La notizia era nell’aria da tempo, ma adesso è arrivata anche l’ufficialità. Christine Lagarde a partire dall’8 febbraio 2027 non sarà più presidente della Bce. “Sono stato informato da Christine Lagarde, Presidente della Banca Centrale Europea, della sua intenzione di dimettersi dal suo ruolo il 7 febbraio 2027”, dice il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, ufficializzando di fatto il suo addio alla banca centrale europea. La data scelta per le dimissioni non è casuale, è stata lei stessa infatti a dirsi interessata ad avere un ruolo per le presidenziali francesi che si svolgeranno la prossima primavera. Anche se Lagarde, almeno fino a ora, non ha mai annunciato la sua candidatura per l’Eliseo. E addirittura in una recente intervista ha detto “non sarebbe una buona idea”.
Ma chi è Christine Lagarde? Lagarde è nata a Parigi il 1° gennaio 1956, ed è considerata una delle figure più influenti della finanza internazionale. A quasi settant’anni incarna l’evoluzione del potere economico al femminile, con un curriculum che intreccia diritto, diplomazia e politica monetaria. Il suo attuale ruolo da presidente della Bce lo ricopre dal 1° novembre 2019 quando prese il posto di Mario Draghi. Il Consiglio europeo approvò la sua nomina, sottolineando il valore politico oltre che tecnico della sua figura. Non è un’economista di formazione, ma la sua esperienza internazionale e il suo profilo giuridico la resero perfettamente adatta a quelal specifica fase della politica monetaria europea.
La sua formazione accademica inizia nel diritto: laurea presso l’Università Paris X-Nanterre e specialistica all’Istituto di studi politici di Aix-en-Provence. Prima di avvicinarsi alla sfera politica, entra nel mondo della consulenza legale. Diventa presto la prima donna a guidare lo studio Baker McKenzie, una delle più grandi law firm internazionali. Il debutto politico arriva nel 2005 come ministra del Commercio Estero. Nel 2007, sotto la presidenza Sarkozy, assume l’incarico di ministra dell’Economia — prima donna a guidare un ministero economico nel G8. Nel 2011 diventa direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), subentrando a Dominique Strauss-Kahn. Anche in questo caso è la prima donna a ricoprire l’incarico. Gestisce da protagonista la crisi del debito sovrano europeo, affrontando dossier complessi come quelli di Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna.
Appena insediata alla Bce, Lagarde si trova ad affrontare una duplice sfida: da un lato la crescita anemica, dall’altro un’inflazione sotto il target del 2%. Poi arriva la pandemia di Covid-19, che stravolge ogni previsione. La Bce sotto la sua guida vara il PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme), un piano da oltre 1.800 miliardi di euro. Dal 2021 in poi, l’inflazione torna a salire rapidamente, complice la crisi energetica e il conflitto in Ucraina. Lagarde, inizialmente prudente, adotta poi una linea più aggressiva: la Bce inizia una serie di rialzi dei tassi senza precedenti, cercando di contrastare il rincaro dei prezzi senza soffocare la crescita. Ora la attendono nuove sfide, ma non è ancora chiaro se tornerà al suo vecchio amore: la politica.
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