All’estero chi occupa posti di potere si dimette se copia la tesi di dottorato o se paga la colf in nero. In Italia sono fallite importanti banche e i risparmiatori hanno perso 70 miliardi perché sono stati propinati loro titoli a rischio. Sembra che le due organizzazioni di vigilanza, guidate rispettivamente da Ignazio Visco e da Giuseppe Vegas, Bankitalia per le banche e Consob per i titoli, non abbiano sbagliato. La causa, non rimane che questa spiegazione, saranno stati la congiuntura o l’eccessivo ottimismo.
Il caso Banca Etruria, di cui fu vicepresidente Pier Luigi, il babbo della attuale sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, continua tuttora: è più di un anno che torna sulle prime pagine. Adesso sotto i riflettori è la Commissione presieduta da Pier Ferdinando Casini.
Boschi, che è stata ministra per le Riforme del Governo Renzi, con il quale ha condiviso la sconfitta del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che a sua volta ha portato alle dimissioni di Renzi e alla nascita del Governo Gentiloni, è giovane ma non fa un passo indietro in attesa che si faccia chiarezza definitiva. Il premier Paolo Gentiloni si augura che la vicenda non tenga banco.
Il Paese non sa più che cosa pensare, molti sperano nel Movimento 5 Stelle, anche perché non esistono più i partiti tradizionali (quelli che rimangono esprimono il lato peggiore: yes-man e apparato burocratico che garantisce il minimo sindacale di voti) e nascono movimenti come funghi (ultimo Liberi e uguali del presidente del Senato Pietro Grasso).
Secondo studi scientifici, il potere pregiudica uno specifico processo neuronale, il “mirroring”, o rispecchiamento, uno dei fondamenti dell’empatia. Così si spiega il “paradosso del potere”: una volta che lo si ha, si perdono quelle capacità che servono per conquistarlo e soprattutto per lasciarlo – anche provvisoriamente (niente di definitivo) – al momento opportuno.

