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Economia
De Benedetti innesca la bomba del debito. L'ingegnere mal consiglia Renzi

"Non lo voglio e non lo posso dire, ma sulla ristrutturazione del debito pubblico italiano ho una mia idea. Di cui parlerò con Renzi prossimamente. Abbiamo fissato un incontro". Sono parole uscite dalla bocca di Carlo De Benedetti, intervistato la scorsa settimana da Giovanni Minoli al festival della televisione di Dogliani, parole che sono passate un po' sottotraccia ma che stanno girando in rete e su cui Affaritaliani.it ha avuto dei feedback da molti elettori. La frase potrebbe avere un effetto dirompente sulla situazione italiana, europea e sulla storia della moneta unica se il presidente del Consiglio Matteo Renzi decidesse di ascoltare uno dei suoi maggiori sponsor all'interno del panorama del poteri forti italiani.

Incalzato da Minoli che voleva una piccola anticipazione, De Benedetti, al terzo tentativo dell'intervistatore, ha sganciato una bomba: "Gli Stati, nella storia, i debiti non li hanno mai pagati...". Parole dal potenziale esplosivo, su cui Minoli poi non ha continua a insistere. Avrebbe fatto meglio a farlo visto che parliamo del terzo debito pubblico più alto del mondo, uno dei maggiori pericoli per l'eurozona che nella seconda parte del 2011 ha rischiato di mandare in frantumi l'intera architettura dell'Unione Europea.

Detto questo, a parte il contenuto effettivo della sua proposta che l'Ingegnere illustrerà a breve al premier, se queste parole fossero arrivate sui mercati finanziari e se solo gli investitori avessero realmente preso in considerazione la possibilità che Renzi potesse in futuro ascoltare quello che alcuni vociferano essere il suo mentore nella giungla del potere tricolore, come minimo lo spread avrebbe avuto un'impennata al rialzo, tornando a tormentarci ogni giorno. Ve lo immaginate cosa vuol dire per un investitore sapere che il proprio debitore oberato,  fra le sue ipotesi, sta valutando anche quella di non onorare il titolo su cui ha messo i propri soldi?

Alla sola idea e senza neanche ascoltare gli altri dettagli, il fuggi-fuggi sui mercati sarebbe immediato. Con effetti destabilizzanti, proprio ora che il rendimento dei decennali è al minimo storico e lo spread è tornato sotto quota 150 punti base, ai livelli del maggio 2011. Prorpio grazie all'effetto credibilità innescato da Renzi e dalla riallocazione dei capitali da parte dei big player finanziari che hanno dismesso un po' di attività dai Paesi emergenti. Non ci sarebbero più Draghi che tenganoForse quella dell'Ingegnere, che non è persona inesperta, era soltanto una boutade. In caso contrario, speriamo che Renzi prenda le distanze da questa bizzarra proposta, faccia di testa sua e giunga a più miti consigli.

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debito pubblicorenzide benedetti
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