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Economia
Carlo SangalliCarlo Sangalli

"La crisi sta cancellando la parte piu' vitale del nostro sistema produttivo: nel 2013, 26,6 miliardi in meno di Pil, 22,8 miliardi in meno di consumi, 249 mila chiusure della attivita' commerciali e dell'artigianato". Sono i dati forniti da Rete Imprese Italia in occasione dell'assemblea annuale.

"Tra il 2007 e il 2013 - sottolinea l'organizzazione delle imprese - il nostro paese avra' perso 121 miliardi di euro di Pil: un abisso e per tornare ai livelli pre crisi ci vorranno 10 anni, un arco temporale senza precedenti. Anche il confronto con la grande depressione degli anni '30 e' impietoso: in quel caso il livello di Pil pre crisi fu recuperato dopo 7 anni".

Non solo. "In assenza di una sensibile accelerazione della crescita, le imprese potrebbero trovarsi nella necessita' di operare tagli di occupazione compresi fra 400 e 650mila unita'". Ecco perché "si impone alle imprese - sottolinea la ricerca - un recupero di produttivita', senza il quale la crisi si tramuterebbe in una permanente perdita di competitivita'".

Gia' negli ultimi sei anni, secondo l'analisi Cer-Rete Imprese Italia, tra il 2007 e il 2013, la competitivita' italiana e' diminuita del 5,2% mentre quella tedesca, nello stesso periodo, e' aumentata di oltre il 6%. "L'elemento di massima criticita' - spiega l'indagine Cer-Rete Imprese Italia - sta ora diventando l'occupazione. Si contrappongono due spinte di segno opposto: da una parte le imprese, soprattutto quelle di piccola dimensione, che ritengono la recessione determinata da fattori esogeni e quindi, in attesa di un miglioramento del clima congiunturale, hanno cercato in ogni modo di preservare i posti di lavoro; dall'altra parte, l'esigenza di avviare processi di ristrutturazione ed efficientamento delle produzioni, che diviene piu' pressante al prolungarsi della crisi. Il 2012 - si legge nella ricerca - ha segnato il punto in cui la seconda forza ha preso il sopravvento sulla prima. Il tasso di disoccupazione ha infatti registrato lo scorso anno un aumento (2,3 punti) che e' il massimo del dopoguerra e sta ora avvicinando il livello di massimo storico del 12%".

E il presidente di Rete Imprese Italia, Carlo Sangalli, lancia un appello: "La luce in fondo al tunnel della crisi davvero non si vede ancora. Senza crescita e coesione l'Italia e' perduta". "Senza crescita - sottolinea Sangalli - non c'e' futuro: non c'e' occupazione e coesione sociale e territoriale, e non c'e' neppure risanamento strutturale della finanza pubblica. Ed e' altrettanto vero che non si puo' avere la crescita senza investimenti. Per questo, sarebbe giusto chiedere all'Europa di non inserire gli investimenti pubblici produttivi nel computo dei saldi di bilancio".

Prima cosa da fare e quella di disinnescare "la miccia del micidiale 'combinato maldisposto' fiscale dell'estate ormai alle porte: dell'ulteriore aumento dell'Iva, del debutto della Tares e del pagamento dell'Imu". Non solo, e' necessario fare subito il punto su esodati e rifinanziare la cassa integrazione in deroga. Sangalli quindi indica il fisco come la prima delle quattro priorita' del Manifesto dell'organizzazione (credito, semplificazione e lavoro le altre). "Si metta mano a un processo, realistico, ma determinato, di riduzione dei livelli record di pressione fiscale - sottolinea Sangalli nella sua relazione all'assemblea - bonificando la spesa pubblica senza timidezza alcuna, con l'avanzamento del processo di controllo, riqualificazione e riduzione; contrastando evasione ed elusione fiscale; e muovendo dalla riduzione del cuneo fiscale e contributivo sul costo del lavoro". In particolare, osserva Sangalli, "l'Imu va esclusa dagli immobili strumentali all'attivita' di impresa, estendendo subito anche a questi immobili la sospensione del versamento della rata di giugno ipotizzata per le abitazioni civili".

Secondo il presidente di Rete Imprese Italia le risorse possono essere trovate sul versante delle dismissioni di patrimonio pubblico. Sangalli propone di rivedere "le maglie troppo strette del patto di stabilita' interno" e di far leva "sui fondi comunitari" per liberare risorse per gli investimenti infrastrutturali. La seconda grande priorita' e' dare risposte sul fronte della difficolta' nell'accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese "con urgenti misure operative", assicurando "il tempestivo pagamento dei crediti delle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni". Rete Imprese ribadisce quindi la richiesta di un ampio ricorso al meccanismo delle compensazioni tra crediti certificati e tasse e contributi dovuti. Terza priorita' abbattere i costi della burocrazia e semplificare l'architettura istituzionale ed amministrativa di Stato, Regioni ed Enti locali. Quarto e ultimo "cruciale" punto: il lavoro. Si chiede di rivedere le norme sulla flessibilita' in entrata, di fare il punto sulla vicenda esodati e di rifinanziare la cassa integrazione in deroga.

La cronaca "racconta della crescita del disagio sociale e della vera e propria disperazione fino ai casi estremi dei suicidi di troppi imprenditori, lavoratori e pensionati: vittime della crisi e di un'ormai fragile coesione sociale; vittime di una solitudine che interroga la responsabilita' di ciascuno di noi". "Sia chiaro pero' - aggiunge Sangalli - che nulla giustifica il ricorso sciagurato alla violenza. Nulla giustifica quanto e' accaduto dinanzi a Palazzo Chigi. La guardia va mantenuta alta e, di certo, le parole fuor di misura non aiutano".

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