A- A+
Economia
Crisi Grecia, le origini: la folle spesa socialista degli anni 80

Da dove giunge e qual è l’origine della situazione che ha portato la Grecia sulle prime pagine dei giornali mondiali in queste ultime settimane? Da dove è cominciata quella rincorsa verso l’inefficienza economica, il debito, il deficit che hanno costretto il Paese a chiedere aiuto alla troika, con tutte le conseguenze che vediamo?

In realtà i guai greci, secondo quanto spiega Termometropolitico.it, non si sono originati con Angela Merkel, ma in un’epoca in cui la cancelliera tedesca era una giovane ricercatrice nella Germania Est, con un primo ministro erede di una celebre famiglia, i Kennedy dell’Egeo, i Papandreou. Andreas giunse alla vittoria elettorale nel 1981, occupando il posto di primo ministro come suo padre Georgios negli anni ’60 e come poi farà suo figlio nel 2009. Il partito che aveva fondato, il PASOK, partito socialista, era, a differenza degli altri partiti socialdemocratici europei, intriso anche di un profondo nazionalismo e populismo che vedeva come prioritaria una rivalsa della Grecia nei confronti del resto d’Europa di fronte alla quale il Paese era allora molto arretrato, una società contadina, che non aveva ancora conosciuto la modernità, men che meno quel welfare che tutto il mondo, e soprattutto il Sud dell’Europa, invidiava al Nord. Con la promessa di questo cambio radicale, di sradicare anche in Grecia la povertà assieme alla retorica nazionalista molto spesso anti-americana e anti-capitalista, la vittoria alle elezioni del 1981 fu facile.

Furono subito intraprese misure di imponente spesa pubblica: il salario minimo fu alzato del 40%, le pensioni minime, legate a questo salario di base, seguirono lo stesso trend, e l’aumento fu massimo nelle pensioni agricole, non legate ad un fondo contributivo; inoltre come in Italia fu allargato l’accesso a queste pensioni da coltivatori diretti anche alle donne con qualche legame con l’agricoltura. Ciò ebbe un enorme impatto su un Paese ancora molto agricolo. Fu creato un sistema sanitario nazionale nel 1983 sul modello di quello italiano del 1978, ma al contrario dell’Italia non furono aboliti i tanti fondi sanitari pre-esistenti, con conseguente moltiplicazione dei costi. Molti più medici furono assunti con grandi aumenti di salario.

Furono inoltre varati piani di assistenza diretta a varie categorie di cittadini, in particolare le donne. Dopo due anni – tra il 1985 e il 1987 – di moderazione, la quale fece calare dal 23% al 15% l’inflazione, l’esigenza di non perdere le elezioni del 1989 fece riprendere la spesa allegra. Il risultato come vediamo di seguito fu che la spesa primaria passò dal 24% al 43% del PIL, mentre le entrate salirono molto meno, dal 20% al 27%, visto che non fu fatto nulla per combattere l’evasione e l’elusione fiscale che anzi il sistema clientelare fomentò maggiormente.

grecia
 

Crisi Grecia, linee una rossa e una blu con i numeri che indicano entrate e uscite

Se consideriamo la spesa totale, inclusi gli interessi sul debito, si è passati dal 32,4% del PIL nel 1975 – il 12,3% in meno della media della Comunità Europea, secondo l’OCSE –  al 55,7% a fine anni ’80, ben l’8% in più della media. A causa dei tassi al 12% in media, lo Stato greco nel 1990 dedicava il 15% del PIL al pagamento degli interessi.

Non è difficile immaginare quindi come il debito sia decollato dal 22% del 1980 al 98% del 1990.

Grecia1

 
Crisi Grecia, linea blu con anni sotto che descrive l'aumento del debito

L’inflazione media rimase al 18% di media per tutti gli anni ’80, quando in Italia per esempio si era scesi già dal 1985 al 5-6%. Ma a quale scopo? Cosa ottenne il governo socialista con questa spesa? Il lato qualitativo è forse anche più importante di quello quantitativo.

Crisi Grecia: una storia di clientelismo e inefficienza: lo scopo era quello di portare la Grecia in Europa anche dal punto di vista del welfare, tuttavia il modello greco che dagli anni ’80 si è realizzato ha assunto delle caratteristiche che l’hanno reso simile, ma in peggio, a quello italiano; un welfare basato su trasferimenti diretti a categorie “protette” di lavoratori corteggiati dalla politica, come i dipendenti statali, con generosi aumenti di salario, o come i pensionati, basato sugli assegni di invalidità distribuiti a pioggia e spesso a chi non ne aveva diritto. E invece sono state ignorate, o quasi, le situazioni di vera marginalità, di povertà ed esclusione, come i disoccupati o le famiglie con disabili, ovvero tutto quel tipo di intervento – presente nel Nordeuropa – che non si basa solo su pensioni e salari, ma anche su una assistenza al reimpiego o all’occupazione per disoccupati di lungo periodo e chi non ha mai lavorato, invece assenti in Grecia.

Tags:
greciapasoktsipras

i più visti

casa, immobiliare
motori
Nuova Tiguan Allspace, aperti gli ordini del suv a sette posti

Nuova Tiguan Allspace, aperti gli ordini del suv a sette posti


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.