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Cucinelli batte i colossi del lusso. Usa e Cina i segreti di Brunello

Lo stile esclusivo di Brunello Cucinelli conquista consumatori e analisti, che però avvertono: attenti al dollaro. Boom del titolo in Borsa dopo la semestrale

Cucinelli batte i colossi del lusso. Usa e Cina i segreti di Brunello
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Cucinelli ha brillato oggi in Borsa (+6%) dopo i risultati in crescita. La società di abbigliamento di super lusso italiana ha chiuso il primo semestre dell’anno con un fatturato di 244,5 milioni, in crescita dell’11% su base annua
Cucinelli batte i colossi del lusso. Usa e Cina i segreti di Brunello

Cucinelli ha brillato oggi in Borsa (+6%) dopo i risultati in crescita. La società di abbigliamento di super lusso italiana ha chiuso il primo semestre dell’anno con un fatturato di 244,5 milioni, in crescita dell’11% su base annua, un Ebitda (margine opertivo lordo) di 41,6 milioni, cresciuto del 13,1% annuo su base omogenea, e con margine salito dal 16,7% al 17% dei ricavi. L’utile netto è a sua volta salito a 19,9 milioni, il 10,6% in più rispetto all’utile netto normalizzato del primo semestre 2016, con un’incidenza sui ricavi stabile all’8,1%, mentre l’indebitamento finanziario netto al 30 giugno era calato a 59,4 milioni contro i 79,7 milioni di un anno prima (ed è previsto in ulteriore calo a 35 milioni a fine anno).

Numeri che consentono al presidente e amministratore delegato Brunello Cucinelli di essere ottimista circa “un 2017 con una crescita a due cifre sia nel fatturato che nei profitti“, e di essere altrettanto positivo per il prossimo anno, che vista la buona accoglienza della nuova collezione invernale dovrebbe regalare una ulteriore “bella crescita a due cifre”. Non solo: i numeri di Cucinelli surclassano quelli di un concorrente francese come Hermes, i cui ricavi nei primi sei mesi dell’anno sono sì saliti a 1,36 miliardi, ma con un incremento di “solo” l’8,3% a valute costanti (in frenata rispetto al +11,2% del primo trimestre), mentre un altro concorrente transalpino, Chanel, ha appena reso noto un bilancio 2016 chiuso con un fatturato in calo da 6,24 a 5,67 miliardi di dollari (ma a cambi stabili e su basi ecquivalenti il giro d’affari è sostanzialmente stabile) e utili netti in discesa del 35% a 874 milioni che peraltro i fratelli Alain e Gérard Wertheimer, proprietari del marchio, sperano di tornare a veder crescere quest’anno.

Certo, Lvmh (che tra i tanti marchi ha in portafoglio anche gli italiani Fendi e Loro Piana), il cui giro d’affari è cresciuto del 15% a 19,7 miliardi di euro (la crescita organica è stata del 12%) e i profitti operativi del 23% a 3,64 miliardi, o Kering (cui fanno capo marchi come Yves Saint Laurent, Balenciaga, Bottega Veneta e Gucci) ha visto il fatturato sfiorare i 7,3 miliardi di euro, con aumento del 28,2% rispetto al primo semestre del 2016, e i profitti volare a 71,5 milioni (+160,5%) restano un altro pianeta.

Ma se si guarda ai fattori alla base dei risultati in particolare del gruppo guidato da Francois- Henri Pinault si nota che in buona misura dipendono proprio dai marchi italiani (Gucci ha visto le vendite aumentare del 45,4%) e dalla concentrazione degli sforzi sul mercato nord americano, europeo e asiatico. Guarda caso gli stessi fattori su cui punta Brunello Cucinelli: un “italian style” unico e in grado di conquistare gli amanti dell’ultralusso e la crescita sui mercati europeo, statunitense e cinese, ossia quelli con margini e i tassi di crescita più interessanti al mondo.

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La Cina, in particolare, secondo un rapporto realizzato da Bain e Fondazione Altagamma, dovrebbe tornare a veder correre i consumi di beni di lusso/moda, consentendo al comparto di chiudere l’anno con una crescita globale tra il 2% e il 4%. E proprio in Cina Brunello Cucinelli ha visto le vendite salire in questo primo semestre del 34,6% annuo a 18,4 milioni, contro il +9,3% (83,6 milioni di fatturato) del Nord America, il +9,9% in Europa (75,2 milioni) e il +6% in Italia (41,8 milioni). Per il futuro Brunello Cucinelli sembra intenzionato a puntare molto su internet come canale di vendita, consapevole che “la prossima maggiore sfida globale sarà cercare di umanizzare il web” a cui il gruppo intende approcciarsi come “un artigiano e umanista contemporaneo dotato di una visione globale”.

Più prosaicamente gli analisti di Equita Sim, che apprezzano la coerenza con cui si è sinora mosso il management del gruppo italiano e l’elevata visibilità dei risultati (ma anche la “consistente riduzione del debito netto”, aggiungono gli uomini di Banca Imi, che oggi hanno alzato a 23,5 euro il target price sul titolo), suggeriscono di stare attenti al dollaro debole, che potrebbe pesare sulla crescita del fatturato a fine anno, confermata a doppia cifra ma secondo gli esperti probabilmente è da attendersi attorno o poco sopra il 10%.

Così più che la reazione dei suoi concorrenti, francesi e non, Brunello Cucinelli dovrà dunque badare a gestire bene la copertura del cambio euro/dollaro, continuando al tempo stesso a sviluppare la sua presenza sia fisica (sono previste nuove aperture e riposizionamenti di boutique) sia digitale, in particolare con nuovi investimenti per valorizzare e difendere il marchio dai tentativi di imitazione. Un compito impegnativo ma non impossibile, tanto che anche gli esperti di Kepler Cheuvreux danno fiducia al gruppo italiano alzando il target price sul titolo da 22,5 a 23,8 euro per azione.

Luca Spoldi