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Concessioni,il mercato crede all’intesa 5S-Pd. Perché Atlantia evita la revoca

Concessioni,il mercato crede all’intesa 5S-Pd. Perché Atlantia evita la revoca
benetton

Mentre proseguono le trattative per dar vita a un nuovo governo Pd-M5S guidato dal premier uscente Giuseppe Conte, il titolo Atlantia apre settembre in recupero del 2,4% (rispetto al +0,6% del Ftse Mib) dopo le incertezze delle ultime settimane. Merito dell’intesa che secondo indiscrezioni sarebbe stata già raggiunta in linea di massima tra i due partiti su una revisione delle concessioni autostradali esistenti e del parallelo ridursi del rischio di una richiesta di revoca tout court, sulla quale deciderebbe lo stesso Conte sulla base di pareri giuridici. 

giovanni castellucci
 

La base per la revisione dell’attuale sistema di concessioni, come ricordano anche gli analisti sia di Mediobanca sia di Equita Sim, sarebbe la delibera 71/2019 dell’Autorità dei trasporti che ha introdotto il sistema Rab based”, rispetto alla quale vi sarebbe spazio per alcune correzioni, mentre per quanto riguarda i singoli progetti, incluso il Passante di Genova, verrebbe istituito un team ad hoc. In una nota gli uomini di Equita Sim (che su Atlantia hanno un “buy” con target price di 25,8 euro rispetto ai 22,7 euro della chiusura odierna) hanno sottolineato come sarà importante verificare quali correzioni introdurrà il nuovo governo per arrivare ad una soluzione condivisa con i concessionari

“Riteniamo che per Autostrade per l’Italia (Aspi) il nuovo sistema tariffario aumenti l’incertezza perché: 1- dovrà essere definita una Rab iniziale; 2- il regolatore avrà discrezionalità nel definire il productivity ed il quality factor; 3- dovrà essere verificato l’andamento delle tariffe nei prossimi anni (attualmente stimiamo un progressivo aumento fino ad una crescita media al 3% al 2030); 4- dovrà essere stabilito il ritorno sugli investimenti (7,2% real-post tax per i 4,3 miliardi di capex del Passante di Genova)”.

vertici autostrade
 

Il fatto che la decisione sulla revoca sia nella mani del primo ministro Conte secondo Equita Sim “dovrebbe ridurre il rischio (la commissione del Ministero suggeriva di avviare una negoziazione; il dossier Alitalia è ancora aperto)”. Una conclusione cui giungono anche gli esperti di Banca Imi che continuano a credere “che la revoca della concessione sia un evento improbabile, almeno nel breve termine, e che l’esito più probabile sia una revisione del sistema tariffario” in senso meno favorevole del regime attuale. Data “l’interferenza politica” secondo gli esperti “la volatilità sul titolo persisterà, finché non emergerà maggiore chiarezza sulle priorità del governo”.

Quello che è chiaro fin d’ora è che sul piano giuridico la questione si pone necessariamente su un piano differente da quello della ricerca delle responsabilità personali e societarie rispetto alla tragedia del Ponte Morandi (per le quali accertamenti sono in corso nelle sedi appropriate). Le ricadute sul piano del rapporto concessorio non potranno che basarsi sulle regole che governano lo stesso, ossia la convenzione tra Mit e Aspi che definisce i presupposti e le procedure che possono condurre all’estinzione anticipata della concessione stessa. 

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In primis occorrerà dunque verificare se la tragedia del Morandi possa costituire una giusta causa di revoca o se non comporti al contrario l’applicazione di rimedi di altra natura, come l’obbligo di ripristino e il risarcimento del danno. Fermo l’obbligo per il concessionario (Aspi) di ripristinare l’integrità della rete ricevuta in concessione (cosa che sta avvenendo, col finanziamento da parte di Aspi dell’opera di ricostruzione in corso), andrà accertato, ove vengano accertate le responsabilità della società nella tragedia, se il crollo del Morandi abbia inficiato o meno la corretta esecuzione delle presetazioni del concessionario.

alessandro benetton
 

Solo a quel punto, eventualmente, si potrà valutare l’indennizzo che spetterà ad Aspi per la revoca anticipata della concessione (senza il quale ci si troverebbe in una situazione di esproprio). Indennizzo previsto anche in caso di estinzione anticipata del rapporto concessorio per inadempienza del concessionario, trattandosi di uno strumento economico “neutro” rispetto a ogni giudizio di imputabilità. L’importo dell’indennizzo andrà calcolato in funzione dei ricavi futuri, con una serie di aggiustamenti, posto che in caso di decadenza della concessione è comunque prevista l’applicazione automatica di una penale pari a un decimo dell’indennizzo e il risarcimento dell’eventuale danno superiore all’importo.

Come si vede un cammino irto di difficoltà tecnico-giuridiche che rischia di portare, in caso di contenzioso, ad uno strascico in tribunale destinato a durare anni per importi di svariati miliardi di euro e che rischierebbe di pesare negativamente tanto sulle valutazioni della controllante Atlantia quanto sulle casse pubbliche. Anche per questo la ridefinizione della convenzione in ottica “di sistema” e di lungo periodo appare più auspicabile e in definitiva è la strada che verosimilmente il premier Conte si troverà a percorrere nei mesi a venire.

Resta tuttavia, ed analisti e investitori ne sono ben consci, un’alea elevata sull’approccio che sull’argomento prevarrà in seno al nuovo governo e soprattutto al ministro delle Infrastrutture, che secondo la stampa potrebbe essere Stefano Patuanelli (esponente M5S vicino a Luigi Di Maio), oltre che sui tempi della negoziazione. Motivi sufficienti per mantenere una certa prudenza su un titolo come Atlantia che comunque ha già recuperato il 22% abbondante da inizio anno rispetto al 17% scarso di rialzo messo a segno dall’indice Ftse Mib in questi primi otto mesi del 2019.

Luca Spoldi