Accordo fatto nel governo sulla nota di aggiornamento al Def. In attesa del Consiglio dei ministri in calendario giovendì 27 settembre, secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, all’interno dell’esecutivo l’intesa è stata raggiunta sul rapporto deficit/Pil che dovrebbe attestarsi all’1,9%, ovvero qualche decimale di punto in più rispetto alle stime precedenti. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria avrebbe voluto fermarsi all’1,6% mentre il vicepremier Luigi Di Maio si sarebbe spinto oltre il 2% (considerando anche il 2,8 deciso in Francia dal presidente Macron per finanziare il mega-taglio delle tasse). La mediazione del premier Giuseppe Conte, d’accordo con Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, ha portato al livello intermedio dell’1,9%. Con questo numero fissato nel Def il governo recupererà 17 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti gli altri fondi che deriveranno soprattutto dalla pace fiscale e dalla spending review.
Il totale della manovra economica dovrebbe attestarsi intorno a 27-28 miliardi di euro. Per sterilizzare l’aumento dell’Iva servono 12-13 miliardi e quindi – spiegano fonti dell’esecutivo – per le altre misure care a M5S e Lega saranno a disposizione 14-16 miliardi. Le cifre ovviamente potranno cambiare fino all’ultimo minuto, ma al momento circa 8-9 miliardi dovrebbero andare per la riforma previdenziale (Legge Fornero) con l’introduzione della famosa quota 100 e l’aumento delle pensioni minime; intorno ai 4,5-5 miliardi servirebbero per finanziare il reddito di cittadinanza che potrebbe partire da marzo 2019; intorno ai 3 miliardi i fondi per la flat tax.
In particolare, sulla riduzione della pressione fiscale, si dovrebbe andare verso l’aliquota del 15% fino a un fatturato di 65mila euro annuali per Partite Iva, artigiani e piccole imprese e del 20% fino a quota 100mila euro, mentre ci sarà l’impegno di intervenire a favore delle famiglie e dei lavoratori dipendenti dal 2020. Si tratta di un compromesso che soddisfa sia i 5 Stelle sia la Lega e che consente al ministro Tria di andare a Bruxelles con un deficit/Pil comunque sotto il 2%. La speranza della maggioranza è che i mercati finanziari accolgano positivamente il Def, e quindi la Legge di Bilancio, senza alcuna febbre sullo spread.


