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Cda Mps, il piano ben preciso di Lovaglio e la doppia offerta su Banca Generali e Bpm

Le due strade per evitare che il Monte finisca in mani rivali

Cda Mps, il piano ben preciso di Lovaglio e la doppia offerta su Banca Generali e Bpm
Luigi Lovaglio Ad di MPS

Cda Mps, il piano ben preciso di Lovaglio

Luigi Lovaglio ha convocato un cda per oggi con un piano ben preciso. Il Ceo della banca senese ha in mente una doppia offerta per evitare che Mps finisca nelle mani rivali, specie dopo l’operazione lanciata a giugno da Intesa Sanpaolo e Unipol. Ma in che cosa consiste questa doppia mossa?

Secondo fonti convergenti, oggi l’ad del Monte – riporta La Repubblica – dovrebbe chiedere la delega al suo cda a finalizzare due distinte operazioni. Se la otterrà – ma ci sono pochi dubbi perché Lovaglio ha il supporto di otto dei 13 consiglieri (e i due dimissionari della lista del cda a lui avversa, non sono stati ancora integrati) – potrebbe riconvocare il cda nel fine settimana, per gli annunci.

La prima mossa, inedita e più “difensiva”, prevede un’offerta per il 100% di Banca Generali, la rete di promotori finanziari controllata dall’assicuratore di Trieste al 50,1%. La società vale 7,87 miliardi (+1,66% ieri in Borsa, con l’indice Stoxx banche Europa che cedeva l’1,5%), poco meno del 13,3% di Generali che Mps ha inglobato con la scalata a Mediobanca. Per questo Lovaglio vorrebbe pagare il Leone con azioni Generali, come tentò di fare l’ad di Mediobanca Alberto Nagel l’anno scorso.

L’altra operazione congegnata da Mps con gli advisor Ubs e Bofa – prosegue La Repubblica – sarebbe un’Ops (offerta di scambio di azioni) su Banco Bpm, stavolta in forma ostile, non concordata con l’ex popolare milanese. Come noto, già a fine luglio si arenò un tentativo, allora amichevole, di trovare un concambio che portasse alle nozze Banco Bpm e Siena, per creare il progetto di terzo polo bancario – dietro Intesa Sanpaolo e Unicredit – che il governo Meloni persegue fin dall’insediamento.

Ma non è tutto. Perché tra le opzioni che circolano dietro le quinte di Rocca Salimbeni ce n’è una destinata a parlare direttamente al portafoglio degli azionisti: un dividendo straordinario da affiancare alle manovre difensive contro l’assalto di Intesa Sanpaolo. L’obiettivo sarebbe convincere i soci a non aderire all’offerta pubblica di acquisto e scambio già sul tavolo, che riconosce a ciascun azionista del Monte 1,6 titoli dell’istituto guidato da Carlo Messina più un euro in contanti.

Il nodo, però, è procedurale. Essendo oggetto di una scalata, Mps ricade sotto la passivity rule: qualsiasi contromossa dovrà quindi ottenere il via libera dell’assemblea straordinaria, con un quorum fissato ai due terzi del capitale rappresentato in sala. Ecco perché, secondo chi ha familiarità con il modo di operare di Lovaglio, il banchiere punterà ancora una volta sulla platea dei piccoli risparmiatori — quella stessa base, fortemente legata al nome della banca senese e titolare di circa il 15% delle azioni, che ad aprile risultò decisiva per la sua riconferma al vertice.