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I giornalisti del Corriere della Sera incrociano le braccia oggi e domani per protestare contro l'ipotesi di cessione da parte di Rcs al fondo Blackstone dello storico immobile di Via Solferino. Le penne del CorSera, riuniti in assemblea ieri pomeriggio, si sono infatti espressi sfavorevolmente sulla cessione, votando un pacchetto di 3 giorni di sciopero, di cui il primo si terrà oggi. Sabato il quotidiano diretto da Ferruccio de Bortoli non sarà in edicola, e non saranno aggiornate nemmeno le edizioni online, la cui redazione si fermerà proprio sabato.

Tra le criticità che hanno portato la redazione a esprimersi contro la vendita dello storico immobile nel centro di Milano ci sono ragioni sia di natura economica sia di carattere storico e culturale. Sotto il profilo economico, infatti, l'offerta di Blackstone, a giudizio della redazione, non valorizzerebbe adeguatamente il palazzo.

I circa 120 milioni messi sul piatto dal fondo Usa per i due immobili di Via San Marco e di Via Solferino equivarrebbero a una valutazione di circa 4200 euro al metro quadrato. Un prezzo considerato troppo basso dalla redazione, anche alla luce dei prezzi medi di vendita nel centro di Milano. Perplessità sarebbero state espresse anche sulla durata e la formula del contratto d'affitto e sul fatto che con la cessione dell'immobile l'azienda si priverebbe, svendendolo, dell'ultimo asset di un certo valore ancora in portafoglio.

Di seguito il comunicato del Cdr apparso sul Corriere di oggi.


Cari lettori,

domani non troverete in edicola il Corriere della Sera, il vostro giornale. Da mesi il Comitato di redazione solleci- ta l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane a prendere iniziative concrete per rilanciare il giornale e l’intero gruppo Rcs. Ma finora abbia- mo sentito solo annunci. Nes- suna decisione concreta di in- vestimento. Nessuna decisione strategica, per esempio, sul mondo digitale. I nostri concorrenti, in Italia e nel mondo, galoppano, noi sia- mo fermi. Abbiamo avuto l’ultimo incontro con l’ammi- nistratore delegato mercole- dì 11 settembre. Lo avevamo chiesto proprio per discutere di come rispondere alla sfida dell’innovazione tecnologica. Invece ilmanager si è pre- sentato prospettando la ven- dita dell’intero immobile in cui hanno sede il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport.

I contorni dell’operazione non seguono alcuna lo- gica economica. L’intenzione è vendere in blocco un immo- bile collocato nella zona più costosa di Milano (Garibaldi-Moscova-Solferino) al fon- do americano Blackstone a un prezzo largamente inferio- re ai valori potenziali, per poi riaffittarne una parte a prezzi di mercato, quindi altissimi. In questo modo l’azienda otterrà il classico piatto di lenticchie per aver svenduto la sede storica di via Solferino 28, lo specchio di un’iden- tità che ha oltre 100 anni di storia. E che costituisce, inol- tre, una garanzia economica per tutti i lavoratori dell’azienda. Il gruppo Rcs è oberato da debiti causati da scelte com- piute nel recente passato (ve- di acquisto in Spagna del gruppo Recoletos a valori esorbitanti). L’esposizione finanziaria è stata solo parzial- mente ridotta con l’aumento di capitale, appena sottoscrit- to dai soci.

Ma come possono azionisti come Fiat,Mediobanca, Intesa SanPaolo (il nucleo di co- mando della società) accettare che lo stato patrimoniale della Rcs venga saccheggiato come se il gruppo fosse alla disperazione? Che senso ha sottolineare in continuazio- ne il valore culturale del Corriere e poi consegnare alla fi- nanza speculativa un pezzo dell’identità storica del gior- nale? Il Cdr chiede di blocca- re l’operazione. Cari lettori, un’altra via esiste e non può che passare da un vero piano industriale che si ponga come primo obiettivo l’aumento dei rica- vi. Il Cdr, nei limiti della sue prerogative, farà il possibile perché azienda, direzione edi- toriale, azionisti mettano subito in campo investimenti, idee editoriali, innovazioni di prodotto.

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