Sicily By Car accelera all’estero. L’intervista al presidente Tommaso Dragotto
Partita da una sola automobile, Sicily By Car è diventata in sessant’anni uno dei principali operatori italiani dell’autonoleggio, oggi quotata in Borsa e in piena espansione internazionale. Alla guida c’è ancora lui, Tommaso Dragotto, che non ha perso né la lucidità imprenditoriale né l’ironia, nemmeno di fronte agli incendi dolosi che hanno colpito la sua flotta. Ecco che cos’ha raccontato ad Affaritaliani.
Presidente, Sicily By Car è nata con una sola automobile ed è diventata uno dei principali operatori del settore. Qual è stata la scelta imprenditoriale che ha segnato la vera svolta? E come ha fatto una realtà siciliana a competere con i grandi gruppi internazionali?
«Intanto, la prima scelta è stata quella di preferire l’autonoleggio alla mia carriera di ufficiale della Marina. E dire che all’inizio non sapevo nemmeno cosa fosse questo mestiere, che tipo di contratti si dovessero fare. Ma nella mia vita, quando mi fisso un obiettivo lo raggiungo sempre.
Dopo sessant’anni di vita aziendale, dire “come si fa” forse non lo so nemmeno io. Si procede passo dopo passo: ogni mese, ogni anno, serve la capacità manageriale di adattarsi al mercato, di capire cosa ti offre. Ma soprattutto serve essere lungimiranti, capire cosa potrebbe accadere negli anni successivi. E normalmente è andata così.
Poi ci sono gli imponderabili: le guerre, l’Ucraina, la Russia, l’Iran. Ma c’è un fatto importante: alla vacanza la gente non rinuncia mai. E noi non viviamo solo di vacanze: lavoriamo anche per il business, per le aziende, per tanti clienti che hanno bisogno dell’autovettura. Il nostro prodotto oggi è 50% business e 50% vacanze, ma vogliamo arrivare a un 60-40, perché il turismo in certi anni può flettere di qualche punto. Non è il nostro caso: anche quest’anno, infatti, nel primo semestre, abbiamo un incremento del 12%, con un aumento dei clienti dell’11% e delle revenue per day di circa l’8,6%. Stiamo andando bene.
E stiamo diventando sempre più internazionali: abbiamo aperto in Spagna, dove arriveranno anche Madrid, Barcellona e Malaga, e ora anche in Portogallo a Faro. Poi abbiamo intenzione di andare in Olanda, in Danimarca, nei Paesi scandinavi. Perché? Perché la Scandinavia, oltre a essere turistica, è anche business, come l’Italia. La Spagna per ora è solo turismo, ma ci accontentiamo…».
Parliamo della quotazione in Borsa: che cosa è cambiato concretamente da quando Sicily By Car si è quotata?
«Direi un’attenzione ancora più adeguata verso chi ha investito nell’azienda. Le informazioni corrette le abbiamo sempre date; ora c’è ancora più cura nel non dire cose che poi magari non accadono — o che vengono programmate e poi non si realizzano per ragioni tecniche, mai per mancanza di volontà. Perché se ci poniamo un obiettivo, lo raggiungiamo sempre.
Chiaramente con l’aiuto delle squadre: un team marketing e uno di business fatte di giovani, molto intelligenti e molto capaci. Io sono il perno, ma anche loro sono perni per me e per l’azienda. E c’è qualcosa che lei non vedrà quasi mai nelle società quotate: se devo parlare di bilancio, io convoco anche persone che di bilanci non si occupano affatto. È importante, perché si sentono partecipi, seguono come sta andando l’azienda, capiscono dove vuole arrivare. Nelle grandi strutture funziona che il capo comanda e tutti eseguono. Da noi non è così: i capi indicano gli obiettivi e partecipiamo tutti perché l’azienda li raggiunga, tutti insieme».
Uno per tutti, tutti per uno…
«Esatto, come i moschettieri. E le do un’altra informazione: noi siamo 600 persone, 600 famiglie, e non abbiamo sindacato. Ha un bel significato, no? Non c’è bisogno di andare dal sindacato per avere i propri diritti».
Veniamo ai recenti fatti di cronaca: gli incendi e le intimidazioni contro la sua azienda. Lei ha ribadito che non cederà mai a questo genere di pressioni.
«Le preciso una cosa: io non ho mai ricevuto nessun avviso, di nessun genere, né piccolo né grande. D’altra parte, chi mi conosce sa che non mi piego. Anzi, le dirò di più: certo che mi piego — quando mi cade la penna, mi piego per raccoglierla. Ma non certamente per richieste particolari. Un po’ di ironia si può fare anche nei momenti più tristi. Ma tristi non per me: timoroso sì, triste e impaurito mai».
Quindi non ha avuto paura
«Paura di niente. Guardi, hanno arrestato due persone, i ragazzini che hanno appiccato l’incendio: pagati 400 euro per il lavoro. È perfino ridicolo il compenso — e mi permetta la battuta: quasi mi offendo. Per incendiare trenta macchine di Sicily By Car mi sarei aspettato che li pagassero almeno ventimila euro. Si scherza e si sorride, ma il punto è serio: c’è sempre un timore che qualcosa possa accadere, è naturale. Ma paura mai».
Le istituzioni stanno facendo abbastanza per sostenervi?
«Direi di sì. Ci sono già altre persone sotto inchiesta, ma è tutto secretato, com’è giusto: sarebbe assurdo che venissero a raccontare a me quali trattative stanno seguendo o chi hanno messo sotto indagine. Io leggo quello che scrivono i giornali, e leggo anche quello che accade a tanti piccolissimi imprenditori. Ce ne sono parecchi, purtroppo, che non hanno denunciato. Io ho denunciato — anche se, per certi versi, non avrei voluto trovarmi nella condizione di doverlo fare. Loro forse non hanno capito che una compagnia come la nostra non può pagare. Anche perché a capo di questa compagnia, e lo ripeto ancora una volta, c’è uno che non si è mai piegato nella vita».
Un’ultima domanda. La Fondazione Tommaso Dragotto è molto impegnata sui temi della sostenibilità e dell’energia pulita. Quanto la transizione green cambierà il futuro dell’autonoleggio?
«Su questa domanda potrei parlare per ore. Noi facciamo quello che siamo in grado di fare, malgrado istituzioni che spesso non ci danno certezze. Abbiamo già attuato un progetto fotovoltaico che copre esattamente tutti i nostri consumi. E lavoriamo sulle auto elettriche, ma oggi il sistema dell’elettrico non è credibile, per una ragione semplicissima: se non ci sono colonnine diffuse sul territorio, che diano la sicurezza di trovare la ricarica, il progetto resta inutile. Se lei mi installa colonnine fast, allora un percorso Palermo-Roma con la vettura elettrica lo posso anche fare. Ma se non ci sono, chi si azzarda ad andare in vacanza sapendo che può fermarsi da un momento all’altro?
E poi non pensiamo solo all’auto elettrica o al fotovoltaico per risolvere il problema ecologico in Italia. Ci sono anche altre strade: il nucleare, che abbiamo a due passi, in Francia, e che produce tutta la corrente necessaria. O i termovalorizzatori per i rifiuti, che a Palermo, in Sicilia, non esistono nemmeno — e qui entriamo in un argomento Nord-Sud che è molto critico. Io sono un uomo del Sud, nato e cresciuto qui, e condivido tutto quello che fa il Nord, perché fa il suo lavoro. Ma lo Stato purtroppo ha un’attenzione privilegiata sul Nord: se volesse un confronto con me su questo, sarei disponibile in qualsiasi momento. Però entriamo in temi politici che non voglio affrontare: seguo la politica, ma sono apolitico per natura. E non sono iscritto a nessun partito».

