Ugo Taucer (Procuratore Generale dello Sport presso il CONI) boccia Giuseppe Chinè, il capo della Procura federale della FIGC e ordina nuovi accertamenti sul mancato tesseramento. La partita per Giovanni Malagò alla guida della Figc è tutt’altro che chiusa. Anzi, il caso che sembrava destinato all’archiviazione torna improvvisamente a esplodere ai vertici della giustizia sportiva.
Il ricorso di Miele torna a pesare sul futuro di Malagò in FIGC
A riaccendere la miccia è il ricorso dell’ex calciatore e avvocato Renato Miele, che aveva contestato la procedura elettorale e sollevato dubbi sulla candidabilità di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. A complicare ulteriormente il quadro, la Procura federale e la stessa Federcalcio. L’ente deputato alla giustizia sportiva conferma l’assenza di una tessera Figc per Malagò al momento della presentazione della candidatura. Esiste però una certificazione firmata dal segretario generale della Figc Marco Brunelli che attesta il possesso dei requisiti necessari da parte del Malagò. Il dettaglio che può far saltare tutto si lega all’articolo 29 dello Statuto della Federcalcio.
Cosa prevede l’articolo 29 e che rischi corre Malagò

Un dettaglio formale rischia di trasformarsi in un terremoto istituzionale: al momento della candidatura alla presidenza della Figc, Malagò non era tesserato per la Federcalcio. L’articolo 29 dello Statuto della Federcalcio prevede che per essere eletti o nominati alle cariche federali si debba essere in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura. La Procura federale chiude la vicenda sostenendo che la formula non impone al candidato di essere tesserato al momento della candidatura. Una lettura sostenuta da una memoria di circa quaranta pagine e culminata nella richiesta di archiviazione. Taucer, però, non si è convinto. La Procura generale dello Sport ha contestato proprio il punto centrale della ricostruzione di Chinè, osservando che non si può essere in regola con un tesseramento senza essere tesserati.
La frenata di Buonfiglio, l’attesa di Abodi e la serenità di Malagò
Il 15 settembre quando il presidente del Coni Luciano Buonfiglio può portare il caso in Giunta: “Abbiamo parlato diverse volte di commissariare la federazione, ma non mi faccio influenzare da nessuno. Non è un diritto ma un dovere del Presidente del Coni valutare la situazione. Questa storia va analizzata con attenzione e senza fretta, il CONI e il presidente del CONI cercheranno di non sbagliare”. Il ministro dello Sport Andrea Abodi invita alla prudenza: “Questo è un tema che sta affrontando la giustizia sportiva, le norme si conoscono al di là della interpretabilità. Il mio ambito è di osservatore, certamente interessato, ma rispettoso”. Il presidente FIGC fa sfoggio della sua serenità: “Sono tranquillo. Ci sono precedenti evidenti di quella che è la storia. È da qualche mese che si tentano strade diverse da dinamiche di consenso elettorali”.





