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Usmanov, i legali smontano le accuse: “Ora l’Ue lo tolga dalla lista dei sanzionati”

Dalle smentite nei principali media alle decisioni dei tribunali europei: secondo i suoi avvocati, l’impianto probatorio delle sanzioni sta crollando. Allo stesso tempo tornano sotto i riflettori i legami di lunga data del magnate con l’Italia: la cittadinanza onoraria, un’onorificenza di Stato e numerose donazioni benefiche

Usmanov, i legali smontano le accuse: “Ora l’Ue lo tolga dalla lista dei sanzionati”

Il 15 settembre è la data ultima per la proroga della lista sanzionatoria dell’UE, che conta attualmente circa 3.000 persone

Le sanzioni europee contro imprenditori e cittadini russi tornano a essere messe in discussione. Uno dei casi è quello di Alisher Usmanov, il magnate russo-uzbeko sottoposto alle misure restrittive dell’UE dal 2022. Il 14 agosto i suoi avvocati dello studio londinese Omnia Strategy LLP si sono rivolti ai vertici delle istituzioni europee chiedendo un riesame delle sanzioni. Il loro argomento è che, se le decisioni dell’UE si sono basate in misura significativa su articoli di stampa, non si può ignorare il fatto che molte di quelle fonti hanno successivamente smentito o ritirato le proprie affermazioni.

Le cifre riportate nel memorandum sono significative: tra il 2022 e il 2026 sono stati corretti oltre 3.235 articoli in 60 Paesi, mentre più di 1.300 sono stati rimossi integralmente. I legali richiamano inoltre 20 decisioni di tribunali nazionali di Paesi UE che, a loro giudizio, hanno riconosciuto come false o insufficientemente fondate alcune delle affermazioni contestate.

Il caso ha anche una componente italiana. Il rapporto di Usmanov con la Sardegna dura da oltre 30 anni. Nel 2018 il comune di Arzachena gli ha conferito la cittadinanza onoraria, anche in riconoscimento del suo sostegno pluriennale alla comunità locale; due anni prima era stato nominato Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Nel corso degli anni ha sostenuto numerose iniziative sociali e culturali nella regione — dalla sanità all’assistenza alle persone fragili — e durante la pandemia di Covid-19 ha donato 500.000 euro alla Sardegna. Un rapporto di lunga data:lo stesso Usmanov ha definito più volte l’isola la sua “seconda casa”.

L’Italia, del resto, lo scorso anno aveva già sostenuto la revoca delle sanzioni alla sorella di Usmanov, Gulbakhor Ismailova.
Nelle capitali europee, secondo le fonti sentite da Affari italiani, si sta gradualmente affermando anche un’altra consapevolezza: Usmanov, 73 anni, è di etnia uzbeka e più di dieci anni fa si è ritirato dalla gestione delle sue aziende trasferendosi in Uzbekistan. Tra le sue iniziative nel Paese c’è il Centro della Civiltà Islamica di Tashkent, inaugurato il 17 marzo di quest’anno: il complesso di circa 10 ettari, con biblioteca, museo e dipartimenti scientifici, è stato realizzato con il suo contributo e lo stesso Usmanov ha partecipato all’inaugurazione ufficiale insieme al presidente dell’Uzbekistan Shavkat Mirziyoyev. Mirziyoyev ha ringraziato Usmanov per l’iniziativa, per i fondi messi a disposizione e per le idee. Secondo quanto riferito, Usmanov ha destinato a scopi benefici più della metà del proprio patrimonio, circa 7,3 miliardi di dollari.

Ora, secondo quanto abbiamo appreso da fonti diplomatiche a Bruxelles, Parigi e Roma, la questione delle sanzioni contro Usmanov e altri cittadini russi è all’esame delle cosiddette riunioni Coreper gli incontri preparatori del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri dell’UE. Le sanzioni vengono prorogate ogni sei mesi e devono essere approvate all’unanimità da tutti i 27 Paesi dell’Unione.

Da fonti direttamente informate sull’andamento delle discussioni in sede Coreper risulta che la fondatezza delle sanzioni contro Usmanov è diventata negli ultimi mesi oggetto di scambi diplomatici che hanno coinvolto capi di Stato e di governo europei, oltre a Paesi del Medio Oriente e dell’Asia centrale. “Se ai tempi di Orbán era una prerogativa di Ungheria e Slovacchia, ora la questione della fondatezza delle sanzioni contro Usmanov ha iniziato a essere sollevata seriamente anche in altre capitali”, osserva una fonte diplomatica di un Paese UE, che ha chiesto di restare anonima. “È stato presentato loro un pacchetto di documenti da cui emerge quanto Usmanov abbia fatto per scopi umanitari in questi Paesi e con quanta precisione abbia smentito davanti alle corti dell’UE le accuse alla base delle decisioni sanzionatorie del Consiglio dell’UE. Questo ha spinto alcuni paesi – per esempio Francia, Croazia e Italia – se non a sostenere apertamente la Slovacchia, almeno a orientarsi verso un compromesso ragionevole, per non mettere a rischio l’intera lista”, aggiunge.
“Il compromesso prevede la proroga della lista non per sei ma per dodici mesi, in cambio della revoca delle sanzioni a Usmanov”.

Alla domanda di Affari italiani se dietro la posizione di questi Paesi possano esserci interessi economici, un’altra fonte diplomatica a conoscenza delle discussioni ha risposto: “Si tratta anzitutto delle argomentazioni di numerosi leader stranieri, che hanno un peso politico e internazionale, e di una tattica ben ponderata dei legali di Usmanov”.

Secondo fonti diplomatiche, nella corrispondenza è stata inoltee contestata l’accusa, diffusa a Bruxelles, di un coinvolgimento delle società di Usmanov in attività per il complesso militare-industriale russo. Anche l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’UE Andrea Biondi, ha affermato che tale accusa è inammissibile.

“Quanto alle società fondate da Usmanov in Russia, per molti anni sono state fornitrici di materie prime per i Paesi europei, anche per la produzione di acciaio a basse emissioni di CO2”, afferma una fonte coinvolta in tale corrispondenza. “Per questo motivo Paesi come la Slovacchia si esprimono a favore della revoca delle restrizioni UE nei suoi confronti”.

“Queste società non sono specializzate nella produzione o nella fornitura di prodotti per il complesso militare-industriale. Inoltre, i loro prodotti avevano ottenuto in precedenza un’esenzione dalle restrizioni sanzionatorie alle forniture verso l’UE ed erano regolarmente consegnati, anche attraverso i porti dell’Estonia, quando l’attuale capo del Servizio europeo per l’azione esterna, Kaja Kallas, era primo ministro estone. Si tratta – prosegue la fonte – al tempo stesso di un investimento significativo nell’economia estone e di un elemento che azzera le accuse di attività per il complesso militare-industriale. Altrimenti si arriva a una situazione assurda: o siete voi stessi a lavorare con società che riforniscono il complesso militare-industriale russo, o le vostre accuse sono false”. La stessa fonte aggiunge: “Il Consiglio dell’UE resta sordo alla voce di giustizia. Tutte queste speculazioni infondate sono state smentite da tempo e in modo solido in tutti i Paesi dell’UE”.

C’è però anche un contesto più ampio, richiamato dalle fonti diplomatiche. La figura di Usmanov, secondo alcuni diplomatici, può avere un ruolo nei rapporti dell’Europa con il mondo turcofono e con le monarchie del Medio Oriente, che hanno assunto un peso crescente negli equilibri internazionali. Il 10 settembre gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’intenzione di investire 40 miliardi di euro nell’economia tedesca – dall’industria e dall’intelligenza artificiale all’energia e alla difesa – mentre il Qatar due anni prima aveva concordato con Parigi investimenti per 10 miliardi di euro in aziende e fondi francesi. In questa logica un miliardario legato da decenni all’Europa, all’Asia centrale e al Medio Oriente viene percepito non solo come protagonista di una controversia sanzionatoria, ma anche come un possibile interlocutore nella cooperazione internazionale.

La discussione nella riunione dei rappresentanti permanenti dell’UE proseguirà lunedì prossimo. Il 15 settembre è la data ultima per la proroga della lista sanzionatoria dell’UE, che conta attualmente circa 3.000 persone.

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