L'applicazione della riforma sulle pensioni ha "radicalmente modificato" il sistema e prodotto un "freno ai nuovi pensionamenti". Nell'ambito previdenziale si registrano 629.774 nuovi trattamenti, considerando anche le nuove pensioni ex Inpdap ed ex Enpals, con un calo complessivo del 7,4% rispetto al 2011. Il numero delle nuove prestazioni assistenziali (516.566) è invece salito del 21,8% rispetto all'anno precedente (+23,4% i trasferimenti agli invalidi civili). Le pensioni liquidate nel 2012 sono state complessivamente 1.146.340 (Il 55% pensioni previdenziali e il 45% prestazioni di natura assistenziale) con un aumento del 3,8% rispetto al 2011.

Diminuiscono i lavoratori domestici iscritti all'Inps: nel 2012 ammontavano a 686.880 con una riduzione di 12.077 unità rispetto al 2011 (-1,7%), con una riduzione più marcata per gli uomini (-6,7%) rispetto alle donne (-1,1%). Solo il 23,3% dei lavoratori domestici è italiano mentre il restante 76,7% è straniero. La componente italiana è cresciuta del 1,2% e quella straniera si è ridotta del 2,2%. Gli stranieri sono occupati prevalentemente nell'assistenza agli anziani e ai disabili; le donne rappresentano l'89,3% del totale. I lavoratori domestici sono concentrati per oltre il 51% nel nord, per quasi il 30% al centro e per la restante parte al sud.

 

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Economia
Buco/ L'Inps chiude il bilancio 2012 con un disavanzo complessivo di 9,8 miliardi, determinato per lo più dalla parte corrente. Secondo i dati contenuti nel bilancio sociale, il disavanzo del 2012 è stato determinato da un aumento delle uscite complessive di oltre 17 miliardi dovuto anche all'integrazione dell'ex-Inpdap, di cui circa 7 miliardi per prestazioni istituzionali, mentre le entrate sono aumentate di 6,7 miliardi, incremento quasi interamente determinato dall'aumento dei trasferimenti dello Stato (+ 9,7 miliardi)  e
dalla riduzione delle entrate da contributi (- 2,4 miliardi).

Il potere d'acquisto delle famiglie si è ridotto, dall'inizio della crisi (2008), di circa il 10%. Lo si legge nel bilancio sociale Inps, presentato oggi, secondo il quale solo tra il 2011 e il 2012 il calo è stato del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l'1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012). Sempre nel documento si legge che la spesa per gli ammortizzatori sociali nel 2012 è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi. L'Istituto sottolinea che la spesa principale è quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più rispetto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011.

Emorragia di dipendenti pubblici nel 2012. Nell'anno passato i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono calate di 4,78 miliardi (-8,2%).

Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arriva a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati.

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L'applicazione della riforma sulle pensioni ha "radicalmente modificato" il sistema e prodotto un "freno ai nuovi pensionamenti". Nell'ambito previdenziale si registrano 629.774 nuovi trattamenti, considerando anche le nuove pensioni ex Inpdap ed ex Enpals, con un calo complessivo del 7,4% rispetto al 2011. Il numero delle nuove prestazioni assistenziali (516.566) è invece salito del 21,8% rispetto all'anno precedente (+23,4% i trasferimenti agli invalidi civili). Le pensioni liquidate nel 2012 sono state complessivamente 1.146.340 (Il 55% pensioni previdenziali e il 45% prestazioni di natura assistenziale) con un aumento del 3,8% rispetto al 2011.

Diminuiscono i lavoratori domestici iscritti all'Inps: nel 2012 ammontavano a 686.880 con una riduzione di 12.077 unità rispetto al 2011 (-1,7%), con una riduzione più marcata per gli uomini (-6,7%) rispetto alle donne (-1,1%). Solo il 23,3% dei lavoratori domestici è italiano mentre il restante 76,7% è straniero. La componente italiana è cresciuta del 1,2% e quella straniera si è ridotta del 2,2%. Gli stranieri sono occupati prevalentemente nell'assistenza agli anziani e ai disabili; le donne rappresentano l'89,3% del totale. I lavoratori domestici sono concentrati per oltre il 51% nel nord, per quasi il 30% al centro e per la restante parte al sud.

 

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