
@paolofiore
Sta per diventare operativa a tutti gli effetti la Corte centralizzata a livello europeo dei brevetti. Il nuovo sistema potrebbe avere “conseguenze economiche e operative potenzialmente devastanti”, secondo lo studio Trevisan&Cuonzo. “La Corte centralizzata dei brevetti potrebbe ostacolare, piuttosto che aiutare, la tutela dei brevetti all’interno dell’Ue, in particolare per le PMI, che dovevano essere invece le principali beneficiarie del nuovo sistema”. Vittorio Cerulli Irelli, avvocato dello studio legale Trevisan&Cuonzo spiega ad Affaritaliani.it quali potrebbero essere questo “conseguenze devastanti”.
Come nasce l’esigenza di una Corte centralizzata a livello europeo dei brevetti?
E’ un progetto su cui le istituzioni europee tornano regolarmente, e senza successo, da ormai quarant’anni. Negli ultimi mesi abbiamo però assistito ad una forte accelerata e non è da escludersi che veda la luce. La motivazione sempre richiamata dalla Commissione per l’istituzione di una corte centralizzata è quella di ridurre i costi per l’accesso alla tutela brevettuale per le piccole e medie imprese. Attraverso la creazione di un brevetto unitario, infatti, non sarà più necessario provvedere a tradurre il brevetto nelle lingue di tutti i paesi in cui si vuole ottenere protezione. Attraverso la creazione di una corte centralizzata con giurisdizione su tutto il territorio europeo si eviterà poi la necessità di instaurare più controversie in diversi paesi sullo stesso brevetto. Sarà infatti sufficiente instaurare una causa innanzi una sezione della nuova corte per ottenere tutela in tutta Europa.
Quali sarebbero gli effetti negativi sull’Italia?
Prima di rispondere a questa domanda penso che sia necessaria una critica di metodo. L’Italia si è opposta alla sola istituzione del brevetto unitario. Ciò in ragione del regime trilinguistico adottato (in base al quale i nuovi brevetti unitari saranno redatti solo in inglese, tedesco o francese). La posizione del nostro paese è quindi di contrasto al solo brevetto unitario e non alla creazione della Corte centralizzata (che è il vero fulcro del nuovo sistema). Ciò significa che se si dovesse giungere all’istituzione della Corte centralizzata con ratifica anche da parte dell’Italia, tutte le imprese italiane sarebbero soggette a tale nuovo sistema giurisdizionale, con effetti potenzialmente devastanti per larga parte della piccola e media impresa italiana, l’ossatura della nostra economia.
La stessa Confindustria, che si dichiara favorevole all’introduzione del nuovo sistema, sembra concentrarsi solo sul risparmio dei costi di traduzione che deriverebbe dalla creazione di un brevetto unitario. Il risparmio che verrebbe realizzato dalle imprese italiane sarebbe assolutamente marginale. I brevetti depositati dalle imprese italiane, infatti, hanno un’estensione territoriale media tradizionalmente limitata a pochissimi paesi. Non solo, nessuno ricorda che le imprese italiane depositano solo 4000 brevetti europei all’anno (e pochissime grandi aziende da sole coprono quasi il 50% di questo numero), a fronte degli oltre 50.000 brevetti depositati dalle aziende statunitensi ed agli oltre 30.000 brevetti delle imprese tedesche. In un tale scenario, il risparmio del costo delle traduzioni per le piccole e medie imprese italiane sarebbe chiaramente un beneficio insignificante.
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Quali sarebbero quindi questi effetti “devastanti”per le imprese italiane?
Conseguenza principale dell’istituzione di una corte centralizzata è che ogni preteso contraffattore potrà essere citato innanzi a qualsiasi sezione nazionale della nuova Corte, alla sola condizione che commercializzi i propri prodotti nel paese membro in cui ha sede quella sezione. Volendo offrire un esempio, un’impresa italiana che commercializza i propri prodotti in Germania potrà essere citata per contraffazione innanzi alla sezione tedesca della Corte. La decisione di quest’ultima riguarderà tutti i paesi membri dell’accordo istitutivo della Corte centralizzata e quindi anche in Italia. Tale decisione potrà inibire la produzione in Italia, il sequestro dei beni contraffattivi e dei mezzi di produzione in Italia, il risarcimento del danno e tutte le altre misure tipiche poste a tutela dei diritti di proprietà intellettuale. La decisione sarà in tedesco, emessa all’esito di un procedimento – cui l’impresa italiana non potrà sottrarsi – svolto in tedesco o, al massimo, al ricorrere di determinate circostanze, nella lingua del brevetto (che in ogni caso non sarà mai l’italiano). Tale decisione sarà poi appellabile innanzi alla Corte d’Appello in materia brevettuale che avrà sede a Lussemburgo. La lingua dell’appello sarà quella del primo grado, e quindi ancora una volta il tedesco. Esaurito l’appello, non ci sarà alcun terzo grado di giudizio.
Non solo, perché un’impresa possa essere citata innanzi una sezione diversa dalla propria sezione nazionale (e quindi costretta a difendersi in una lingua diversa dalla propria), neppure sarà necessario che essa sia direttamente attiva sul relativo mercato straniero. Sarà sufficiente che essa abbia lì un proprio distributore.
Quali potrebbero essere gli effetti economici?
Basta il semplice buon senso per rendersi conto che l’introduzione del nuovo sistema pone rischi enormi per l’apparato produttivo italiano, caratterizzato da piccole e medie imprese che operano in mercati spesso altamente innovativi e dominati da un market leader (quasi sempre non italiano) tendenzialmente dotato di un forte portafoglio IP. In una tale situazione, ci si domanda se ad essere beneficiate non saranno soprattutto quelle imprese che sui singoli mercati sono dotate dei portafogli brevettuali più significativi e che hanno larga esperienza nella creazione e nella tutela dei propri brevetti. Certamente quindi non la stragrande maggioranza delle PMI italiane, che storicamente hanno pochissima, se non nessuna, cultura brevettuale.
Fino ad oggi i concorrenti stranieri dovevano venire in Italia per cercare di bloccare la produzione delle piccole (ma molto fastidiose) imprese italiane. Se si giungerà mai alla creazione di una corte centralizzata, venire in Italia non sarà più necessario. Basterà rivolgersi alla sezione preferita della corte centralizzata per ottenere effetti anche in Italia. In definitiva, serve veramente alle aziende italiane la creazione di un tale sistema giurisdizionale o non è piuttosto un bel servizio reso alle aziende americane, giapponesi, tedesche, cinesi e coreane?
Perché l’Italia, a differenza di altri Paesi, non ospiterà la sezione centrale della Corte? L’Italia non ha fatto nulla perché sottovaluta il problema o per scarso ‘peso’ europeo?
Direi che le ragioni sono essenzialmente due. Innanzitutto, l’Italia non partecipa al progetto sul brevetto unitario, il che inevitabilmente ha ridotto il suo peso negoziale e la forza della candidatura di Milano (peraltro presentata fuori termine..). In secondo luogo, negli ultimi anni l’influenza dell’Italia a livello europeo si è, per usare un eufemismo, senz’altro ridotta. Ciò ovviamente pesa a tutti i livelli ed ha pesato anche in questa occasione.
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Per dirla bruscamente: come se ne esce?
Urge il prima possibile un cambio di passo. Occorre aprire un dibattito e occorre farlo con la massima urgenza. Ove si dovesse concludere che l’adozione del nuovo sistema non è consigliata non sarà sufficiente rimanere fuori (impugnando nel contempo i regolamenti appena pubblicati negli strettissimi tempi a disposizione). Occorrerà anche prendere tutte le necessarie iniziative diplomatiche affinché il nuovo sistema non venga approvato da tutti quegli altri paesi che non risultano avere una convenienza economica diretta nella creazione di una corte centralizzata.
L’importanza di un’immediata verifica degli effetti del nuovo sistema è del resto presto dimostrata. Diversamente rispetto a quanto avvenuto da noi, le istituzioni inglesi si sono interrogate per tempo circa le conseguenze economiche derivanti dall’istituzione della nuova corte centralizzata. In particolare, il Parlamento, a seguito di una lunga serie di audizioni, ha concluso che il nuovo sistema rischia di essere pregiudizievole proprio per le piccole e medie imprese e ne ha raccomandato l’adozione solo ove la sezione centrale della Corte avesse avuto sede a Londra. Ciò al fine di controbilanciare gli effetti negativi che il nuovo sistema avrebbe avuto per il sistema economico inglese
Gli inglesi hanno quindi dato il proprio via libera all’attuale versione dell’accordo solo una volta che si è stabilito che uno dei tre tronconi della sezione centrale avrà sede a Londra (gli altri due avranno sede a Parigi e a Monaco). Ma quale sarebbe l’utilità per l’Italia derivante dall’adozione del nuovo sistema? Quale l’utilità per tutti gli altri paesi che non ospiteranno la sezione centrale della Corte? Occorre muoversi il prima possibile per rispondere a queste domande. Si tratta di una tematica troppo importante per il nostro futuro industriale per continuare ad essere affrontata con la superficialità che fino ad oggi ha caratterizzato il dibattito.
