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Economia
Renzi: "Con l'Ue nè conflitti nè sudditanza". Sulla flessibilità tutto rinviato

Al termine del secondo giorno dei lavori nel Consiglio Europeo, Renzi nega qualsiasi conflittualità con i vertici delle istituzioni di Bruxelles dopo lo scontro con il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso. "Con l'Ue non ci sono né conflitti né sudditanza. La posizione dell'Italia non è cambiata, siamo in linea di assoluta continuità con i governi che ci hanno preceduto. Dobbiamo fare del semestre italiano una grande occasione per l'Europa", ha esordito infatti il premier italiano nella conferenza stampa di fine incontri. Renzi ha annunciato che il vertice europeo sull'occupazione si terrà a Torino e che sull'Ucraina è stato "firmato un importante accordo di associazione".

Il fulcro rimangono le riforme: "Il punto centrale sono le riforme e nelle riforme il punto centrale sono i tempi delle riforme. Entro il mese di marzo", ha ribadito il premier, ci sarà "la presentazione del testo di legge di revisione del Senato, del Titolo V del Cnel. Entro il mese di marzo saremo pronti". Ed entro il mese di marzo, rilancia, dovrà essere approvato il ddl Delrio sull'abolizione delle Province. Poi, tornando sui rapporti con l'Europa, Renzi ha ricordato che l'Italia "spende più per interessi sul debito che non sull'istruzione. Noi non siamo in competizione, noi siamo una parte fondamentale dell'Europa. Non veniamo qui a prendere ordini, si chiama commissione ma non è commissione d'esame. Si tratta di presenza del Paese. Ho letto dei sorrisi tra Barroso e Van Rompuy, ma ho trovato questa ricostruzione lontana dalla realtà. Il mio obiettivo, però, è far sorridere le famiglie italiane. Io ho dovere verso di loro, non verso l'Europa".

Entrando nel merito degli argomenti che sono oggetto di discussione con Bruxelles, e cioè la possibilità di aumentare dal 2,6% al 3% il rapporto deficit/Pil e di escludere gli investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo, il premier ha spiegato che l'Italia "non ha utilizzato questa occasione per farsi dare una bollinatura o un timbro. Abbiamo discusso con i vertici e le istituzioni europee del percorso di riforme e di come collegarlo al semestre europeo. I documenti seguiranno la trafila ufficiale, si incentrano sul Def e documento sul patto di Stabilità che presenteremo tra il 7 e il 20 aprile". Poi, sui fondi strutturali: "Spendiamo male quelli che riceviamo".

Sempre sui vincoli europei, Renzi ha spiegato che "il fiscal compact è un impegno che abbiamo preso e che, come tutte le regole, confermiamo. Lo rispetteremo con tutti i paletti come il riferimento alla congiuntura che si vive". In compenso, il semestre europeo a guida italiana dovrà essere l'occasione per un'Ue che si muova "lungo la frontiera dell'innovazione. Noi vogliamo un'Europa che si basi su crescita, occupazione e innovazione".

Infine, un passaggio sul lavoro del Commissario Carlo Cottarelli e cioè la spending review. "E' un buon punto di partenza. Ma su alcune cose non sono d'accordo. Andare a chiedere soldi ai pensionati che guadagnano il giusto non me la sento. La spending non si fa chiedendo un contributo a chi prende 2mila euro di pensione. Gli 80 euro che daremo non li andremo a prendere ai pensionati e neanche ai disabili. Nella logica di Cottarelli si tratta di aggredire la fascia della falsa disabilità. Ci sono però settori in cui si può fare di più e meglio. Possibile che abbiamo decine di migliaia di centri di acquisto in Italia? Confermo l'intervento sugli stipendi dei dirigenti pubblici. Quando Mauro Moretti vedrà la ratio degli interventi sarà d'accordo con me, perché ci sono tante sacche di spreco dentro alla pubblica amministrazione, e io non intendo rinunciare a questa battaglia. Alcune istituzioni sono pedaggio per gli italiani e vanno smantellate".

La seconda giornata del vertice europeo si è aperta per Renzi con un incontro di circa mezz'ora con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Un colloquio definito positivo da fonti della delegazione italiana, secondo il quale il programma di riforme annunciato dal governo italiano, in particolare quella sul lavoro, ha suscitato grande interesse. Nel frattempo, da Torino, il presidente dell'Europarlamento Martin Schulz ha manifestato il proprio sostegno alla linea dell'esecutivo di Roma: "Se non ci sarà crescita in Italia, non ci sarà neppure in Europa e viceversa. Sono d'accordo con Matteo Renzi: abbiamo bisogno di una filosofia e di una strategia della crescita", ha affermato il candidato del Partito socialista europeo alla guida della Commissione.

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