A- A+
Economia
Def/ Esclusivo: nel 2019 il debito-Pil scenderà al 120 per cento

Il Documento di Economia e Finanza 2015, che il governo vara venerdì 10 aprile in Consiglio dei Ministri, dopo la prima discussione di martedì, è formato da 144 pagine. Affaritaliani.it ha in mano il testo integrale del Def firmato dal premier Matteo Renzi e dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e nelle prossime ore lo pubblicherà in versione pdf.

Nella premessa si legge: "Per il 2015 si riscontra un incremento del PIL pari allo 0,7 per cento, che si porterebbe all’1,4 e all’1,5 per cento nel 2016 e 2017, rispettivamente". E ancora: "Vengono confermati gli obiettivi di indebitamento netto indicati lo scorso autunno per il triennio 2015-2017 – rispettivamente pari a 2,6, 1,8 e 0,8 per cento del PIL. Viene scongiurata l’attivazione delle clausole di salvaguardia per il 2016, che avrebbero prodotto aumenti del prelievo pari all’1,0 per cento del PIL".

Capitolo riforme strutturali. "Al fine di attivare in un’unica coordinata strategia interazioni positive con la politica di bilancio, il Governo sta realizzando un ampio programma di riforme strutturali, che si articola lungo tre direttrici fondamentali: i) l’innalzamento della produttività del sistema mediante la valorizzazione del capitale umano (Jobs Act, Buona Scuola); ii) la riduzione dei costi indiretti per le imprese connessi agli adempimenti burocratici e all’attività della Pubblica Amministrazione, mediante la semplificazione e la maggiore trasparenza delle burocrazie (riforma della Pubblica Amministrazione, interventi anti-corruzione, riforma fiscale); iii) la riduzione dei margini di incertezza dell'assetto giuridico per alcuni settori, sia dal punto di vista della disciplina generale, sia dal punto di vista degli strumenti che ne assicurano l'efficacia (nuova disciplina del licenziamento, riforma della giustizia civile). L’efficacia del programma risulta potenziata dagli interventi istituzionali volti a riformare la legge elettorale, differenziare le funzioni di Camera e Senato, accelerare il processo decisionale di approvazione delle leggi".

Capitolo investimenti. "Per sostenere il rilancio degli investimenti il Governo è intervenuto con il pacchetto Investment Compact, la cui attuazione è prevista nell’anno in corso. Nel dettaglio le norme sono volte a i) sostenere le imprese in temporanea difficoltà nel percorso di risanamento e consolidamento industriale; ii) accrescere le possibilità di finanziamento per l’internazionalizzazione delle imprese e le esportazioni; iii) incrementare i benefici a favore delle start-up, estendendoli alle PMI innovative; iv) aumentare gli sgravi fiscali per le attività di ricerca e sviluppo e per i brevetti; v) sviluppare i canali di finanziamento per le imprese alternativi al credito bancario; vi) ampliare le possibilità di accesso al fondo centrale di garanzia".

PRIMO CAPITOLO: QUADRO COMPLESSIVO E OBIETTIVI DI POLITICA ECONOMICA. "L’economia italiana è entrata in una fase di ripresa, contrassegnata in prospettiva da dinamiche abbastanza favorevoli del commercio estero e da una graduale stabilizzazione della domanda interna. Nel corso del 2015 la situazione del mercato del lavoro mostrerà dei primi segnali di miglioramento, anche per effetto delle agevolazioni fiscali e contributive introdotte dai provvedimenti adottati, con una riduzione graduale del tasso di disoccupazione negli anni successivi. Resta elevato, ancora per quest’anno, lo scostamento tra il prodotto interno lordo e il suo valore potenziale". E ancora: "Il Governo, pur potendo raggiungere il pareggio strutturale (MTO) già nel 2016, ritiene opportuno confermare l’obiettivo del Draft Budgetary Plan (DBP) conseguendo l’MTO nel 2017". [...] "Nel triennio 2015-2018 sono pertanto confermati gli obiettivi di indebitamento netto indicati nel DBP 2015, pari al 2,6 per cento del PIL nel 2015, 1,8 per cento nel 2016, 0,8 per cento nel 2017 e un saldo nullo nel 2018. Nel 2019 è atteso un surplus nominale pari allo 0,4 per cento del PIL". [...] "In base all’andamento programmatico, l’avanzo primario in termini nominali aumenterà progressivamente, raggiungendo il 4,0 per cento nel 2019, mentre il rapporto debito/PIL inizierà a ridursi a partire dal 2016, assicurando nel 2018 il pieno rispetto della regola del debito posta dal Patto di Stabilità e Crescita".

SECONDO CAPITOLO: QUADRO MACROECONOMICO. II.1 SCENARIO INTERNAZIONALE. "Le previsioni sulla crescita dell’economia globale per il 2015 indicano un aumento del prodotto del 3,6 per cento e un’espansione del commercio mondiale del 4,0 per cento. In dettaglio, la BCE per l’area dell’euro prospetta un aumento del PIL dell’1,5 per cento e una ulteriore lieve riduzione del tasso di disoccupazione (11,2 per cento). Negli Stati Uniti, la FED stima una crescita del PIL del 2,3-2,7 per cento, mentre in Giappone la Banca centrale prevede un incremento del 2,1 per cento. Nel 2016, il PIL dell’economia mondiale è atteso crescere al 4,1 per cento, con un aumento del commercio del 5,3 per cento". II.2 ECONOMIA ITALIANA. "I dati disponibili per il primo trimestre del 2015 indicano tendenze moderatamente favorevoli nel quadro economico, che sta beneficiando di diversi fattori quali il deprezzamento dell’euro e l’ampia flessione del prezzo del petrolio. A gennaio si è registrata una battuta d’arresto nella produzione e negli ordinativi industriali, ma su questi dati hanno probabilmente inciso fattori legati al calendario". [...] "Nella Nota di Aggiornamento del DEF si prospettava per il 2015 un tasso di crescita positivo del PIL pari allo 0,6 per cento. I segnali di ripresa congiunturale descritti nella precedente sezione sono rassicuranti, inducendo anzi un maggiore ottimismo. Per quanto il mutato quadro internazionale giustificherebbe un intervento più sostanziale (si veda il riquadro La revisione delle stime di crescita), in via prudenziale si rivede il tasso di crescita del 2015 di un solo decimo verso l’alto, portando il valore previsto a 0,7. Il più rapido miglioramento del ciclo economico nel corso dell’anno avrà riflessi positivi soprattutto sulla variazione del prodotto interno lordo del 2016; per tale anno la previsione di crescita si porta all’1,3 per cento (rispetto all’1 per cento previsto in ottobre)".

TERZO CAPITOLO: INDEBITAMENTO NETTO E DEBITO PUBBLICO. "Le stime a legislazione vigente indicano un progressivo ridimensionamento dell’indebitamento netto della PA, che da un deficit del 2,5 per cento del 2015 si porterà ad un surplus dello 0,9 nel 2019, per effetto sia dell’ulteriore graduale riduzione degli interessi passivi, sia del miglioramento atteso per l’avanzo primario. Gli interessi passivi sono attesi scendere dal 4,2 per cento del PIL del 2015 al 3,7 per cento a fine orizzonte previsivo. Le stime collocano l’avanzo primario in lieve miglioramento nel 2015 per 0,1 punti percentuali di PIL; dal 2016 -riflettendo una accelerazione nella dinamica di crescita- l’indicatore si porterà dal 2,8 per cento nel 2016 al 4,6 per cento nel 2019". [...] "Come riconosciuto dalla Commissione Europea, l’economia italiana ha attraversato una recessione tra le più profonde e prolungate della storia del Paese8. Dopo la forte contrazione verificatasi nel anni 2012 e 2013, l’economia italiana ha chiuso il 2014 con un’ulteriore contrazione del PIL, pari allo 0,4 per cento. Nel 2015, il prodotto tornerà a crescere (+0,7 per cento), sebbene in misura inferiore a quanto indicato nel Documento di Economia e Finanza 2014. Secondo il quadro macroeconomico programmatico indicato in questo Documento, il tasso di crescita del PIL tornerebbe sopra l’1,0 per cento a partire dal 2016". La programmazione di bilancio per i prossimi anni. "Nel triennio 2015-2018, sono confermati gli obiettivi di indebitamento netto indicati nel DBP per il 2015, pari al 2,6 per cento del PIL nel 2015, 1,8 per cento nel 2016, 0,8 per cento nel 2017 e un saldo nullo nel 2018. Nel 2019 è atteso un surplus nominale pari allo 0,4 per cento del PIL. Al contempo la programmazione di bilancio dei prossimi anni conferma l’impegno del Governo ad assicurare la convergenza verso il proprio Obiettivo di Medio Periodo nel 2017. Gli obiettivi programmatici di finanza pubblica sono inoltre coerenti con il rispetto della regola del debito nel 201615 con riferimento 2018". [...]. "La programmazione di finanza pubblica nel corso dei prossimi anni avrà il seguente impatto. Nel 2015, lo spazio di manovra rispetto all’indebitamento tendenziale di circa 0,1 punti percentuali di PIL, anche in considerazione del particolare contesto macroeconomico, sarà utilizzato per rafforzare l’attivazione delle riforme strutturali già avviate. Nell’anno sarà comunque garantita una variazione positiva del saldo strutturale rispetto al 2014, pari a circa 0,2 punti percentuali di PIL, supportata, nel biennio 2014-2015 da una riduzione media dell’aggregato di spesa pari a -0,6 per cento in termini reali. Tale profilo è da ritenersi coerente con lo sforzo fiscale richiesto dalla Commissione agli Stati Membri ad alto debito in presenza di condizioni economiche severe16". [...] "Al fine di garantire il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica basati sullo scenario macroeconomico della Nota di Aggiornamento del DEF 2014, il Governo aveva infatti previsto con la Legge di Stabilità per il 2015, l’aumento delle aliquote IVA e delle accise sugli oli minerali. Tali misure comportano un aumento atteso del gettito tributario di 12,8 miliardi nel 2016, 19,2 miliardi nel 2017 e 21,3 miliardi dal 2018. A questi incrementi si aggiungono le maggiori entrate previste in relazione alle clausole di salvaguardia poste ancora prima, con la Legge di Stabilità per il 2014, attraverso la variazione delle aliquote d'imposta e le riduzioni delle agevolazioni e detrazioni vigenti, per 3,3 miliardi nel 2016 e 6,3 miliardi dal 2017. Il miglioramento del quadro macroeconomico previsto nel DEF 2015 muta favorevolmente lo scenario di riferimento e consente di riconsiderare la dimensione delle misure correttive da adottare per rispettare gli impegni assunti in ambito europeo. Affinché le riforme strutturali, adottate e programmate, sviluppino a pieno i loro effetti è cruciale che nei prossimi anni la ripresa economica dopo diversi anni di recessione non venga ostacolata da misure restrittive. Il superamento delle clausole è, inoltre, pienamente in linea con la strategia di bilancio già avviata dal Governo nel 2014 di riduzione della tassazione, in particolare di quella sui redditi da lavoro e sui profitti d’impresa. Il percorso di avvicinamento all’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale proseguirà con ulteriori interventi di revisione della spesa pubblica e altri risparmi per complessivi 0,6 punti percentuali di PIL. Il sentiero di convergenza verso l’Obiettivo di Medio Periodo è quindi modulato in considerazione degli eventi eccezionali che hanno caratterizzato l’economia e dell’esigenza di garantire la necessaria gradualità per realizzare nel breve periodo ambiziose riforme strutturali. Il Governo rivede, infine, il piano di privatizzazioni già presentato nel DEF 2014 con proventi attesi pari a circa 1,7 per cento del PIL negli anni 2015-2018. Successivi interventi normativi, culminanti nella prossima Legge di Stabilità, renderanno operativo il percorso programmato".

I MARGINI DI FLESSIBILITÀ DEL BRACCIO PREVENTIVO DEL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA: LA CLAUSOLA DELLE RIFORME. "Il Governo intende avvalersi per il 2016 della flessibilità concessa nel caso di implementazione di significative riforme strutturali ai sensi dell’art.3 comma 4 della L.243/2012 e dell’articolo 5 comma 5 Regolamento Europeo 1466/97 richiedendo una deviazione dal percorso di convergenza verso l’Obiettivo di Medio Periodo pari a 0,4 per cento del PIL.
Nel Focus successivo si presentano le stime dell’impatto macroeconomico e di bilancio delle riforme strutturali più recenti. In questo scenario, in particolare, sono incluse soltanto le riforme del Governo, già rese pienamente operative a partire dal 2015 o ancora in corso di approvazione, che dovrebbero produrre i loro effetti prevalenti a partire dal 201623. Al proposito, si ricorda che nel Quadro Macroeconomico programmatico del presente documento le riforme strutturali sono stimate migliorare il tasso di crescita di 0.1 punti percentuali nel 2018 e 0.2 punti percentuali nel 2019".

DEBITO PUBBLICO. "Nei primi mesi del 2015 il Tesoro, coerentemente con un approccio volto a trarre beneficio dall’attuale contesto di mercato caratterizzato da un basso livello dei tassi anche sulle scadenze molto lunghe, ha emesso tramite operazioni di sindacazione due nuovi BTP sulle scadenze a 15 e 30 anni, che hanno avuto un ampio riscontro a livello internazionale, con una sensibile domanda da parte di investitori extra-europei".

EVOLUZIONE DEL RAPPORTO DEBITO/PIL. "Il profilo programmatico del rapporto del debito totale delle Pubbliche Amministrazioni rispetto al PIL prefigura per l’anno in corso un’ulteriore lieve incremento rispetto al dato di chiusura del 2014, per poi intraprendere un percorso di discesa continuo fino al 2019. In questo senso tale previsione conferma la conformazione del profilo debito/PIL già stimata con la Nota di Aggiornamento al DEF di settembre con il 2015 a rappresentare l’anno di conclusione della salita del rapporto debito/PIL. Per il 2015 la nuova stima programmatica del rapporto debito/PIL si attesta al 132,5, un dato solo in lieve aumento rispetto alla chiusura del 2014 (circa 0,4 punti percentuali in più). Questo valore va confrontato con il dato contenuto nelle tabelle aggiornate del Documento Programmatico di Bilancio (d’ora in poi DBP) per il 2015 pari a 133,1 per cento". [...] "Con il 2016, come già menzionato, prende avvio la fase di discesa, che prevede in questo primo anno una riduzione di 1,6 punti percentuali rispetto al 2015, leggermente più elevata di quella prevista nelle tabelle aggiornate del DPB per il 2015 (pari a 1,5 punti percentuali). Infatti, a fronte di stime complessive di crescita nominale per l’anno in questione sostanzialmente allineate, pari al 2,6. per cento, il miglioramento del fabbisogno di cassa per circa 0,45 punti percentuali è per quasi la metà annullato dalle minori entrate previste da privatizzazioni (per circa lo 0,2 per cento di PIL). D’altra parte, nell’anno è previsto un sensibile incremento dell’avanzo primario che va a superare per la prima volta l’effetto snow-ball, in riduzione ulteriore per effetto della ripresa della crescita nominale, determinando appunto la riduzione del rapporto debito/PIL. La discesa prosegue in modo solido nel 2017, arrivando al 127,4 per cento, con oltre 3,5 punti percentuali di PIL di riduzione. Mentre il miglioramento del fabbisogno di cassa di 0,2 punti percentuali viene neutralizzato da minori privatizzazioni per un importo analogo, il 2017 beneficia di una crescita nominale superiore (3,3 per cento contro il 3,1 per cento del DPB) e di un’ipotesi di modesta riduzione prevista delle giacenze di liquidità del MEF, per circa lo 0,17 per cento di PIL, per alleggerire il volume di titoli emesso sul mercato: l’insieme di questi fattori spiega la maggiore riduzione, per circa 0,4 punti percentuali, del rapporto debito/PIL tra il 2016 ed il 2017 rispetto al DPB. Nello stesso anno per la prima volta lo snow-ball diventa negativo, grazie ad una ripresa del calo del costo del debito, mentre l’avanzo primario continua a salire superando la soglia del 3 per cento. Nel 2018 la riduzione aumenta ulteriormente sino ad arrivare a circa 4 punti percentuali di PIL, con un rapporto che a fine anno dovrebbe attestarsi al 123,4 per cento. Rispetto al DBP la riduzione rispetto all’anno precedente è lievemente inferiore (nel DBP era di 4,1 punti percentuali di PIL): mentre vengono meno circa 0,4 punti di entrate da privatizzazioni, il fabbisogno di cassa continua ed essere più basso per circa 0,2 punti percentuali di PIL e anche nel 2018 viene prevista un’ipotesi di contenuta riduzione delle disponibilità liquide del MEF per circa lo 0,14 per cento40. Mentre l’avanzo primario continua a crescere, l’effetto snow-ball permane sul livello dell’anno precedente, dando quindi luogo ad una più marcata riduzione del rapporto debito/PIL se confrontato con l’anno precedente.
Nell’anno finale la serie raggiunge il 120 per cento, con una discesa di 3,4 punti percentuali. La divaricazione tra avanzo primario ed effetto snow-ball si allarga ulteriormente, ma è in parte compensata da un livello più elevato dello stock-flow adjustment che risente dell’ipotizzata assenza di ulteriori introiti da privatizzazioni e dell’impatto tornato significativo dell’aumento del tasso di inflazione sulla rivalutazione del debito attraverso i titoli indicizzati".

LA REGOLA DEL DEBITO E GLI ALTRI FATTORI RILEVANTI. "Nello scenario a legislazione vigente del DEF 2015, il rapporto debito/PIL è previsto ridursi passando da 132,4 per cento del 2016 fino a 123,7 per cento del 2018. Tuttavia, tale dinamica non è in linea con quanto richiesto dal benchmark della regola del debito, che nel 2018, nella sua configurazione forward looking, è pari a 123,1 per cento di PIL vale a dire sei decimi di punto al di sotto del rapporto debito/PIL previsto a legislazione vigente (Figura III.7). Per contro, gli obiettivi di finanza pubblica programmatici del DEF 2015 sono, da un lato, volti a fare un uso efficace della flessibilità concessa dal Patto di Stabilità in caso di attuazione di rilevanti riforme strutturali e, dall'altro, con il ritorno previsto nei prossimi anni a condizioni di crescita del PIL più “normali”, a ripristinare un sentiero di riduzione del debito compatibile con il benchmark risultante dalla regola. Pertanto, negli 2015-2018, il rapporto debito/PIL è previsto ridursi nello scenario programmatico in linea con quanto richiesto dal Benchmark Forward Looking garantendo il rispetto della regola già nel 2016 (Figura III.8). Infatti, nel 2018 la distanza tra il rapporto debito/PIL programmatico e il bechmark forward looking, pari entrambi a 123,4 per cento, sarebbe infatti annullata. Tale risultato è condizionato agli aggiustamenti fiscali programmati sull’avanzo primario e alla realizzazione degli introiti da privatizzazioni pari a 0,4 per cento di PIL nel 2015 e programmaticamente pari a 0,5 per cento di PIL nel 2016 e 2017 e 0,3 per cento del PIL nel 2018".

QUARTO CAPITOLO: SENSITIVITÀ E SOSTENIBILITÀ DELLE FINANZE PUBBLICHE. "Il livello dei tassi di interesse e dell’inflazione attesi per i prossimi anni ed il progressivo miglioramento dei saldi di cassa consentono un percorso di ulteriore riduzione in termini di PIL dell’aggregato spesa per interessi. Per l’anno in corso e per il 2016 tale rapporto dovrebbe attestarsi al 4,2 per cento, mentre negli anni successivi, grazie al rifinanziamento di quote crescenti di debito al nuovo regime di tassi, la discesa dovrebbe proseguire per attestarsi nel 2019 al 3,7 per cento del PIL. La forte riduzione del livello atteso medio dei tassi e l’andamento previsto dei saldi programmatici di cassa consentono, infatti, da un lato migliori condizioni di finanziamento e dall’altro un percorso di progressivo alleggerimento delle emissioni complessive di ogni anno, con beneficio sulla dinamica dello stock del debito e conseguentemente sugli interessi da esso derivanti. Analisi complessiva dei rischi fiscali a breve termine. La figura IV.5 mostra come il rischio fiscale complessivo di breve termine si sia ridotto considerevolmente dopo il picco nel 2012. Il miglioramento a partire dal 2013 ha interessato entrambe le sotto-componenti, ma in misura maggiore quella fiscale. I risultati per il 2014, sostanzialmente definitivi, confermano un rischio contenuto di crisi fiscale per l’anno in corso. Tuttavia, essendo le soglie ottimali comuni a tutti i paesi dell’Unione Europea sottoposti a sorveglianza multilaterale, questi valori possono solamente rappresentare un primo indicatore sulla sostenibilità di un paese a breve termine. L’analisi puntuale rispetto alle singole variabili che compongono l’indicatore S0 mostra che nel breve periodo potrebbero emergere alcuni elementi di criticità legati soprattutto all’elevato livello di debito pubblico (si veda a questo proposito la heat map presentata nella Tavola IV.1).

Simulazioni rispetto alle variabili demografiche. "L’invecchiamento della popolazione rappresenta uno degli aspetti più critici che l’Italia dovrà affrontare nel corso dei prossimi decenni. A questo riguardo, assume particolare importanza valutare adeguatamente il peso dei flussi migratori attesi nei prossimi decenni misurando il loro impatto sulle finanze pubbliche italiane. In linea con le ipotesi concordate in seno ad EPC-WGA e sulla base di uno scenario demografico elaborato ad hoc da Eurostat, l’esercizio ipotizza due scenari alternativi per il periodo 2020-2060: i) una diminuzione del 20 per cento del flusso netto medio annuo di immigrati rispetto all'ipotesi base; e ii) un aumento del 20 per cento. L’evoluzione del debito pubblico nei due scenari alternativi è confrontata con quella dello scenario di riferimento nella Figura IV.7. A parità di del saldo primario strutturale programmato dal Governo al 2019 e dato il livello del debito iniziale di partenza, le conseguenze sulla sostenibilità della finanza pubblica derivanti da una diminuzione del flusso migratorio del 20 per cento rispetto a quello ipotizzato nello scenario di base contribuirebbe a rallentare il rientro del rapporto debito/PIL sotto la soglia del 60 per cento entro l’orizzonte di previsione. Simulazioni rispetto alle variabili macroeconomiche. L’analisi di sensitività sulle variabili macroeconomiche mira a testare la robustezza delle proiezioni del rapporto debito/PIL rispetto a ipotesi alternative su dinamiche più o meno favorevoli della produttività del lavoro, del tasso di occupazione totale e del tasso di attività quest’ultimo con riferimento particolare ai lavoratori anziani. Relativamente alla produttività, l’esercizio di simulazione prevede due scenari alternativi in cui il tasso di crescita della produttività del lavoro sia permanentemente superiore/inferiore di 0,25 punti percentuali a partire dal 2025 rispetto allo scenario base. La convergenza al nuovo livello viene raggiunta in modo graduale nel corso del periodo 2020-2025. L’impatto sulla sostenibilità di una migliore (peggiore) dinamica della produttività risulta tuttavia trascurabile nel breve e medio periodo, ma su un orizzonte più lungo accelera (o rallenta) significativamente la riduzione del rapporto debito/PIL (Figura IV.8). In alternativa, si è ipotizzato un aumento/riduzione permanente del 20 per cento del tasso di variazione della Produttività totale dei fattori (TFP – Total Factor Productivity) rispetto al baseline, con una variazione graduale a partire dal 2035. In particolare, lo scenario con una TFP di lungo periodo più bassa è coerente con l’ipotesi di una perdita permanente di capacità produttiva causata dalla recente crisi economica. La figura seguente mostra che il rientro del rapporto debito/PIL sarebbe garantito anche in questo scenario pessimistico. Un altro scenario di simulazione assume che il tasso di occupazione, calcolato sulla popolazione 20-64, venga aumentato gradualmente di 2,0 punti percentuali attraverso una riduzione del tasso di disoccupazione rispetto all'ipotesi base. Sotto tale scenario, la dinamica del rapporto debito/PIL migliorerebbe solo marginalmente nei primi anni di simulazione e via via in modo più significativo nel lungo periodo (Figura IV.10). Considerando, invece, un aumento graduale del tasso di attività della popolazione di età compresa tra i 55 e i 74 anni fino a raggiungere un valore di 10 punti percentuali più elevato nel 2030 rispetto a quello relativo all'ipotesi di base, la curva del rapporto debito/PIL si sposterebbe sensibilmente verso il basso già a partire dal 2025 (Figura IV.10)".

Iscriviti alla newsletter
Tags:
defgovernopildebito
i più visti
in evidenza
La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia

Corporate - Il giornale delle imprese

La startup EdilGo guida la ripresa edile in Italia


casa, immobiliare
motori
Opel Astra Sports Tourer fa un salto nell’era elettrica e del design

Opel Astra Sports Tourer fa un salto nell’era elettrica e del design

Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.