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Economia
Giovani di Confindustria, il presidente Marco Gay a Renzi: "Coinvolgici. Investimenti più deducibili"

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di Andrea Deugeni 
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@andreadeugeni

 
 

 

Lo scorso anno erano rimasti male perchè il più giovane presidente del Consiglio della storia repubblicana, Matteo Renzi, che per età avrebbe fatto parte della categoria dei Giovani di Confindustria, non partecipò (seppur invitato) al tradizionale convegno dei baby imprenditori a Santa Margherita Ligure. Così, quest'anno Marco Gay, dopo 12 mesi di presidenza dei Giovani Industriali e aprendo i lavori di "Ci interessa", ha chiesto al premier di coinvolgere gli imprenditori under '40 di Viale dell'Astronomia nell'attività di governo di elaborazione delle politiche pubbliche. Soprattutto quella industriale che "manca ancora in Italia".

"Caro presidente Renzi - dice infatti Gay - il confronto aperto e moderno con noi è necessario per creare politiche per il Paese. Siamo a disposizione, coinvolgici". E poi alza i toni: "Non è possibile che al tavolo del Ministero dello Sviluppo non ci sia un rappresentante dei giovani imprenditori". E ancora: "Non è possibile ricordarsi delle imprese solo quando c'è da scongiurare la chiusura di uno stabilimento". E conclude: "Non è possibile coinvolgere le imprese solo quando si tratta di parlare di tasse. Non possiamo dover pensare di essere costretti a sfilare in corteo o fare uno sciopero fiscale per essere ascoltati. Vogliamo essere il consigliere indipendente del Cda dell'Impresa Italia e contribuire a scriverne il business plan".

Gay poi spezza anche una lancia in favore di Renzi, dandogli atto di aver impresso nel Paese una certa spinta riformistica. "La politica sta provando a riformarsi è c'è una nuova classe dirigente", riconosce infatti il presidente dei Giovani di Confindustria, ma chiede ancora "un sistema di confronto" per capire ad esempio "se il governo ha capito la lezione della crisi" o "se gli 80 euro anno funzionato" o, infine, "se il contratto a tutele crescenti ha qualche effetto sulle assunzioni recenti o vale soltanto la detassazione".

Il numero uno degli imprenditori under 40 fa la lista della spesa rivolgendosi a un governo che in platea, nella prima giornata, era rappresentato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Domani sarà la volta del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi.  Ecco i punti toccati dal presidente Gay:

LEGGE SULLE LOBBY. Dopo la legge elettorale, "le regole non servono solo per chi fa politica, ma anche per chi da privato si confronta con la politica. In Italia manca una legge sulle lobby, a causa di un'interpretazione distorta di cosa significa fare rappresentanza di interessi: alle lobby da un lato si addossa ogni colpa è dall'altro neanche si prova a farci i conti. Facciamo una legge chiara e trasparente sull'attività di lobby che divide gli affaristi da chi invece rappresenta interessi legittimi".

INVESTIMENTI DEDUCIBILI. "Noi imprenditori ci assumiamo il compito di far crescere le nostre imprese,  di creare multinazionali tascabili. Ma per farlo, dobbiamo avere un ecosistema che c'è lo permetta con semplicità e ci rispetti per quello che facciamo. Se in Inghilterra, la deduzione per chi investe in nuove imprese è pari all'85% del capitale, in Italia possiamo pensare di avere gli stessi risultati con solo il 20-30%?".

ABBATTIMENTO DEI CONTENZIOSI AMMINISTRATIVI. "I circa 70 mila ricorsi ogni anno, con un tempo di attesa per un primo giudizio di 500 giorni - peggio di noi fanno soltanto Cipro e Malta - ci raccontano un pezzo dell'Italia che non funziona: il terzo valico in Liguria, il porto di Taranto, l'autostrada Roma latina,  la stazione di Catania e potrei andare avanti per ore. Il costo del non fare,  di questa paralisi delle opere pubbliche, del continuo appuntamento con le aule della giustizia amministrativa,  è un freno pari al 4,9% sul Pil, che se tolto ci consentirebbe di Crescere al ritmo della Cina!".

RIFORMA DELLA PA. "Procediamo anche veloci sulla riforma della Pubblica Amministrazione: quello che ci aspettiamo è di avere amministratori pubblici che siano liberati dalla paura di decidere e dalla tentazione di usare il veto come potere. Una PA per i cittadini e per le imprese, non più contro: vogliamo una cultura del rischio anche per la PA".

 

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