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Demografia d’impresa e innovazione: Universitas Mercatorum presenta il Rapporto GEM sull’attivazione imprenditoriale

Rapporto GEM 2025-26: Italia al 30° posto globale. Tra burocrazia e gap di genere, l’impresa frena come ascensore sociale ma scommette su digitale e IA

Demografia d’impresa e innovazione: Universitas Mercatorum presenta il Rapporto GEM sull’attivazione imprenditoriale

L’impresa come ascensore sociale tra competenze e sfide digitali: presentato il Rapporto GEM Italia 2025-2026

Si è svolta oggi, presso la prestigiosa cornice degli Horti Sallustiani a Roma, la conferenza stampa di presentazione del Rapporto GEM (Global Entrepreneurship Monitor) Italia 2025-2026 “L’attivazione imprenditoriale in Italia”. L’incontro, intitolato “L’imprenditorialità per la crescita del Paese”, è stato promosso da Universitas Mercatorum – l’Università delle Camere di Commercio Italiane del Gruppo Multiversity – e ha offerto un profondo momento di confronto sullo stato della demografia d’impresa in Italia, analizzando i vincoli strutturali, le barriere culturali e le grandi sfide evolutive legate al capitale umano e alle nuove tecnologie.

Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione dei lavori, il dibattito è entrato nel vivo sotto la sapiente moderazione di Gaetano Fausto Esposito, Direttore generale del Centro Studi Tagliacarne, che ha guidato gli interventi dei numerosi relatori presenti. Attorno ai temi centrali del volume e ai dati macroeconomici si sono confrontati Marco Calabrò, Capo del Dipartimento per le Politiche per le Imprese del MIMIT; Francesco Durante, Amministratore Delegato di Multiversity; Inge Molinari, Presidente di Molinari Italia Spa; Matteo Musacci, imprenditore e Presidente dei Giovani di Confcommercio; Tiziana Pompei, Vicesegretario generale di Unioncamere; e, in collegamento video, Stefano Scarpetta, Capo Economista dell’OCSE. Le riflessioni conclusive sono state affidate a Fausta Bergamotto, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Il DNA di Universitas Mercatorum: lavoro e impresa al centro

Ad aprire l’evento sono stati i saluti del Magnifico Rettore di Universitas Mercatorum, Giovanni Cannata, che ha rivendicato con forza l’identità dell’ateneo, da sempre proiettato verso il sistema produttivo: “Il lavoro e l’impresa piena sono al centro del nostro impegno. La nostra università ha avuto questa vocazione sin dall’inizio, guardando all’impresa come allo sviluppo e al motore economico primario della società. Il nostro interesse scientifico e didattico è accompagnare l’impresa in tutto il suo ciclo vitale: farla nascere, curarla nel suo sviluppo e sostenerla nei momenti di crisi. Questo è il DNA di Mercatorum e dei suoi percorsi di studi, con una costante attenzione alle innovazioni tecnologiche che guidano il mercato”.

Il Rapporto GEM: l’Italia nel contesto globale e il blocco dell’ascensore sociale

La presentazione scientifica del Rapporto è stata affidata alla professoressa Alessandra Micozzi, coordinatrice scientifica del GEM Italia. L’indagine costituisce la più estesa rilevazione internazionale sull’imprenditorialità, avendo coinvolto nell’ultima edizione ben 48 paesi con oltre 100.000 interviste. I dati delineano uno scenario italiano caratterizzato da luci e ombre: l’Italia si posiziona al 30° posto su 48 Paesi per propensione imprenditoriale. Nonostante il TEA (Total Early-stage Entrepreneurial Activity) abbia raggiunto circa l’11% – il valore più elevato del periodo osservato, trainato soprattutto dall’imprenditorialità per opportunità –, il Paese sconta un calo strutturale nel lungo periodo. Dalle 400.000 nuove iscrizioni annue del 2010 si è scesi a circa 325.000 nell’ultimo biennio, con una forte contrazione nel comparto manifatturiero (da 21.000 a meno di 13.000 nuove iscrizioni).

Nel commentare questo orizzonte, il Segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ha offerto una chiave di lettura sociologica e strutturale di grandissimo impatto, definendo il fare impresa come il principale strumento di emancipazione economica: “Questo rapporto parla del fenomeno dell’impresa come strumento di ascensione sociale. In Italia l’ascensore sociale – ovvero la crescita per generazioni nell’accesso al benessere e alla ricchezza – si è fortemente rallentato, quasi azzerato del tutto, e il numero complessivo delle imprese si è ridotto notevolmente. La contrazione delle imprese è il sintomo di un dinamismo sociale che si sta spegnendo. Molti giovani oggi vanno via perché non trovano un lavoro soddisfacente o adeguate prospettive protette”.

Tripoli ha poi individuato due cause fondamentali di questo rallentamento. In primo luogo, il contesto globale fortemente instabile: “Viviamo in un contesto ‘liquido’, per usare un’espressione di Zygmunt Bauman, un mare mosso a livello economico, internazionale e di approvvigionamento, in cui le persone tendono logicamente a cercare la sicurezza nella propria posizione di lavoro. Come diceva un teorico americano, il coraggio non è l’assenza di paura, ma la vittoria sulla paura; e per vincere la paura serve un contesto favorevole. In secondo luogo, pesa l’istruzione: se un tempo le imprese nascevano dall’esperienza sul campo di operai specializzati in contesti più codificabili, oggi servono competenze e conoscenze avanzate. Il basso tasso di laureati in Italia non depone a favore della nascita di nuove aziende. Fa eccezione il settore High-Tech, dove si registra una forte vitalità, anche se il rapporto evidenzia come molte startup innovative rischino di chiudere dopo appena un anno: l’entusiasmo di una bella idea iniziale non basta se manca una conoscenza approfondita e strutturata della gestione aziendale.

Il fattore umano e la sfida dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso del dibattito, l’attenzione si è spostata sulla rivoluzione digitale. Intervenendo in videochiamata, il Capo Economista dell’OCSE, Stefano Scarpetta, ha posto l’accento sulla centralità strategica del capitale umano in questa fase di transizione: “Ciò che avrà un impatto decisivo sul mercato del lavoro è il processo di formazione, non solo iniziale per i giovani ma anche continua per chi è già occupato. La grande sfida è dare ai lavoratori le competenze digitali necessarie per lavorare ‘con’ l’Intelligenza Artificiale. Non abbiamo bisogno di formazioni noiose, bensì di percorsi mirati per un utilizzo efficace e collaborativo dell’IA. Guardo a questa tecnologia in modo positivo, ma serve una maggiore integrazione, linee guida chiare sul suo utilizzo e un lavoro sinergico e congiunto tra settore pubblico e privato per accompagnare l’ingresso dell’IA nelle imprese”.

L’imprenditorialità femminile: accesso al credito e reti di fiducia

Un focus imprescindibile è stato dedicato all’imprenditoria femminile da Tiziana Pompei, Vicesegretario generale di Unioncamere, che ha evidenziato come la percentuale di imprese guidate da donne sia in costante crescita dal 2017 a oggi, pur scontrandosi con un TEA dell’8% contro il 13% maschile: Il tema dell’accesso al credito è centrale per i giovani e soprattutto per le donne. Spesso il primo alleato di un’impresa femminile è la famiglia stessa, evidenziando un frequente ricorso all’autofinanziamento e alla propria rete di fiducia ristretta.

Dobbiamo cambiare radicalmente il rapporto che le donne hanno con il denaro. La paura del rischio nasce spesso dall’ignoranza, per questo lavoriamo intensamente sull’educazione finanziaria con progetti mirati.È necessario agire sia sul lato della domanda, formando le future imprenditrici, sia sul lato dell’offerta, strutturando servizi bancari e di consulenza realmente adatti alle piccole e medie imprese femminili”.

Le voci degli imprenditori: stabilità, competenze e passaggi generazionali

Dal punto di vista di chi fa impresa sul campo, Matteo Musacci (Giovani di Confcommercio) ha lanciato un messaggio chiaro alla politica, lodando la continuità amministrativa: Gli imprenditori non chiedono una vita più facile, ma una vita più semplice. Il grande merito di questo governo è la stabilità politica, che ci consente di avere interlocutori costanti nel tempo. Accanto a questo, c’è la questione delle competenze: sostenere le imprese significa prima di tutto sostenere e investire sulle competenze dei lavoratori, un dovere etico che spetta tanto agli imprenditori quanto allo Stato”.

Sul fronte della continuità del tessuto produttivo italiano è intervenuta anche Inge Molinari, Presidente di Molinari Italia Spa, che ha acceso i riflessioni sulla tutela del patrimonio aziendale nazionale: “Nel nostro Paese abbiamo un tesoro inestimabile fatto di medie e piccole aziende familiari. È fondamentale che vi sia un affiancamento, un ‘mentor’ istituzionale o strategico che aiuti queste realtà ad affrontare il delicatissimo momento del passaggio generazionale. Dobbiamo evitare che gli eredi siano costretti a vendere, perché ogni volta che un’azienda familiare italiana viene ceduta all’estero perdiamo un pezzo enorme del nostro patrimonio sociale, culturale ed economico”. Un’istanza perfettamente raccolta da Francesco Durante, AD di Multiversity, il quale ha ribadito l’obiettivo del gruppo di “fare sistema, creando infrastrutture educative e tecnologiche che fungano da fattore abilitante per l’innovazione dei prossimi anni”.

Riflessioni conclusive: la politica come facilitatrice di coraggio

I lavori sono stati conclusi dall’intervento del Sottosegretario di Stato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fausta Bergamotto, che ha sintetizzato lo spirito della giornata richiamando il concetto di corresponsabilità e comunità: “L’imprenditorialità non riguarda un solo ministero o una singola impresa: è un’opera corale. È un’alleanza profonda che deve stringersi tra istituzioni, mondo della formazione, ricerca, credito, famiglie e comunità locali. Nessuna impresa nasce da sola; le parole emerse oggi – fiducia, competenze, relazioni, capitali – descrivono una comunità che non deve scoraggiare, ma incoraggiare. Il Rapporto GEM ha il grande merito di misurare scientificamente questi fenomeni, e misurare significa poter fare meglio, leggendo il mondo con uno strumento prezioso.

Il compito della politica è esattamente questo: creare le condizioni di contesto affinché il coraggio individuale possa tradursi in impresa. Fare impresa è un atto di fede e di fiducia nel fatto che il lavoro e il rischio possano produrre risultati. Ma la fiducia non nasce nel vuoto: si costruisce con regole chiare, un accesso trasparente al credito e una Pubblica Amministrazione che non sia un labirinto burocratico, ma una porta aperta. Semplificare significa aiutare i territori a crescere, permettendo a chi ha un’idea di realizzarla senza essere scoraggiato da tempi d’attesa biblici per un’autorizzazione”.

In una società complessa e interconnessa, la sfida lanciata dagli Horti Sallustiani è chiara: la lotta al fallimento – inteso dal moderatore non come una colpa, bensì come il pregio e il valore di chi ha avuto l’ardire di tentare – si vince solo trasformando il rischio individuale in un valore collettivo protetto e valorizzato dal sistema Paese.

Intervista a Giovanni Cannata (Magnifico Rettore di Universitas Mercatorum): Tra sofferenza burocratica e divario Nord-Sud nel fare impresa

Intervista a Giuseppe Tripoli (Segretario Generale di Unioncamere): Perché oggi è difficile fare impresa in Italia

Intervista a Fausta Bergamotto (Sottosegretario di Stato al MIMIT): Il ruolo delle istituzioni tra burocrazia e opportunità

Intervista a Francesco Durante (AD di Multiversity): Il capitale umano come motore dell’impresa

Intervista a Alessandra Micozzi (Coordinatrice Scientifica GEM Italia): L’imprenditorialità femminile

Intervista a Gaetano Fausto Esposito (Direttore Generale Centro Studi Tagliacarne): Il futuro del tessuto produttivo italiano

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