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Economia
Cdp, altro rinvio della nomina di Scannapieco: che cosa c’è dietro

Cdp, altro rinvio della nomina di Scannapieco: che cosa c’è dietro

Sembrava - per dirla con uno splendido film di Tornatore - “una pura formalità”: confermare per altri tre anni al timone di Cassa Depositi e Prestiti Dario Scannapieco, dopo che le Fondazioni avevano votato per un altro mandato di Giovanni Gorno Tempini. Solo che quello che sembrava essere solo un passaggio quasi obbligato si è trasformato in una telenovela: tre rinvii e ancora il nome dell’ad non c’è.

Cdp, come Ferrovie, non è quotata e quindi può permettersi di rinviare l’assemblea senza avere obblighi CONSOB da rispettare. Tant’è che a metà giugno si era detto che le nomine dei vertici di Fs e Cdp sarebbero arrivate insieme.

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Ma Ferrovie ha un nuovo management, mentre la Cassa no. In molti si interrogano: qual è la causa? La politica, probabilmente, che forse fatica ad accordarsi su un nome che sembrava già ufficiale. Giorgia Meloni ha da sempre voluto mantenere al timone Scannapieco, perché bene ha fatto durante il suo mandato e perché garantisce continuità nella gestione della cassaforte che custodisce i risparmi postali degli italiani. Ma se la premier è d’accordo e Giancarlo Giorgetti ha di fatto confermato l’ad lo scorso 17 giugno (“non ci saranno stravolgimenti” aveva detto parlando di Via Goito) che cosa impedisce di ripartire? 

Si era detto che vi fosse un conflitto tra il direttore generale dell’economia Marcello Sala e la necessità di garantire le quote rosa, ma con una nota dello scorso 28 giugno il Mef ha smentito ufficialmente un qualsiasi coinvolgimento di Sala. E dunque? L’assemblea è convocata per il prossimo 15 luglio: sarà la volta buona?






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