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Economia
Pil, Confcommercio allontana la ripresa. Guidi: "Sconti in bolletta ai negozianti"

Confcommercio smentisce le time del governo sulla crescita del Pil nel 2014. Secondo l'Ufficio studi dell'associazione guidata da Carlo Sangalli, infatti, la ripresa si allontana e si conferma più debole e lenta del previsto: il Pil crescerà dello 0,5% nel 2014 e dello 0,9% nel 2015, mentre il governo stima che il Pil salirà quest'anno dello 0,6%. "L'uscita dalla recessione sarà molto graduale", sostiene Confcommercio nel rapporto "Le economie regionali". L'economia è ancora ferma "al palo", con un crescente divario tra Nord e Sud; mediamente tra il 2007 e il 2013 il prodotto pro capite si è ridotto di oltre 3.100 euro a testa (-10,7%) e al 2015 i recuperi "sarebbero assolutamente insignificanti". Per tornare ai valori del 2007 occorrerebbero 11 anni e mezzo, ma al Mezzogiorno ne servirebebro 13 anni e mezzo.

Alla luce di questi dati, Sangalli punta il dito contro la pressione fiscale: "Il combinato mal-disposto di Imu-Tasi-Tari potrebbe essere letale per le nostre imprese", attacca. Al governo, al quale riconosce di avere avviato una "stagione nuova" con Matteo Renzi, chiede di "fare le riforme", la parola d'ordine, mentre sulla situazione del Paese mette in guardia: "L'Italia non è fuori pericolo". Spunti ai quali risponde il ministro dello Sviluppo economico, Fedrica Guidi, che alla platea di commercianti promette: "Sappiate che il mio impegno per tenere aperte le fabbriche è uguale a quello che metterò per tenere aperti i negozi". "Immaginiamo che il 70% dei commercianti possa beneficiare dello sconto in bolletta con una diminuzione degli oneri pari a circa 3mila euro per un albergo, a 400 per un ristorante, a quasi 900 per un piccolo esercizio commerciale e a 250 per un bar", aggiunge poi all'assemblea di Confcommercio.

Tornando al rapporto, ad aprile non si vede "nessun segnale di ripartenza": l'indicatore registra un calo dello 0,3% rispetto a marzo, con un aumento dello 0,2% su base annua. Le flessioni più significative ci sono state nell'abbigliamento (-2,4%) e nelle spese per la casa (-1,8%). Non a caso, la crisi mette in ginocchio negozi e imprese di servizio: nel primo trimestre dell'anno hanno chiuso 12.637 imprese, di cui circa l'80% in settori non alimentari e, in particolare, proprio nell'abbigliamento.

"La flessione congiunturale - sottolinea l'Ufficio studi  - e il contenuto arretramento della media mobile a tre mesi, corretta per i fattori stagionali, evidenziano e confermano come i consumi siano ancora in una fase molto difficile per la quale non si intravede il punto di svolta". Considerando l'andamento della cassa integrazione di aprile, stimano gli economisti di piazza Belli, "è presumibile che la fase di accentuata difficoltà del mercato del lavoro si protragga fino all'autunno". Sul fronte dell'inflazione, a giugno si prevede un aumento dello 0,2% su mese e dello 0,4% su anno.

L'economia reale del Paese, rilevano ancora i commercianti, è "ancora drammaticamente ferma al palo e vede ampliarsi sempre più il divario economico-sociale". Valle d'Aosta, Lombardia e Trentino Alto Adige si confermano le regioni con il pil pro capite più alto e pari a 34mila euro; Campania, Calabria e Sicilia, con circa 17mila euro pro capite, sono quelle con il pil pro capite più basso". Il pil pro capite del Sud "era pari al 57% di quello del Nord-Ovest nel 2007: nel 2013 scende al 55,2% e nel 2015 sarà sotto il 55%.

Nelle condizioni attuali, "in assenza di un chiaro e tangibile segnale di ripresa, la crescita pro capite sarebbe praticamente nulla nell'anno in corso e molto modesta nel 2015". I riflessi della crisi economica "si apprezzano meglio in termini di consumi sul territorio (che comprendono anche quelli dei turisti stranieri). Il rapporto tra consumi pro capite del Mezzogiorno e del Nord-Ovest scende dal 70% del 1995 al 64,9% del 2015, praticamente la stessa proporzione del 2013. Nel 2015, i consumi pro capite del sud risulteranno ancora al di sotto dei livelli non solo del 2007 ma addirittura del 1995. Ciò accade unicamente per la ripartizione meridionale, mentre le altre avranno recuperato almeno i livelli di 20 anni prima".

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