, gli amici, i luoghi di origine. Indipendentemente dal mare o dalla montagna, il bisogno di un contatto con l’acqua naturale, lago, mare, fiume o piscina artificiale, è sempre un desiderio che finisce con il coinvolgere tutti. Sia gli esperti, sia chi ha poca pratica, ma ritiene di poter affrontare un abbraccio semplice e facilmente gestibile nel bene e nel male.
Non sempre è così banale tornare a fare alcune considerazioni che richiamano alla prudenza. Può servire a salvare vite umane, ignare del pericolo che possono correre, coinvolgendo anche il destino di volenterosi ignari della sorte che potrà essere riservata loro. L’acqua non è mai quella della vasca da bagno. Mare, lago, piscina, fiume o torrente, possono regalare momenti di benessere e di divertimento, ma richiedono sempre il massimo rispetto se non addirittura di timore.
La maggior parte degli incidenti e degli annegamenti non è causata da fatalità imprevedibili, bensì da una catena di piccole sottovalutazioni. Un tuffo azzardato, una corrente ignorata, un bimbo sfuggito ai controlli dei familiari, l’alcol, la stanchezza, la convinzione di essere in grado di poter gestire tutto e comunque. La prudenza, quella banale, semplice ed a portata di chiunque, può bastare ad evitare vere e proprie tragedie. L’acqua non fa differenze tra esperti e principianti, giovani e anziani. Premia chi la rispetta e può diventare spietata con chi la sottovaluta.
La sicurezza non è un limite alla libertà, o una forma di timore ingiustificato o umiliante, ma una condizione che permette di tornare a casa. In mare, sul bagnasciuga, siamo tutti bravi. Ma appena ci allontaniamo dalla riva, dobbiamo tenere presente e valutare adeguatamente le correnti, in particolare quelle di ritorno (“rip currentis”) onde improvvise, mareggiate, fondali irregolari e profondi, scogli frangiflutti, imbarcazioni, moto d’acqua, meduse, ricci, pesci velenosi, calore assorbito in eccesso prima del bagno, ipotermia da permanenze prolungate. Differenze notevoli riguardano l’adattamento in acque “dolci” come laghi, fiumi, ruscelli, piscine. L’acqua salata è più densa di quella dolce, si passa da circa 1000 kg/metri cubi a una densità media di circa 1025 kg/metri cubi. I sali disciolti aumentano il peso del liquido a parità di volume, rendendo l’acqua salata più pesante e capace di offrire una maggiore spinta a galla. Alcuni laghi particolari sono caratterizzati da componenti salate molto elevate, ma non sono la regola. Tornando al nostro concetto di “galleggiamento”, più sale c’è, maggiore è la spinta verso l’alto.
Per questo motivo si sta più facilmente in superficie in mare, piuttosto che in fiumi, laghi o piscine. Secondo principi di fisica di base, l’acqua dolce tende a rimanere sopra l’acqua salata, proprio perché è più leggera. Si comprende in termini di fatica, di nuoto, di velocità. Così come si avverte una qualche difficoltà a portarsi in giù con la maschera. Ma l’acqua, denominata dolce, quale altra insidia nasconde? Sicuramente più fredda, nasconde fondali impervi e sconosciuti, massi, pietre e vegetazione non visibile, correnti non evidenti, tronchi, rami, materiale a rischio tagli o intrappolamento, scarsa visibilità, impossibilità ad essere aiutato in ambiti isolati o poco conosciuti.
I rischi
Le piscine, vanno attenzionate, per la scivolosità sui bordi, la profondità non sempre ben valutabile per i non addetti, per la velocità di risucchiamento degli scarichi, l’eccesso di cloro, contaminazioni da altri agenti disinfettanti, traumi cervicali da tuffi. Chi rischia di più in acqua libera. I bambini, gli adolescenti che si sfidano in tuffi pericolosi, gli anziani con difficoltà. Alcune controindicazioni o attenzioni per alto rischio riguardano soggetti affetti da epilessia, cardiopatia, diabete, nuotatori inesperti ed impreparati. Proprio per questi motivi, una particolare attenzione deve essere posta alle seguenti sostanze.
Alcol, droghe, pasti molto abbondanti, affaticamento, disidratazione, temporali, vento, mare “a cavalloni”, essere soli, sopravvalutare le proprie capacità natatorie. Anche se può sembrare banale, prima di entrare in acqua si dovrebbe valutare meteo e previsioni marine, dare un’occhiata a bandiere e avvisi, ove presenti naturalmente, bere acqua quella potabile ovviamente, fare il proprio ingresso in modo graduale, soprattutto se l’acqua è fredda, conoscere profondità e fondale. In caso di difficoltà, occorre, senza agitarsi, non perdere il controllo delle proprie azioni e segnalare in maniera visibile il bisogno di aiuto. L’insorgere di crampi importanti, affanno, dolore toracico, vertigini, confusione, brividi intensi, senso di mancamento, bastano per chiedere una rapida attenzione finalizzata al soccorso. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità ogni anno si verificano oltre 300.000 decessi per annegamento, riguardando maggiormente bambini e giovani. I luoghi della tragedia sono quasi sempre le acque naturali per inosservanza dei più elementari criteri di prudenza e prevedibilità.
La prevenzione è il più efficace dispositivo di salvataggio: non si vede, ma salva più vite di qualsiasi intervento di emergenza.

