L’economia mondiale corre su un equilibrio sempre più fragile, sospesa tra l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale e i timori legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. È questo il messaggio emerso dalla presentazione dell’outlook per la seconda parte dell’anno di Carmignac– società francese di gestione patrimoniale- illustrato dal chief economist Raphael Gallardo e da Kevin Thozet, membro del comitato investimenti. Secondo gli esperti della società di gestione francese, i mercati stanno vivendo una fase caratterizzata da un forte ottimismo nei confronti dello sviluppo dell’intelligenza artificiale, ma al tempo stesso sottovalutano alcuni rischi che potrebbero riportare l’inflazione al centro delle preoccupazioni degli investitori.
Il petrolio resta il principale rischio
Uno dei temi più discussi durante la conferenza è stato il conflitto che coinvolge l’Iran e le possibili conseguenze sul mercato energetico. Per Carmignac, il rischio inflazionistico legato al Medio Oriente continua a essere sottovalutato. L’economia globale è riuscita finora ad assorbire lo choc grazie a livelli di scorte petrolifere particolarmente elevati. Tuttavia, la chiusura prolungata dello stretto di Hormuz e le interruzioni dell’offerta potrebbero rapidamente ridurre questi margini di sicurezza, spingendo al rialzo i prezzi dell’energia. Secondo gli esperti, un nuovo aumento del petrolio avrebbe effetti ben oltre il settore energetico, trasmettendosi ai costi di produzione dell’industria e alimentando nuove pressioni sui prezzi a livello globale.
Gli Stati Uniti scommettono tutto sull’intelligenza artificiale
L’altra grande forza che sta plasmando l’economia americana è l’intelligenza artificiale. Carmignac ritiene che gran parte della crescita degli Stati Uniti dipenda oggi dagli enormi investimenti effettuati dalle grandi aziende tecnologiche per costruire data center, infrastrutture digitali e capacità di calcolo. Questa corsa agli investimenti sta sostenendo l’economia e i mercati finanziari, ma sta anche assorbendo risorse che in passato sarebbero state destinate ad altri comparti. Secondo gli analisti, i veri motori della spesa negli Stati Uniti non sono più le famiglie, bensì i grandi gruppi tecnologici e il settore pubblico. I consumi delle famiglie mostrano infatti segnali di rallentamento, mentre la fiducia dei consumatori rimane debole. Nonostante ciò, l’effetto ricchezza generato dall’andamento positivo delle Borse continua a sostenere la spesa. Inoltre, un accesso più facile al credito potrebbe contribuire a mantenere i consumi su livelli soddisfacenti nei prossimi mesi.
La Fed davanti a una scelta difficile, la Cina punta sul tech
Sul fronte monetario, Carmignac ritiene che la banca centrale americana sia già in ritardo rispetto all’evoluzione dell’economia e dell’inflazione. Il futuro presidente della Federal Reserve, qualunque sarà la sua linea, dovrà confrontarsi con una situazione complessa: da un lato la necessità di contenere le pressioni inflazionistiche, dall’altro il rischio di rallentare un’economia fortemente sostenuta dagli investimenti tecnologici. Più cauta invece la visione sulla Cina. Secondo gli analisti, Pechino continua a puntare sul rafforzamento tecnologico e industriale, ma questa strategia non è sufficiente a compensare la debolezza del mercato immobiliare e dei consumi interni.
L’Europa tra energia, commercio e tecnologia
Per quanto riguarda l’Europa, l’aumento dei prezzi energetici e le tensioni commerciali continuano a rappresentare fattori di pressione. La Banca centrale europea viene giudicata credibile nella lotta all’inflazione, ma gli economisti osservano come la crescita rimanga fragile e il mercato del lavoro meno robusto rispetto agli anni precedenti. Mentre dal punto di vista degli investimenti, la casa francese mantiene una posizione prudente sui titoli obbligazionari a lunga scadenza. Più costruttiva invece la visione sulle azioni, soprattutto nei comparti che beneficiano direttamente dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo Carmignac, il mercato continua a credere che i massicci investimenti degli hyperscaler e delle aziende tecnologiche genereranno ritorni economici significativi nei prossimi anni. Resta invece più complessa la situazione dei settori legati ai consumi, che devono confrontarsi con una domanda meno dinamica e con cambiamenti strutturali nelle abitudini dei consumatori. In conclusione, Carmignac individua tre grandi fattori destinati a influenzare i mercati nella seconda metà del 2026: le tensioni geopolitiche, la credibilità delle politiche economiche e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

