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Casi e casini di borsa / Nokia ed Enel non convincono gli analisti di Credit Suisse

Casi e casini di borsa / Nokia ed Enel non convincono gli analisti di Credit Suisse
enel conti

Le Borse europee tornano a perdere quota. I listini ignorano le indicazioni giunte dal Credit Suisse secondo cui, da un sondaggio presso investitori istituzionali è emerso come proprio le azioni del vecchio continente, nonostante uno scenario macroeconomico che si prevede resti depresso (e conseguentemente politiche monetarie che resteranno alquanto accomodanti, con tassi destinati a mantenersi sui minimi storici), siano giudicate dal consensus degli intervistati l’asset class più promettente in termini di performance sui prossimi dodici mesi.

A intimorire gli investitori, ancora una volta, sono proprio i segnali di rallentamento che continuano a provenire dall’Asia (dove i listini emergenti di Hong Kong e Shanghai proseguono nella più lunga sequenza di ribassi consecutivi degli ultimi 17 anni) e che rischiano di saldarsi a una depressione che in Europa non vuol saperne di passare e ad una ripresa che tarda a consolidarsi in Giappone e negli Stati Uniti. Così nonostante gli auspici e la convinzione di fondo che forse tanto peggio di così non potrà andare, l’estate porta con sé una rinnovata attenzione all’attività di selezione titoli e di rotazione settoriale.

Oggi, in particolare, pagano dazio i titoli più sensibili alla crescita ma anche ai tassi di interesse (che risentono delle tensioni sull’euro legate all’avvio dell’esame, da parte della Corte Costituzionale tedesca, dell’operato della Bce, in particolare per quanto riguarda il programma Omt) e questo nonostante una ventata d’ottimismo giunta dal produttore aerospaziale americano Boeing che proprio oggi ha alzato le previsioni sulla domanda di aerei commerciali per i prossimi 20 anni del 3,8% indicando in 35.280 (e non più “solo” 34 mila come previsto fino allo scorso anno) il numero di nuovi jet commerciali che potranno essere venduti, pari a 4.800 miliardi di dollari di ordini complessivi.

Se non fosse che la notizia viene diffusa a una settimana dall’apertura del salone aeronautico di Parigi (e dunque sembra essere un invito a rompere gli indugi da parte dei potenziali acquirenti), il segnale dovrebbe essere positivo, ma tant’è. Per il momento sembrano pesare di più, semmai, le raccomandazioni dei broker su singoli titoli, nella maggior parte oggi non così esaltanti. Il Credit Suisse, ad esempio, ha diffuso un paio di note dedicate rispettivamente a Nokia ed Enel.

 

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Nokia C6 1

Nel caso dell’azienda finlandese gli analisti ribadiscono il proprio giudizio prudente (“underperform”, farà peggio del mercato), con un target price a 12 mesi mantenuto pari a 2,25 euro (dai circa 2,60-2,65 euro attuali) in attesa di maggiori notizie in merito al destino di Nsn (Nokia Siemens Network, joint venture nata nel 2006 attualmente alle prese con una profonda ristrutturazione che comporterà tra l’altro 580 esuberi su 1100 dipendenti in Italia), per la quale ipotizzano come più probabile l’ipotesi di un’Ipo che consenta a Nokia di cedere (in più tranche attorno al 20% ciascuna) la propria quota o, in subordine, l’acquisto della quota in mano a Siemens (ed eventualmente una successiva Ipo nei prossimi anni).

Altrettanto poco esaltante il giudizio per l’ex monopolista elettrico italiano, il cui rating viene tagliato da “neutral” a “underperform” (e il target price ridotto da 2,85 a 2,50 euro per azione), dato che gli esperti identificano tre principali aree di rischio: la possibilità di un deterioramento dei fondamentali; l’accresciuto rischio regolamentare in Spagna e in Italia; l’effetto diluitivo che avrebbero, se portate a termine, le annunciate dismissioni per 6 miliardi di euro.

A parziale consolazione gli esperti rossocrociati identificano anche la possibilità di avere nel corso del secondo semestre dell’anno maggiore visibilità almeno su due di questi punti. Anzitutto ci si attende una prima indicazione delle nuove norme per il settore energetico spagnolo già nelle prossime settimane (con maggiori dettagli nei mesi successivi), mentre in Italia è giudicata remota la possibilità che qualcosa cambi (sia a livello di distribuzione degli utili sia di Robin Hood Tax) entro fine anno; inoltre siccome Enel ha ribadito di voler portare a termine il piano di dismissioni entro il 2014 non è escluso che già nei prossimi mesi vi possa essere un annuncio al riguardo.

Un minor potere sul prezzo e maggiore necessità di capitale circolante (per il quale gli esperti si attendono un aumento di 5 miliardi entro i prossimi 5 anni) portano gli analisti a ridurre del 12% le proprie stime. Se a a questo, fanno notare gli uomini di Credit Suisse, si somma il fatto che il titolo pur non trattando a multipli elevati risulta incorporare margini leggermente superiori alla media del settore una volta tenuto conto il possibile calo degli utili per azione (contro quotazioni in media a sconto del 30% rispetto al settore come visto nei 5 anni precedenti) e che anche il dividendo 2014, pur essendo atteso attorno al 4,7% di rendimento in rapporto alle attuali quotazioni di borsa (ma col rischio, nel caso di un calo degli utili, che scenda al 3,7%) non riesce a mantenersi neppure attorno alla media del settore (circa il 6,1% di dividend yield), il consiglio appare sostanzialmente quello di cercare altrove migliori occasioni d’investimento.

 

Luca Spoldi