“La manovra non è la scusa per uscire dall’Europa o dall’euro come hanno pensato diversi analisti”. Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio nel corso de L’intervista di Maria Latella su Sky. “Ieri ho visto diversi analisti non c’entrare l’obiettivo – ha detto – pensando che adesso si voglia usare la scusa della manovra per per uscire dall’Europa o per uscire dall’euro o per combattere l’occidente. Tutte sciocchezze”.
Quanto alle reazioni dei mercati alla nota d’aggiornamento, il ministro dello Sviluppo economico le ha definite “normali”. “Noi – ha aggiunto – abbiamo fatto la ‘manovra del popolo’ che per la prima volta ricostituisce diritti sociali distrutti. Lo spread, anche se è salito, poi a fine giornata è sceso. Sono tranquillo”.
Il ministro per lo Sviluppo economico ha spiegato che poi che “il 2,4% deficit/Pil non è una sfida alla Ue: io non sono per andare allo scontro con la Ue, ce la faremo. Il 2.4 è un numero magico per i giovani e per chi deve andare in pensione. Quel po’ di debito che facciamo in più lo ripagheremo nei prossimi anni con la crescita”, ha aggiunto il vicepremier.
Di Maio ha smentito poi i contrasti con il ministro dell’Economia Giovanni Tria, contrasti che avrebbero spinto l’economista della Sapenza vicino alle dimissioni, fermate solo dall’intervento del Presidente della Repubblica Sergio mattarella. “Noi lo difendiamo, Tria deve restare al ministero dell’Economia. Si è descritta una situazione non vera”, ha detto il ministro pentastellato. “Non so – ha anche aggiunto – se il presidente Mattarella sia intervenuto per chiedere a Tria di rimanere. Ma anche noi lo difendiamo”.
Quanto ai funzionari del Mef, il vicepremier ha ribadito: “Quando c’è un governo eletto dal popolo, questo dà input politici e i funzionari eseguono, ovviamente nelle regole”. E sul ragioniere generale Daniele Franco, Di Maio conclude: “L’ho visto un sola volta. Non posso dire se mi fido o non mi fido. Ma al Mef ho trovato trabocchetti e insidie di chi invece di fare il proprio dovere, faceva gli interessi dei vecchi partiti”.


