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Cina: nuovi segnali d’allarme dalla Borsa

Cina: nuovi segnali d’allarme dalla Borsa
Cina borsa

Dopo il terremoto estivo, la borsa cinese ha accusato un nuovo crollo con effetti a cascata sulle borse di tutto il mondo. Nonostante la chiusura in positivo di oggi (Shanghai +2%, Shenzhen +1%), la prima settimana del 2016 ha rappresentato il peggior avvio borsistico nei 25 anni di vita dei mercati azionari cinesi: Shanghai ha perso circa il 10%, mentre Shenzhen oltre 14 punti percentuali. L’instabilità della borsa cinese ha avuto inizio nel luglio 2015, quando, dopo una crescita del 150% rispetto all’anno precedente, i listini hanno ceduto più del 40% del loro valore nel giro di poche settimane. L’ISPI segue con attenzione l’andamento dell’economia cinese attraverso le proprie pubblicazioni quali il Dossier “Cina: incognite di una trasformazione strutturale” e il Rapporto “Xi’s policy gambles: the bumpy road ahead”. Sotto vengono riportati alcuni capitoli insieme a due articoli di commento sugli eventi degli ultimi giorni. (foto: Wikipedia)
     
Dove sta andando l’economia cinese?
Nel suo editoriale per La Stampa, Franco Bruni, vice presidente dell’ISPI, evidenzia come la crisi che sta interessando le borse cinesi sia il risultato della sovrapposizione di due complesse trasformazioni. La prima è il passaggio da una economia basata sulle esportazioni a una maggiormente dipendente dal consumo interno, mentre la seconda riguarda la trasformazione di una economia chiusa al movimento di capitali con l’estero in una più integrata nel sistema internazionale. Perchè la Cina possa compiere queste difficili trasformazioni con successo occorre maggiore credibilità della sua leadership politica – che negli stessi tempi si confronta sempre più con l’esigenza di una maggiore trasparenza e libertà – e più chiarezza per attirare investimenti stranieri e mantenere stabile lo yuan.
 
     
Quali le ragioni del crollo di inizio gennaio?
Secondo Alessia Amighini, ISPI Senior Associate Research Fellow, due sono le cause del panico sulle borse cinesi. La principale è il susseguirsi di dati insoddisfacenti sull’andamento dell’economia che risultano peggiori delle attese. La seconda è il possibile anticipo degli effetti della fine del divieto di vendita dei pacchetti azionari superiori al 5% delle azioni delle principali società quotate. Il nuovo anno borsistico riporta quindi al pettine i vecchi nodi della transizione dell’economia cinese verso un nuovo modello con meno dirigismo e più mercato.
 
     
Cina: modello di sviluppo in crisi?
Se negli ultimi anni molti osservatori si sono interrogati sull’esistenza di un modello di sviluppo economico cinese – il cosiddetto “China model” – e sulla sua esportabilità, la crisi della borsa cinese ha sicuramente messo in dubbio il successo di tale modello. Zhao Suisheng, University of Denver, nel capitolo “The Chinese Recipe: A Unique Model for Modernisation?” sottolinea come siano molte le criticità di questo modello, tanto che gli stessi cinesi più ricchi sembrano dubbiosi sulla sua reale efficacia. Il problema di fondo risulta essere l’eccessiva dipendenza del “China model” da caratteristiche e peculiarità proprie del paese, in primis il sistema istituzionale e la dimensione demografica, che ne rendono l’applicazione in altri contesti estremamente difficile.
(Dal Rapporto ISPI “Xi’s policy gambles: the bumpy road ahead”)
 
     
Riforme economiche: come mantenere competitiva la Cina?
Dopo decenni di crescita a doppia cifra, la Cina ha cominciato a rallentare e le autorità hanno dovuto riconoscere l’avvento di un nuovo tipo di crescita economica basata su maggiore qualità – il cosiddetto New Normal – per scongiurare un “atterraggio duro”. Le politiche necessarie per rendere l’economia cinese più sostenibile, spiega Alessia Amighini, ISPI, nel Rapporto “Xi’s Policy Gambles: The Bumpy Road Ahead”, prevedono la riforma delle imprese di stato, del mercato finanziario e bancario e più in generale un aumento dell’efficienza e della produttività dell’economia cinese. Tuttavia, la crisi attuale dimostra come la strada per la piena sostenibilità economica sia ancora lunga.
(Dal Rapporto ISPI “Xi’s policy gambles: the bumpy road ahead”)
 
     
Quali gli effetti politici del rallentamento dell’economia?
Dal 2012 è in atto un significativo processo di trasformazione dell’economia cinese avviato dal presidente Xi che riguarda sia la sfera economica che quella politica. Il presidente cinese ha infatti centralizzato il meccanismo decisionale e messo nel mirino alcuni gruppi di potere nel partito e nelle imprese di stato grazie a una campagna anti–corruzione senza precedenti. Il crollo della borsa avrà certamente un effetto su questo processo, determinando vinti e vincitori e condizionando quindi la lotta fra le fazioni all’interno del partito e gli equlibri tra il presidente e il primo ministro cinese, come analizzato da Filippo Fasulo, ISPI, nel capitolo “Xi’s Domestic Bet: Deng or Gorbachev?”
(Dal Rapporto ISPI “Xi’s policy gambles: the bumpy road ahead”)

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