Vasco, Fedez e Ultimo: la musica non basta più. Ecco dove fanno affari i big italiani
Per i grandi nomi della musica italiana, il successo non passa più soltanto da dischi, streaming e concerti. Dietro artisti come Vasco Rossi, Fedez e Ultimo ci sono società che gestiscono attività e patrimoni ben oltre il perimetro strettamente musicale. A mostrarlo sono i bilanci depositati alle Camere di Commercio, dai quali emerge come la diversificazione sia diventata una componente importante del business delle star italiane.
Milioni di ascolti e stadi pieni, infatti, non si traducono automaticamente in guadagni altrettanto elevati. Una parte consistente dei ricavi viene assorbita da intermediari, costi di produzione e organizzazione. Per questo, accanto alla carriera artistica, i big hanno costruito vere strutture societarie attraverso cui gestire e ampliare le proprie entrate.
Da Vasco a Fedez e Ultimo: le società dietro i big
Le strategie cambiano a seconda dell’artista. Vasco Rossi, attraverso Giamaica Srl, utilizza anche la liquidità generata dai tour per alimentare un patrimonio composto da terreni, immobili e investimenti finanziari.
Il sistema societario legato a Fedez si muove invece su diversi fronti, dalle produzioni televisive alla pubblicità, passando per le collaborazioni commerciali e il noleggio di automobili destinate al settore cinematografico.
Un’altra impostazione è quella di Ultimo Entertainment, che si distingue sul fronte degli utili netti attraverso una struttura contenuta e l’utilizzo degli strumenti fiscali a disposizione delle imprese, tra tax credit e agevolazioni per le assunzioni.
Tre modelli differenti che mostrano come le attività economiche dei grandi artisti possano estendersi molto oltre la pubblicazione di nuovi brani.
Streaming, quanto resta davvero all’artista
Uno dei motivi è legato proprio all’economia della musica digitale. Lo streaming ha cambiato radicalmente le modalità di ascolto, ma il valore attribuito a ogni singola riproduzione rimane molto basso.
Prendendo come riferimento una stima media di 0,0038 euro per riproduzione, un brano che raggiunge un milione di ascolti genera un valore lordo di circa 3.800 euro.
La somma, tuttavia, deve essere distribuita tra i diversi soggetti coinvolti. Secondo i calcoli considerati, etichette e distributori possono assorbire una quota compresa tra il 70 e l’80%, mentre all’artista può spettare una royalty intorno al 20%, a seconda del contratto sottoscritto.
Seguendo questa ipotesi, da un milione di ascolti il cantante arriverebbe a circa 760 euro lordi. Considerando successivamente management, costi e tassazione, la cifra finale stimata potrebbe ridursi fino a circa 456 euro netti.
Numeri che mostrano la distanza che può esistere tra il successo misurato attraverso le riproduzioni online e il ricavo effettivamente ottenuto dall’artista.
I costi dei grandi tour
Anche i concerti, nonostante rappresentino una componente fondamentale dell’attività dei cantanti, comportano spese considerevoli.
La realizzazione di un tour richiede infatti costi per trasporti, allestimenti, sicurezza e servizi tecnici. Per le produzioni più importanti, secondo le stime considerate, queste voci possono assorbire fino all’80% degli incassi ottenuti attraverso la vendita dei biglietti.
Anche per gli artisti capaci di riempire gli stadi, dunque, l’incasso complessivo di un concerto non corrisponde al guadagno che rimane alla fine dell’operazione.
Il modello delle star americane
La diversificazione delle attività non è una peculiarità italiana. Negli Stati Uniti il modello è consolidato da tempo e uno dei casi più noti è quello di Jay-Z, diventato il primo rapper miliardario grazie non soltanto alla propria carriera musicale, ma anche alle attività sviluppate in altri settori.
Il rapper americano ha infatti esteso i propri interessi allo champagne di lusso, alla tecnologia, agli immobili e alle agenzie di management, trasformando la notorietà costruita attraverso la musica in uno strumento per sviluppare altri business.
Una strada seguita, con modalità e dimensioni differenti, anche in Italia. La popolarità ottenuta attraverso una canzone può diventare il punto di partenza per sponsorizzazioni, sfruttamento dei diritti d’immagine, abbigliamento, cosmetica e investimenti societari.
È così che, accanto all’artista, assume sempre maggiore importanza l’imprenditore: la musica continua a generare pubblico e visibilità, mentre le società permettono di utilizzare quella notorietà anche in attività economiche differenti.


